Siena, una città schiacciata tra presente e futuro

Rocca Salimbeni (sede della Banca Monte dei Paschi) e Piazza del Campo il giorno del Palio

L’amico Bud Fox sollecità una mia riflessione sullo stato in cui versano i gioielli della città di Siena. Il plurale è mio perchè ritengo scontato associare il rischio-tracollo della banca Monte dei Paschi alle difficoltà, già descritte in queste pagine, dell’Università degli Studi di Siena.

In particolare l’amico  segnala che : “Con il trigger a 0,23 euro, cioè la quotazione del titolo al di sotto della quale scatta l’obbligo di reintegro delle azioni date in garanzia, nel 2008 la Fondazione Monte dei Paschi si è messa al collo la corda che oggi il mercato sta stringendo”. Caro Roberto, non so se sei d’accordo ma John Kenneth Galbraith diceva che le crisi economiche servono per separare il danaro dai fessi…illuminante direi. (cliccate qui per leggere l’articolo pubblicato dal IlSole24Ore).

Ma, che cosa è Siena?

Siena offre diversi livelli di lettura. Universitaria nazionale, internazionale e insieme turistica. Una vita dinamica senza grandi eccessi fatta di feste in tono minore, piccoli locali, ambienti di ritrovo limitati e spesso domestici. Un concentrato di familiarità ideale per chi ama pochi passi, non vuol prendere la macchina e non intende faticare ad individuare luoghi di conoscenza e scambio. È la città del Palio, sublime giostra che incastra società e costume senza soffrire di folclore. Metafora di una guerra che non potrà più essere combattuta e simbolo di una partecipazione del popolo al gusto ludico. È anche città di Potere, con la stessa P di Palazzo. E il Palazzo è quello di Rocca Salimbeni, sede della banca Monte dei Paschi di Siena, tra le più note ed influenti del Paese. Non esiste capoluogo di provincia così piccolo e così importante.  Piazza del Campo conserva la sua freschezza per tutto l’arco della giornata. Di primo mattino un via vai di funzionari di banca, professionisti, professori, studenti. Assonnati, accompagnano il cappuccino di latte fresco con un cornetto Nannini. Nei pomeriggi di sole i reduci della mensa universitaria ombreggiano, seduti sul cotto consumato, con i turisti sazi della cucina tipica. In mano un gelato artigianale che lentamente si scioglie e impiastra le mani. All’imbrunire, caffé o  aperitivo, si organizza la serata, l’ora, il luogo. Sempre che non si ceni tra amici e allora si corre in fretta a comprare uova e pancetta per una carbonara e un Chianti non troppo caro. Oppure un Morellino di Scansano o un Nobile di Montepulciano. Il Brunello mai, inaccessibile. Riservato al giorno della laurea, da bere in piazza, magari in quei ristoranti sognati ma mai visitati. Di notte non si esce prima delle dieci e mezza undici. A quell’ora la Piazza si popola di una marea di gente che si affaccia alle sue entrate arcate, come in un ingresso trionfale, tra i suoni dei bonghi degli studenti di lettere oppure, dopo i pali, dei tamburi della contrada vincitrice.

Questa sopra descritta, naturalmente, è la mia Siena, mia e di Bud Fox e di coloro che vi hanno studiato 10-15 anni fa. Oggi, così raccontano le cronache, quella città sembrerebbe non esistere più. L’Università è decaduta in pochi anni, almeno economicamente; la Fondazione Monte dei Paschi  (la cui maggioranza è di nomina del Comune e della Provincia di Siena) rischia di perdere il controllo della Banca Monte dei Paschi scendendo da un oltre 50% di azioni controllate a circa il 33%. Per la prima volta la città sembra non bastare a se stessa, la sua sorte non dipende solo da ciò che si decide entro la cinta muraria ma da scelte che arrivano da lontano, da un presente-futuro a tinte molto più fosche di quelle del recente e remoto passato.

Bud Fox cita John Kenneth Galbraith, io prendo nota e segnalo due concetti chiave dell’economista nord-americano (canadese di origine ma statunitense a tutti gli effetti poi): la società opulenta e la tecnostruttura.

La società opulenta è la tesi di Galbraight sull’evoluzione della società e dell’economia verso una direzione in cui ciò che conta sono esclusivamente i livelli dei consumi. I cittadini non vengono più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo “consumatori”; a livello sociale si “vale” solo in funzione del proprio consumo.

La tecnostruttura è l’insieme  strutturato di persone e delle loro competenze “tecniche” (marketing, commerciale,  produzione, logistica,  manutenzione,  ecc.) che governa oggi le grandi imprese societarie. A chi risponde la tecnostruttura? Non agli azionisti, non ai cittadini, non all’interesse generale, ma semplicemente a se stessa. Un mostro che si autoalimenta a dispetto di tutto e tutti. Questo mostro è comunemente conosciuto come Governance o Management.

Siena ha sofferto di entrambe le malattie: è stata opulenta e si è piegata alla tecnostruttura. Si è adeguata all’occidente nonostante la sua tradizione e  forza storica. I risultati li leggiamo sulle pagine della cronaca.

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