Gavino Sale/Franciscu Sedda: l’eterno ripetitivo nevrotico romanzo sardo (Parte 4)

Gavino Sale e Franciscu Sedda

Le mie considerazioni:

  1. Sale senza Sedda, nel medio-lungo periodo, incontrerà difficoltà ad organizzare il movimento e ad offrire un sogno convincente agli aderenti e ai militanti. Bisognoso e desideroso di alleanze cercherà di dar vita ad un’asse Sale-Maninchedda. Potrebbe anche diventare Consigliere Regionale (se fa l’alleanza con Maninchedda), ma a lungo andare prevedo difficoltà a rimanere nel campo dell’indipendentismo puro e duro e nello sviluppare progettualità caratterizzante.  L’unico vero aiuto intellettuale sarà quello di Placido Cherchi, se non troppo declinato a sinistra potrebbe dare un senso strategico-culturale a iRS.
  2. Sedda senza Sale impiegherà più tempo a portare suoi uomini in Consiglio Regionale. Ma presto o tardi ce la farà. Svilupperà forme di comunicazione sempre più farcite di linguaggio generalista (vedi titolo “I Sardi sono capaci di amare”) e se crescerà accademicamente trasferirà al suo movimento quote di capitale di popolarità (la notorietà in campo professionale arriverà, te lo auguro Franciscu). Dovrà poi scovare altri Sanna, Pala, Bussu e anche altre Demuro. E anche altre Murgia. Non vive in Sardegna e per questo motivo il processo andrà a rilento e subirà alti e bassi. La vera difficoltà sarà individuare un futuro leader che ragioni come lui e parli con più facilità trasversale di lui a studenti, operai, borghesi, imprenditori, notabili e pastori e abbia le doti carismatiche di un leader odierno. Che possa andar bene da Cagliari a Sassari, da Pula a Santa Teresa di Gallura, da Barumini a Orgosolo. Dovrà essere uomo perché in una società culturalmente machista la donna è femmina, vitale, straripante. Il suo sostenitore Bandinu direbbe che la donna-maschera, anche nella vita sociale e politica, si può solo offrire all’obiettivo, come campo visivo, per lo sguardo e non per la corrispondenza.
  3. La minoranza interna, una volta reso chiaro che conta solo nei limiti di questo ruolo, sarebbe stata strumentalmente utile a far crescere una sana competizione dentro il movimento e a non sciupare così in fretta il patrimonio di immagine del binomio Sale-Sedda (leader, almeno agli occhi della gente, e ideologo).
  4. Il divorzio Sale-Sedda, ragionando invece nel lungo periodo, sarebbe stato inevitabile e necessario a entrambi. Forzatamente anticipato nell’immediato danneggerà più Sedda che Sale.
  5. Sale continuerà a leggere i libri di Sedda anche perché Cumpostu e Maninchedda non gli potranno offrire un certo tipo di elaborazioni/narrazioni.
  6. Il messaggio dell’indipendentismo agli occhi della gente comune è questo: siamo in pochi e la pensiamo in tanti modi diversi. Si sono persi da 5 a 10 anni sulla tabella di marcia dello sdoganamento dell’indipendentismo
  7. Nel caso Bandinu e Cubeddu decidessero di sostenere attivamente ProgRes, il primo porta immagine il secondo può portare voti, almeno dalle sue parti. Ma non so se avranno il coraggio di andare fino in fondo.
  8. Il divorzio, come tutte le separazioni, ha fatto vedere quanta umanità latente è presente nelle parti coinvolte. Meglio andare oltre senza falsi moralismi, il dunque non è questo.
  9. I temi di Franciscu sono puntuali: indipendentismo non violento, autocoscienza, democraticità, sovranità, critica alla politica unionista, energie rinnovabili. Deve però rilanciare in modo più convincente su argomenti quali  il dramma dei pastori, la tragedia di equitalia, le campagne ecologiche e le eco-mafie, il mancato reale sviluppo turistico, il capitale umano che non ritorna, la nuova antropologia della Sardegna dell’interno a causa dello spopolamento (e di riflesso quella delle coste a causa del ripopolamento), la posizione sulla presente e futura multiculturalità della Sardegna (basti pensare al processo di slavizzazione), il significato e il ruolo della lingua sarda, il ruolo degli atenei e della ricerca nella società sarda, quali azioni per lo sviluppo tecnologico e per l’Information Tecnology. Deve inoltre pianificare e programmare discorsi economici che si calino nella realtà quotidiana della gente: contenzioso con il fisco italiano, indipendenza fiscale, politiche di sviluppo degli enti locali, finanziamenti europei, internazionalizzazione delle produzioni eccellenti (formaggio, sughero, granito, vino), come incentivare le politiche di marketing territoriale rispetto ai paesi in via di sviluppo e ai nuovi stati-colossi (Cina, India, Brasile, ecc.), risolvere il nodo del mono-mercato del pecorino romano, suggerire politiche di salvataggio delle industrie e delle fabbriche potenzialmente in grado di sopravvivere, promuovere politiche energetiche che non pongano solo veti ma aprano a prospettive di investimento e di sviluppo. Quale programmazione integrata portare avanti per gli sviluppi dei nostri territori? Con le armi istituzionali di cui disponiamo oggi cosa è realisticamente possibile fare su questi temi?
  10. Gavino dovrà cercare Maninchedda, così facendo diventerà Consigliere Regionale.
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