Lectio Magistralis: Angelo Carboni, malato di SLA che scaccia l’Acabadora

Angelo Carboni

In un recente convegno* ho applaudito una vera lezione magistrale. Con l’economia a bocce ferme e l’azione politica in stallo la domanda di moda è «Come salvarsi?». Angelo Carboni da Pattada (SS), con sofferenza cristiana e piglio sardo, lotta tutti i giorni per un’altra salvezza, dentro un senso della vita puramente immateriale e contro la tentazione di acabare, farla finita. Malato di SLA (sclerosi laterale amiotrofica), immobilizzato, può solo muovere le palpebre e abbozzare un sorriso. Una macchina gli presta la voce e così comunica il suo travaglio, le sensazioni di un vivere nell’ordine dello spirito, le traiettorie fisiche e psicologiche di uno sforzo dis-umano.
Chi é stato Angelo Carboni? Un professore di Liceo, un allenatore di calcio dilettantistico, un organizzatore di cultura, un uomo che ha fatto dell’etica della famiglia e dell’impegno sociale la ragione di vita. Figlio, marito e padre, e questo lo è sempre. Cosa altro è oggi? Un uomo che scrive il suo romanzo drammatico. E lo divulga offrendo l’opportunità di sfogliare le pagine di un etno-reality profondo e tragicamente affascinante.  Scolpisce un’opera d’arte nel fango del quotidiano poiché il suo vissuto è un’atto di fede nella capacità creativa della parola; l’atto del creare è chiaramente la scrittura, ma non di scrivente (giornalista, saggista…), ma quella pratica  perversa dove giocano un ruolo fondamentale il parlare indiretto, l’ironia, la parodia, il tacere tramite lo scrivere. Per esempio, diceva Barthes, due persone si frequentano assiduamente, a un certo punto è come se la Lingua intervenisse per imporre a ciascuno di nominare il rapporto, di dire qual è fra quelli previsti nella semantica e nel lessico vigenti, di dire qual è, e di comportarsi di conseguenza. In questo senso la Lingua è fascista, non perché ti impedisca di dire ma poiché ti costringe a dire, a nominare, a stabilire etichette. Carboni è protagonista di una vita in cui è necessario sottrarsi alla Lingua, all’etichetta di malato di SLA che vuole la dolce morte, e lo fa con una scrittura che lo resuscita, una pratica che racconta stati emotivi senza avere “a complemento oggetto” l’obiettivo esistenziale dominante del politicamente corretto.

I valori fondanti il suo «nuovo» corso sono i più semplici: l’educazione ricevuta dalla famiglia di origine e per tramite del credo cristiano; la forza della vita rappresentata dalla famiglia che lui ha costruito. E questa narrazione ascoltata tante volte, tradotta ora da un malato immobile che vive ancorato ad una sedia e ha come solo prolungamento una voce artificiale, ha un sapore diverso, aspro. Famiglia, comunità, civiltà del cristianesimo. E’ in questo profondo occidente che il nostro affonda le radici della resistenza, in un disegno civile, religioso e laico allo stesso tempo, che oggi sembra svanito, dissolto. Carboni insegna che anche di fronte all’apocalisse individuale esiste un modo autentico per affrontare il nodo cruciale del nostro tempo, la scissione tra essere e apparire. Lui ha scelto di essere un moderno, uno del Novecento, un uomo prima del pensiero debole e del mondo liquido. Ha prevalso la volontà di un’esistenza vissuta alla maniera di un’esperienza creativa e, posto sul crinale, ha rifiutato il nichilismo. Il fatto è che Angelo Carboni non è solo la sua opera ma è sopratutto la sua vita, il suo personaggio e il suo corpo gettati di traverso al declinare dell’ipocrisia sociale e politica. Ci sono i libri di Angelo Carboni e ci sarà la leggenda di Angelo Carboni. Perché tutte le grandi narrazioni diventano leggende.

* Convegno sul tema “Le ragioni per non Acabare“, a cura dell’Associazione Coro Polifonico Oschirese, Oschiri (OT) 28 ottobre 2011. Il libro biografico scritto da Angelo Carboni si intitola Inguaribile vagabondo.

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