L’atlante del calcio degli anni 80. Terza puntata

Copertina

E’ stato pubblicato un libro molto divertente: Atlante illustrato del calcio ’80, a cura di Massimo Coppola e Alberto Piccinini (Isbn, 320 pagine, 9,90 euro, in vendita anche in edicola).
Ma come era questa Italia degli anni ’80 calcistica e non? Dopo la prima e la seconda ecco la terza puntata di un viaggio nel pieno di quegli anni, campionato di Serie A 1985/86.

 (Terza parte)
Il girone di andata.La prima puntata Tutto il calcio minuto per minuto apre così «Gentili ascoltatori buongiorno da Roberto Bortoluzzi e ben trovati tutti. Desideriamo soltanto dire che la trasmissione anche quest’anno, il ventiseiesimo, conserva, almeno inizialmente e in linea di massima, la sua impostazione tecnico giornalistica. Sentiamo dunque come sono terminati i primi quarantacinque minuti di gioco, vai pure Enrico Ameri, via Verona», «Benissimo. Subito il debutto del Lecce in serie A che avviene sul campo di Verona. I Campioni d’Italia sono andati in vantaggio al 24° con Elkjær, un primo tempo sostanzialmente equilibrato, uno a zero per il Verona linea a Sandro Ciotti», «Grazie Enrico, zero a zero tra Fiorentina e Sampdoria a te Provenzali». La domenica termina con il pareggio casalingo  del Verona con il debuttante Lecce e del Torino a Udine, le vittorie della Juventus contro Avellino, dell’Inter sul Pisa  e della Fiorentina sulla Sampdoria in casa e quelle di Roma a Bergamo e Milan a Bari. Una prima giornata sostanzialmente in linea con i pronostici.
Le prime otto giornate sono senza storia, la Juventus vince tutte le partite, alla seconda 1-0 a Como, poi 3-1 al Pisa, 1-0 a Verona, 2-0 all’Atalanta, 2-1 nel derby in trasferta con il Torino, 4-0 al Bari, 2-1 a Udine. Sedici punti in tutto, a seguire Inter con 12, Milan 11, Napoli 10, Fiorentina, Roma e Sampdoria 9, Torino e Verona 8. Il vuoto.La nona di campionato presenta un duello memorabile al San Paolo di Napoli. A Fuorigrotta arriva la Juventus capolista. L’estro e la tecnica sudamericana di Diego Armando Maradona, l’eleganza e la geometria europea di Michel Platini. Il primo è alla seconda stagione al Napoli ed è già considerato il più forte giocatore al mondo. Deve suffragare il tutto con le vittorie del suo Napoli e, nel prossimo mondiale messicano, della sua Argentina. A ventisei anni ha vinto un campionato argentino con il Boca, una Coppa di Spagna e una Coppa di Liga con il Barcellona. Troppo poco per il suo genio. Il francese, invece, è all’apice della carriera, due palloni d’oro consecutivi (‘83-‘84) in attesa di vincere il terzo, campione d’Europa per nazioni con la Francia e campione d’Europa per club con la Juventus, tre volte consecutive  capocannoniere della serie A (‘83-‘84-‘85), vincitore Coppa delle Coppe ‘84 e Supercoppa Europea ’84. Capitano della nazionale francese. La partita simboleggia la pretesa di passaggio di consegne della scena europea e mondiale da parte del fuoriclasse di Lanus. Il Napoli, partita dopo partita, con la determinazione del suo capitano, il suo talento, il suo essere leader dentro e fuori del campo, diventa una squadra forte, unita, pronta per sfide importanti come questa. La vigilia è caratterizzata dalla forte pioggia che si abbatte su Napoli e dintorni, il terreno del San Paolo è molto pesante a discapito di giocatori tecnici come i due numeri dieci. Galeazzi li intervista poco prima di entrare in campo per la Domenica Sportiva e chiede a Platini se conosce il maschio angioino, il francese risponde «Diego». All’argentino domanda «Buongiorno Diego. Platini ha detto che il maschio angioino, la fortezza di Napoli, è Maradona. Per lei Platini che cosa è?», Maradona risponde «Lui è un fortissimo calciatore, è praticamente tutta la Juve.». Schermaglie.
La partita vera si gioca tra le panchine. Ottavio Bianchi riesce a imbrigliare il gioco juventino, in particolare Platini, fermato prima da Bagni e poi da Celestini. Per i bianconeri pesa l’assenza del centrocampista Manfredonia. Nel primo tempo si registra la doppia espulsione Brio per la Juve e Bagni per il Napoli. Dopo i primi 45’ il risultato è 0-0. La sensazione è che il Napoli se non vince questa volta non vincerà mai più. Anche nella ripresa i partenopei corrono di più e i bianconeri si affidano solo al contropiede. Cresce la squadra azzurra fino a quando l’arbitro fischia in suo favore una punizione a due in area juventina. Maradona parlotta con l’arbitro per uno-due minuti, per fargli notare che la barriera era a soli cinque metri, troppo vicina. Dopo un po’ Maradona dice al compagno che gli deve toccare la palla «Vabbé tiro lo stesso. Tanto gli faccio gol comunque». L’argentino calcia e la palla passa appena sopra la barriera per infilzarsi all’incrocio alla sinistra di Tacconi, battuto imparabilmente. Una rete memorabile, un gol storico. Da quando c’è Maradona tutti i sogni sono realizzabili, anche quello di battere l’invincibile Juventus. Questo risultato significa credere che il Napoli, magari non in questo campionato ma nei prossimi, può lottare per lo scudetto, può vincere le partite più difficili. Questa è la gara della consapevolezza, per il presente e soprattutto per il futuro.
La delusione bianconera è attenuata dalla sconfitta della più diretta inseguitrice, l’Inter, che perde a Firenze. Vincono invece Torino, Milan e Roma. Le ultime partite del girone di andata vedono la Juve ottenere quattro vittorie (Roma, Fiorentina, Sampdoria e Lecce) e due pareggi a Milano contro Inter prima e Milan poi. Per l’Inter quattro pareggi, una vittoria, una sconfitta. L’8 dicembre la Juventus diventa campione del mondo per club, vincendo la sfida intercontinentale con l’Argentinos Junior ai rigori, diventando così il primo club al mondo ad aver vinto tutti i titoli ufficiali a livello internazionale. Classifica a fine andata Juventus 26, Napoli 20, Inter, Roma 18, Milan, Fiorentina 17, Sampdoria, Torino, Verona 16.

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