Gavino Sale/Franciscu Sedda: l’eterno ripetitivo nevrotico romanzo sardo (Parte 1)

Sono sul sito de “La Nuova Sardegna” e cerco notizie di Franciscu Sedda, 23 risultati. Clicco Gavino Sale, 144. Vado su Unionesarda.it:  169 per Franciscu, 500 per Gavino. Google: 21.100 per il primo, 489.000 per il secondo. Numeri apparentemente chiari nascondono pieghe di verità più complesse. Facciamo un salto all’indietro di 12-13 anni, 1998, Roma, sede di tanti universitari profughi. Un gruppo di studenti sardi da vita al sito web indipendentista sucuncordu.net, Francesco Sedda di Carloforte, classe 1976 (che inizia a firmarsi Franciscu), Francesco Sanna, di Oristano, nato nel 1977 (diventa Frantziscu), Francesco Pala classe 1979 (opta per Franciscu). Nel mese di dicembre, sul traghetto Tirrenia tratta Civitavecchia-Roma, un entusiasta Gavino Sale (allora leader con Bustianu Cumpostu del partito indipendentista Sardigna Natzione) comunica ad altri passeggeri sardi, tra cui il sottoscritto, di aver fatto la conoscenza di giovani indipendentisti ricchi di motivazioni e risorse intellettuali. Inizia un comune percorso di vita pubblica e privata che si protrarrà, tra alti e bassi, sino agli ultimi mesi del 2010.

La prima fase segna l’avvicinamento alla politica indipendentista sarda da parte dei giovani studenti, la pseudo militanza dentro Sardigna Natzione con Gavino Sale, la messa in critica di un indipendentismo non  ideologicamente strutturato e senza “vera” coscienza, il divorzio tra Sale e Cumpostu e, infine, l’idea di fondare una nuova compagine, Irs (Indipèndetzia Repùbrica de Sardigna). Per Franciscu Sedda sono  gli anni dei primi successi accademici ed editoriali: vince il Premio “Sandra Cavicchioli” per la miglior tesi di laurea italiana in semiotica nel biennio 2000-2001 (nella giuria è presente Umberto Eco); nel 2002 pubblica per le edizioni Fondazione Sardinia il libro “Tracce di Memoria”; nel 2003 l’editore Meltemi gli pubblica la Tesi di Laurea col titolo di “Tradurre la tradizione”, saggio adottato come testo per l’esame di Semiotica della Cultura presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Facoltà di Lettere. Vince il dottorato di ricerca sia a Siena che a Roma (La Sapienza) e sceglie quest’ultima sede ritrovando gli insegnanti che lo hanno introdotto agli studi semiotici: Isabella Pezzini e Alberto Abruzzese. Gavino Sale, dal canto suo, parla un linguaggio nuovo in cui echeggiano i discorsi e i bersagli di Sedda: Lussu e Bellieni falsi profeti, l’autonomismo-unionismo, la nazione abortiva, la vergogna di se, la non violenza come paradigma di un nuovo indipendentismo. Usa le parole di Franciscu, gli stessi racconti per immagini, come uno studente  di Scienze della Comunicazione appena conosce la semiotica. Molla Cumpostu e aderisce all’avventura Irs (che peraltro sarebbe partita anche senza di lui).

Leggi Gavino Sale/Franciscu Sedda: l’eterno ripetitivo nevrotico romanzo  sardo (Parte 2)

Leggi Gavino Sale/Franciscu Sedda: l’eterno ripetitivo nevrotico romanzo  sardo (Parte 3)

Leggi Gavino Sale/Franciscu Sedda: l’eterno ripetitivo nevrotico romanzo  sardo (Parte 4)

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5 pensieri su “Gavino Sale/Franciscu Sedda: l’eterno ripetitivo nevrotico romanzo sardo (Parte 1)

  1. Ester

    Si proceda col dileggio, non resta altro.
    Sedda ha incenerito il curriculum, la sua storia di uomo e di politico, semplicemente tradendo! Il suo operato lo collochera’ nelle pagine piu’ sordide dell’indipendentismo sardo. Hai voglia ad incensare la sua carriera e vantare appoggi “importanti” tipo la Murgia, non ricordo persona piu’ in ‘velluto’ di lei, ottimo cecchino, spara dai muretti a secco, nascosta e finalmente felice.
    Tornando a Sedda… ma dov’è? A parte i colleghi italiani, i sardi, sanno chi e’?
    Tutto il lavoro monumentale che pare svolga, quanto di questo riesce a veicolare e far arrivare alla costruzione della Repubblica Sarda indipendente? Roba che macinano in pochi? Balle! Sedda e’ assente, Sedda non sara’ mai presente, perché lui nasce assente. Il suo affanno di politico e’ correre dietro alle congiure, sgomitare per una triste menzione, soffrire perché lui oltre a nascere assente a volte ha la possibilità’ di Essere, ma purtroppo per lui, eternamente secondo. Una vera tortura.

  2. Massimo Moro

    mi verrebbe da pensare a quello che disse Labriola, il grande Antonio Labriola, riferendosi al movimento operaio dell’epoca, ovvero che finchè le redini del movimento operaio sarebbero state rette da giovani intellettuali che dissertavano di idee e teoria intorno ad un cenacolo, la classe operaia non avrebbe mai preso il potere…..
    Ciò detto, alcune precisazioni e considerazioni:
    1. nel mese di Dicembre del 1995, io figlio della deportazione del popolo sardo a Roma, mi trovavo a casa di mia madre a Castelsardo e leggo su un giornale di una iniziativa di Sardigna Natzione a Sedilo;
    2. telefono ad un numero e chiedo di poter partecipare;
    3. mi viene a prendere a Sassari Antonello Salis e si comiciano a fare i primi discorsi circa la necessità di sviluppare una rete del movimento indipendentista fuori dall’Isola;
    4. fino al mese di marzo del 1997 patecipo solitario, con le bandiere di sardigna natzione e dei quattro mori, a tutte le iniziative e manifestazioni di sostegno ai popoli basco, irlandese e kurdo dei vari movimenti e centri soociali in italia;
    5. nel mese di marzo ad una di queste iniziative, svolta all’interno dell’università “la sapienza” di roma, vengo avvicinato da un giovanissimo francesco sanna;
    6. iniziamo ad incontrarci spesso con l’idea di fondare un gruppo, il nome mi pare fosse “sos lentores”;
    7. le bandiere diventarono 2. e poi un anno dopo diventarono prima 3 e poi quattro e poi cinque. si erano aggiunti francesco garau, francesco sedda e francesco pala;
    8. nasce “su cuncordu”;
    9. la storia poi è come tu la hai raccontata.
    considerazioni:
    1. capii immediatamente, che all’interno di sardigna natzione a parecchi dava e chemo fastidio;
    2. ma capii altrettanto immediatamente che quelli a cui non davamo fastidio si volevano servire di noi……. un ‘interprete principale malato di eccessivo protagonismo ed un manipolo di ottimi sceneggiatori;
    3. dopo svariate discussioni fui l’unico che rimase ancora dentro Sn, mentre tutti gli altri andarono con gavino. pensavo che col tempo il linguaggio nuovo dell’indipendentismo elaborato da sedda avrebbe pervaso anche quelli di Sn che non capivano e ci temevano. altrettanto pensavo che un nuovo movimento indipententista, che nasceva peraltro da una scissione di Sn, era una vera e propria jattura per l’indipendentismo. insomma, ero per fare la nostra battaglia all’interno di Sn che all’epoca era il più forte partito indipendentista(?);
    4.persi i miei compagni abbandonai, in seguito, ogni tipo di militanza;
    conclusioni:
    1. dieci giorni fa sono rientrato in italia, dove ancora purtroppo vivo e lavoro, con una rabbia pazzesca. le voci, i volti, i drammi, le sofferenze dei sardi, della mia gente, percepiti nella mia breve permanenza a casa mi hanno sconvolto. una terra abbandonata a se stessa che chiede aiuto a se stessa e che dentro se stessa purtoppo non fa altro che litigare, litigare, litigare, dividersi, dividersi e dividersi nuovamente in tante piccole frazioni che si combattono tra di loro. ho appreso di una nuova possibile scissione dentro proGres.ciascuno pensa alla propria glorificazione. sempre gli stessi e soliti errori: pocos, logos e malunidos;
    2. eppure, veramente, penso che custa est ora, che un’insieme di avvenimenti hanno reso fertile il terreno per porre la questione, e sai benissimo a quale questione mi riferisco. ci vorrebbe uno sforzo comune di tutti gli indipendentisti che, seppure divisi da idee contrastanti, hanno una comune visione d’intenti, devono capire bene che o ora o mai più;
    3. abbandonate per un attimo gli attriti, le invidie (che brutto sentimento pervade, purtoppo il nostro popolo) le liti. riunitevi, incontratevi, discutete e confrontatevi, e vedete tutti insieme di convocare una grossa marcia indipendentista, senza bandiere di partito ma solo con i 4 mori, per contarci e dare un senso a tutto questo.
    moromassimo@virgilio.it

  3. Pingback: Gavino Sale/Franciscu Sedda: l’eterno ripetitivo nevrotico romanzo sardo (Parte 4) | Roberto Carta

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