Viaggio sulla Carlo Felice il giorno della morte di Steve Jobs

Steve Jobs negli anni ’80

Su Twitter, dalle 9.27 alle 9.30, decine di annunci e commiati celebri per Steve Jobs (fonte http://www.corriere.it). L’amministratore delegato di Twitter, Dick Costolo: «Una volta ogni tanto, arriva qualcuno che non solo alza il livello, ma crea interamente un nuovo standard di misurazione». Arnold Schwarzenegger «Steve ha vissuto ogni giorno della sua vita il sogno californiano, ha cambiato il mondo e ispirato tutti noi», il presidente russo Dmitrij Medvedev «Persone come Steve Jobs cambiano il nostro mondo, le mie sincere condoglianze ai suoi cari e a tutti quelli che hanno ammirato il suo intelletto e il suo talento». Ma la gente comune cosa ne sa di Steve Jobs?

Lungo la Carlo Felice, strada che collega Cagliari e Sassari, in direzione sud, a metà di un caldo pomeriggio, sosto ad una stazione di servizio entro al bar e ordino un caffè.  Al bancone alla solita ragazza sorridente dico «Oggi è una brutta giornata è morto Steve Jobs»«Steve chi?»«Steve Jobs, l’inventore dell’iPOD»«Ah si, lo hanno detto alla radio prima. Ma non ce l’ho presente però, non l’ho mai visto in televisione». Bevuto il caffè piombo sull’edicola per acquistare un quotidiano e di lato alla cassa noto un tavolo con esposti 10 libri uguali intitolati Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro, editore Hoepli, con tanto di striscia di carta con su scritto 75.000 copie vendute. «Accidenti che tempismo» penso tra me e me. Sfogo la mia  curiosità e mentre pago chiedo «Quante copie di questo libro avete venduto oggi?» «Una cinquantina, sono rimaste solo queste» risponde la tipa «Sono arrivati oggi i libri?» domando «No, no, sono qui da giorni ma ne avevamo esposto pochi. Oggi ci hanno chiamato per dirci di esporne il più possibile». Riprendo il viaggio e dopo una cinquantina di chilometri mi fermo ad un’altra stazione di servizio, questa volta per rifornire. «Buonasera, quanto?»«Salve, cinquanta». Il giovane benzinaio mette gasolio con l’iPOD nel taschino della tuta, mi rivolgo lui «Ha visto? E’ morto il signore che ha inventato quell’aggeggio» e gli indico l’iPOD. «Boh non so nulla io. Ognuno pensa ai suoi di morti, ne è morta di gente in paese. E’ morto l’inventore dell’iPOD? Eh già ne ha fatto allora soldi già». Impietrito, pago e riparto. Ascolto la radio e cado su una trasmissione con ospite il filosofo Maurizio Ferraris che parla della geniale creatività di Jobs e di come sia riuscito a raffigurare meglio di tutti il connubio mente e materia, ad avvicinare la nostra coscienza a diventare come un software. Il filosofo del millimetro. Giunto a Cagliari mi reco in un ufficio pubblico. Il funzionario che ho di fronte mi pare colto da abbiocco e per rompere il ghiaccio faccio la solita ripetitiva affermazione «Questa morte di Steve Jobs mi ha proprio messo di malumore!»«Chi quello della Microsoft?»«Veramente è della Apple»«Eh va beh è la stessa cosa, sempre ricchi sono e noi poveri».  Basta, discorso chiuso. Non sono riuscito a condividere questo lutto con nessuno. In Rete c’è un bombardamento travolgente ma le strade e i luoghi di lavoro sembrano lontanissimi dalla morte di Steve Jobs. Possibile che si tratti semplicemente del primo funerale digitale della storia? Mi sa che la gente comune si è ricordata  più facilmente la morte di Lady Diana, che non ha inventato nulla, non è stata un genio, ma era il simbolo della sconfitta e del sapersi riprendere dalle scoppole. Un po’ come la vita delle persone comuni, no? Eppure la radio, la televisione e sopratutto internet hanno amplificato l’elaborazione di questo lutto. Eppure anche Jobs ha perso battaglie importanti come quando è stato cacciato dalla Apple. Forse sbaglio io e molto più semplicemente la potenza della Rete, per chi la segue e ne è coinvolto,  è più forte della possibilità di percepire ed avvertire i bisogni autentici e reali. C’è l’addio a Jobs, cioè il mondo riflette su quest’u0mo che ha lavorato sulla velocità, ubiquità, immaterialità dell’informazione, della musica e delle immagini, sulla possibilità di portarle con se e di averle sempre a portata di mano.  Di fronte a tutto ciò persone ammaudinadas (incantate e confuse) sanno solo dire, nel migliore dei casi, che è morto un ricco. E poi magari sono gli stessi che votano il ricco per antonomasia, Berlusconi. Il simbolo del sogno dei furbetti del quartierino ma antitesi dei sogni cui Jobs ha sempre pensato e poi trasformato in realtà. «Ecco a voi il Macintosh» disse Steve Jobs nel 1984 «Un’invenzione follemente grandiosa».  Tifare per Jobs o Gates non era mica degradante come tifare per Berlusconi o per D’Alema. Per celebrare la morte di un genio Berlusconi ha pensato bene di fare una proposta geniale: trasformare il “PDL” nel “Partito della Gnocca”. Think different!

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