La Serie A degli anni ’80 raccontata dai media

Copertina

In occasione dell’uscita  del libro Atlante illustrato del calcio ’80, a cura di Massimo Coppola e Alberto Piccinini (Isbn, 320 pagine, 9,90 euro, in vendita anche in edicola) pubblico una serie di articoli a puntate in ricordo di quegli anni.

(Seconda parte)
Il campionato 1985/86 raccontato dai media. Dal 1959 Tutto il calcio minuto per minuto accompagna i pomeriggi degli sportivi italiani. La trasmissione radiofonica è condotta per il 26° anno consecutivo da Roberto Bortoluzzi, i radiocronisti più noti sono Enrico Ameri (prima voce), Sandro Ciotti (seconda voce), Alfredo Provenzali, Claudio Ferretti, Carlo Nesti, Riccardo Cucchi, Bruno Gentili, Livio Forma.  90° minuto è una celebre trasmissione televisiva della RAI che trasmette una breve sintesi delle partite della giornata. Conduce in studio Paolo Valenti, orario alle 18.20, offre la prima visione delle partite domenicali. Negli anni settanta è arrivata ad avere venti milioni di telespettatori incollati al teleschermo diventando non solo un appuntamento fisso della domenica ma un vero e proprio fenomeno di costume. I suoi corrispondenti storici diventano dei totem, con il loro accento locale, collegati dagli studi delle sedi RAI regionali, commentano le azioni salienti della partita col piglio degli appassionati comuni. All’ora di cena Domenica Sprint condotta da Bruno Pizzul, programma televisivo in cui si commentano le sintesi delle partite. Alle 21.45 la Domenica Sportiva, condotta da Stagno, Pigna, De Zan e Cannuli, offre analisi più approfondite e servizi sulle partite arricchiti da interviste agli addetti ai lavori, anedottistica e curiosità varie. Pezzo clou la moviola di Carlo Sassi.
La carta stampata vanta Giorgio Tosatti, Candido Cannavò, Italo Cucci, Gianni Mura. Il più famoso di tutti però è Gianni Brera, il giornalista scrittore che ha ammaliato milioni di lettori, apostrofato decine  e decine di giocatori, soprannominato per primo Silvio Berlusconi come Cavaliere. Veterano del giornalismo sportivo nella sua carriera ha introdotto diversi neologismi tuttora utilizzati in ambito sportivo e non. Tra i più noti contropiede, intramontabile, uccellare, incornare, centrocampista, pretattica, melina, goleador, goleada, disimpegnare, rifinitura, cursore, libero, eupalla. Tra gli altri ha coniato anche il toponimo Padania. E’ stato il teorico del gioco all’italiana, del catenaccio, così come Viani e Rocco ne sono stati gli sperimentatori. Anche i grandi toppano però. All’esordio della trasferta spagnola dichiarò che se l’Italia fosse diventata campione del mondo avrebbe percorso a piedi la distanza tra la sua casa milanese ed un santuario di devozione mariana lombarda; un mese dopo il trionfo del Santiago Bernabeu si fece fotografare in abito penitenziale e scalzo mentre saliva il sagrato del santuario. Nel corso degli anni sessanta lo rese celebre la polemica su Rivera. Brera soprannominò Rivera “abatino” e osteggiò apertamente in molte occasioni l’impiego del giocatore nella nazionale italiana, pur riconoscendone la grande intelligenza calcistica e personale. Nonostante i successi nazionali e, ancor di più, internazionali del Milan di quel periodo, la polemica col fuoriclasse rossonero non si sopì mai, entrando nell’immaginario collettivo italiano. Brera e Rivera comunque si rispettavano molto a vicenda e dopo la morte di Brera, Rivera fu tra i fondatori dell’Associazione Amici di Gianni Brera, oggi Simposio Gianni Brera. Negli anni ’80 i suoi bersagli prediletti sono l’interista Beccalossi e il fiorentino Antognoni. Nell’esperienza al Giorno il giornalista lombardo ha messo a punto il suo stile e il suo linguaggio. Mentre l’italiano comune oscillava ancora tra un linguaggio formale e l’emarginazione dialettale (dieci anni prima degli interventi di Pasolini e don Milani), Gianni Brera si serviva di tutte le risorse della lingua, allontanandosi al tempo stesso dai modelli paludati e dalle forme più banalmente usuali, e ricorrendo in più a una straordinaria inventiva, inventò dal nulla miriadi di neologismi. Tale era la sua fantasiosa prosa che è rimasta famosa la dichiarazione di Umberto Eco, che definì Brera come un «Gadda spiegato al popolo».

 

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