La stampa sarda partecipa al funerale digitale di Steve Jobs. Bravo Alessandro Aresu

Per partecipare al funerale digitale di Steve Jobs i giornali sardi hanno scomodato imprenditori, artisti, scrittori e opinionisti di varia estrazione. Sardegna24 e La Nuova Sardegna hanno svegliato Renato Soru dal suo letargo mediatico. Secondo il business man di Sanluri Steve Jobs è paragonabile a Leonardo Da Vinci sia per il pionierismo del suo lavoro sia per la capacità di unire la scienza alla tecnologia e all’arte. L’Unione Sarda offre l’editoriale al fidato Naitza per il quale Jobs ci ha regalato «il dito michelangiolesco che nel “Giudizio universale” genera l’uomo». Sulla Nuova Sardegna Paolo Fresu afferma che «Il Mac ha dato fantasia alla libertà» e si professa da sempre fan della Apple. Sempre sul giornale targato espresso l’imprenditore Maurizio Raimondi racconta la vicenda dell’applicazione iSmeralda da lui creata per l’iPhone: bastano un paio di clic per conoscere l’offerta turistica in Gallura e ad Olbia. In 18 mesi 27mila fruitori di cui 4 mila vivono all’estero. Il commento più interessante mi pare quello di Alessandro Aresu, ancora sulla Nuova Sardegna, dal titolo “Una curiosa saggezza”. Dopo aver elencato e incorniciato i geni della tecnologia informatica degli ultimi 30 anni scrive che in queste vite di successo il dolore sembra assente e il male lontano dalla Silicon Valley. In realtà il dolore e la sconfitta fanno parte della vita di tutti, anche dei geni. Steve Jobs è diventato un icona per quelle «discese ardite e risalite» che ha incarnato con la sua stessa vita. Secondo il filosofo cagliaritano le sue cadute gli hanno insegnato una “curiosa saggezza”, una filosofia del limite che porta a rilanciare e accelerare davanti alle difficoltà.

Buone le pagine della Nuova Sardegna, questa volta in pieno stile gruppo Espresso. Didascaliche quelle di Sardegna24 (mi aspettavo che scrivessero un pezzo Soriga o Fois) e l’Unione Sarda (sarebbe buono ingaggiare qualche opinionista giovane).

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2 pensieri su “La stampa sarda partecipa al funerale digitale di Steve Jobs. Bravo Alessandro Aresu

  1. bud fox

    Spero di poter dire che della morte di Jobs non mi interessa. Umana pietà, naturalmente. Come per qualsiasi uomo che scompare prematuramente a causa di un male incurabile. Nulla più.
    Chi straparla di Jobs come del Leonardo dei nostri tempi, semplicemente dimostra la miseria dei nostri tempi. Jobs, non ha cambiato nulla a questo mondo.
    Qualcuno si ricorda chi ha inventato la pennicellina? No?
    Allora fate una cosa, se avete un’infezione, mettetevi il nostro i-pod e ascoltate un pò di musica….

    PS
    Al di là delle provocazioni, non vi pare che si stia costruendo un’altra religione? Quella del businessman assurto addirittura agli altari. Venerato.
    Tanto meglio se il nuovo santo è di nazionalità americana. Serve a rinverdire nelle menti dei boccaloni il mito degli USA come terra delle opportunità, dei sogni che si realizzano.
    Serve a far dimenticare un impero sanguinario, un impero in via di disfacimento sotto i colpi della crisi finanziaria, un impero dove 40 milioni di persone mangiano grazie ai buoni pasto (stamp food) del governo, un impero dove 100milioni di persone non hanno copertura sanitaria. E noi, ancora a prendere miti dall’hard discount di terza categoria chiamato Hollywood. E noi, qui, a pensare: “Haaa, se andassi in america…avrei finalmente la mia opportunità”.

  2. Fermo restando l’iniquità del sistema USA e la sua decrepita decadenza, dare a Cesare quel che è di Cesare. Nella produzione superflua e iper-reale Jobs è stato geniale, mettiamola così, i post-moderni gli devono molto. Io non ho mai acquistato né l’iPOD, né l’iPHONE e tantomeno l’iPAD. E non ho mai scaricato contenuti a pagamento da iTUNES. Non ho mai avuto un MAC e quindi non sono un militante della Jobs mania. Berlusconi ha sempre venduto un “sogno americano” spacciandosi come l’americano vincente di casa nostra. La religione del “businessman” assurto agli altari” in Italia è in voga da almeno 17-18 anni (Berlusconi, Illy, Soru,…forse Montezemolo e magari anche Della Valle). Però se mi chiedessero chi preferisco tra D’Alema, Veltroni, Parisi, Franceschini, Fini, Casini, Di Pietro, Vendola, Alemanno, Alfano, Tremonti e questi uomini d’affari avrei delle difficoltà a scegliere qualcuno. Se poi penso ai Consiglieri della RAS ho difficoltà a credere che siano dei deputati regionali.
    Mediocri venditori di sogni, ottimi venditori di fumo.

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