Bachisio Bandinu in “L’amore del figlio meraviglioso”

Un’immagine recente dell’autore bittese

1) La cornice

Corre l’anno 1963, muoiono John Kennedy e Papa Giovanni XXIII,  Martin Luther King pronuncia il famoso discorso “I Have a dream”, i Beatles incidono il primo LP. In Italia la Dc vince le politiche con il 35% dei voti,  è l’ultimo anno del miracolo economico – cioè dell’Italia che cresce a ritmi di Pil del 6-7% l’anno, 800.000 italiani migrano dal sud e dalle isole verso il nord Italia. Da un punto di vista culturale si afferma il Gruppo ’63, figure di spicco Umberto Eco e Alberto Arbasino, movimento letterario che mette in critica la letteratura cosiddetta neorealista degli anni ’50. Il mondo è in fermento, l’Italia vive il periodo migliore della sua recente storia economica e culturale.

In Sardegna cosa accade? L’on. Pietro Soddu (in seguito Presidente della Regione per ben sette volte) sviluppa il Piano di Rinascita per un’industrializzazione senza precedenti. Michelangelo Pira trasmette su Radio Sardegna 16 conversazioni dedicate al bilinguismo che anni dopo saranno pubblicate con il titolo “Sardegna tra due lingue”. Nasce il mito di Graziano Mesina ed è recente la vittoria di Banditi a Orgosolo alla Mostra del Cinema di Venezia. Grazie a questa opera Francesco Del Casino, neo diplomato all’Istituto d’Arte Duccio di Boninsegna di Siena, decide di scegliere Orgosolo come paese in cui insegnare. A partire dal 1969 realizzerà la maggior parte dei Murales per cui il paese barbaricino è noto.

Nel 1963 la Sardegna è a metà di una rivoluzione statistica. 1950: circa il 90 % dei sardi lavorava nel settore primario; 1980: l’assetto sociale è capovolto, lavora nell’agricoltura solo il 10%. In mezzo il transito industriale della Rinascita. Un processo statistico che in Inghilterra e in Francia è durato due secoli, nel triangolo industriale italiano quasi un secolo, in Sardegna solo 30 anni. Oltretutto traslato, cioè in ritardo, su un canale parallelo ma su tempi diversi rispetto ai luoghi citati. Ma è cambiata solo la statistica? No, è mutato un intero sistema di vita. Oggi, a distanza di 35 anni dal 1980 e di 60 dall’inizio di questo mutamento, viviamo ancora l’ansia dell’incontro tra l’antico e il moderno, la tradizione e l’innovazione. Sacche di resistenza si intrecciano con aperture superficiali, rigidità retrogade si giustappongono a scambi culturali vitali.

2) L’incipit

Il romanzo di Bandinu, ambientato proprio nel 1963, ci permette di approfondire questo tema. Sta per accadere una rivoluzione, un principe ismaelita si innamora della costa di Arzachena conosciuta toponomasticamente con il nome di Monti di Mola (monti di pietra da macina). Si innamora di questo luogo e lo vuole comprare per farne un paradiso terrestre ad uso e consumo delle persone più ricche del pianeta. Per portarci i Ré. Accade tutto come in un una favola e come in tutte le narrazioni favolistiche il principe deve affrontare ostacoli e nemici. Un signore di queste terre, pastore di capre, di nome Priamo Solinas, possiede i terreni più utili allo scopo di Monti di Mola. I mediatori non lo convincono a vendere e il Principe è costretto a intervenire in prima persona. In apertura di romanzo Bandinu racconta di questo dialogo tra il Principe e il Pastore di capre, il Principe ismaelita e il Principe dello stazzo. Nella casa del pastore di capre si confrontano, come in un rituale cerimoniale, il discendete diretto di Maometto, così è considerato Aga Kahn dai mussulmani ismaeliti, e il discendente di una dinastia pastorale che si perde nei millenni.

3) La donna

La vendita si compie e la famiglia di Priamo Solinas inizia un nuovo corso. Bandinu scende nei dettagli di questo cambiamento e lo fa nell’ordine della psicologia individuale. Com’è la nuova vita di Priamo Solinas? E quella della moglie Grazia Mura? E i tre figli: Caterina, Andrea e Battista? E lo sguardo comunitario obliquo, introiettivo e percussorio come osserva e giudica questo mutamento della famiglia Solinas? La famiglia dei miracolati la chiamano ad Arzachena. L’analisi psicologica prende piede dal confronto tra madre e figlia, tra la matriarca, la donna della tradizione, la donna che nella sua vita ha conosciuto un solo uomo, il marito, la donna mediatrice degli equilibri interni alla famiglia e la figlia, donna educata alla e dalla tradizione, ma che appena maggiorenne si trova di fronte un mondo diverso da quello a cui è stata preparata. Un universo labirintico che la scuola impropria, cioè l’insieme degli strumenti educativi della comunità e della famiglia, non riesce ad imbrigliare nella sua rete di consuetudini secolari. Ma non ci riesce neanche la scuola ufficiale, che con i suoi rappresentanti decanta questo mondo senza però offrire strumenti di supporto utili a cogliere i giusti distinguo tra ciò che è bene e ciò che è male, tra il superfluo e il profondo, tra il banale e l’essenziale. Caterina, figlia di Grazia Mura e di Priamo Solinas, cresciuta nello stazzo di famiglia e con la terza elementare sul groppone, inizia le sue battaglie quotidiane votate ad uscire da una prigionia che non è fisica ma psicologia. Una donna moderna deve compiere delle scelte ben precise per essere nel mondo, principalmente di gusto, di estetica. In una società in cui si afferma sempre di più il riflesso di sé piuttosto che il sé, l’immagine rispetto alla sostanza, Caterina si sottopone ad auto torture davanti allo specchio e si immerge nella scissione radicale del nostro tempo, quella tra essere e apparire.

4) Lo studente

Caterina combatte tutti i giorni con se stessa e la storia secolare della sua educazione. Il padre capta i suoi cambiamenti ma non riesce ad essere presente nella vita della figlia perchè è preso da una gestione nuova della vita familiare. La madre segue tutti i dettagli della crisi. L’altro figlio, Andrea, è fortemente attratto dalla vita smeraldina e vorrebbe cimentarsi in imprese imprenditoriali affini a questo mondo. Vive il tempo del divertimento giovanile secondo schemi banali a cui è indotto dalla élite della civiltà del consumo, quei miliardari del turismo che passano qualche settimana l’anno in Costa Smeralda. C’è un altro figlio, però, Battista, che studia a Milano e lavora ad una tesi di laurea sul rapporto tra turismo e società tradizionale e il titolo di questa tesi è “Come nasce una favola turistica”, lo stesso titolo del saggio di Bachisio Bandinu pubblicato nel 1980 da Rizzoli. Questo figlio è la speranza della madre per un futuro migliore della famiglia. Questo giovane culturalmente ambizioso  che studia il Cala di Volpe a confronto con lo stazzo di famiglia è la metafora del tempo del contrasto, delle macchie di leopardo tra resistenza e apertura al nuovo, è simbolo del dovere e del potere dell’intellettuale di offrire strumenti di comprensione e di non farsi risucchiare dal vortice del cambiamento. Lo studio è più nella dimensione della psicologia che dell’osservazione lucida e distaccata. Giovanni soffre per cogliere le due anime, quella dello stazzo e dei suoi oggetti e quella del Cala di Volpe e dei simboli a cui rimanda.

5) Il registro linguistico

Apro una parentesi sul registro linguistico e lo faccio approfittando di Battista che inserisce la semiotica dello stazzo in un quadro antropologico secolare. Ci sono stati casi importanti di saggisti prestati alla scrittura narrativa, Umberto Eco con Il nome della rosa, Salvatore Satta con Il giorno del giudizio. Questi passaggi di scrittura impongono combinazione di registri e anche Bandinu da lucido analista assume le parole della sua disciplina come se fossero dei solidi, ma poi come per magia il narratore ne svela la liquidità. L’autore ricama il confine tra saggistica e letteratura, tra casa dell’anima e anima. In un celebre passaggio de Il giorno del giudizio Salvatore Satta dà un’anima al mosto che diventa vino, in L’amore del figlio meraviglioso Bachisio Bandinu ci offre la poesia del latte che deve morire per diventare formaggio.

6) La dimensione filosofica

Sulla trama e su ciò che accade ai personaggi mi fermo qua. Ritengo utile accennare alla dimensione filosofica dell’opera. Perché è proprio su questo territorio che il romanzo offre la salvezza e la possibilità di un incontro con la Costa Smeralda, dunque con il nuovo. Tra locale e globale potremmo dire. L’opera, come in una traiettoria mitologica, è ricca di contenuti filosofici percorribili a partire dalla parlata gallurese cui il testo rimanda. Bandinu lo fa in modo leggero, non diventa un cliché, un deleddismo o un niffoismo, uno strizzare l’occhio al mercato dell’esotico che si nutre di una falsa idea della Sardegna. Sfilano i temi del tempo storico e del tempo mitico, della ricchezza, della morte e del sentimento di vergogna. Parliamo di una dimensione filosofica che è intimamente sarda. L’autore segnala che le sentenze di Priamo Solinas, le espressioni culturali della moglie Grazia Mura altro non sono che la dimensione trascendente, addirittura mitica, della nostra cultura. Il mito che si contrappone alle angosce e alle criticità della storia. I sardi parlano in maniera involuta o complicata? No, parlano in maniera dubitativa, preferiscono il condizionale o il congiuntivo all’uso dell’indicativo, il condizionale della tradizione e dei suoi dubbi millenari a confronto con l’indicativo della società smeraldina dove l’unico tempo possibile è un presente senza passato e con un futuro difficile da canalizzare.

Il tempo diventa circolare, psichico, abbandona la linearità del progresso e propone elementi elementarmente umani come simboli di salvezza. La donna matriarca, la donna-madre, la donna angelica qual’è Grazia Mura. La nuova nascita, il nuovo arrivato in famiglia che azzera tutto e offre lo slancio per nuovi percorsi nel solco della continuità perché il nascituro prenderà il nome del nonno, si chiamerà Priamo Solinas, e nel cerchio della vita raccoglierà l’eredità di farsi interprete dubbioso del nuovo tempo.

L’ultimo elemento elementarmente umano salvifico è nell’esperienza della poesia e del viaggio. E la poesia, in Sardegna, non può che essere canto. Il poeta fanciullo canta un tempo nuovo che è il tempo del viaggio e dell’esplorazione. Il tempo mitico e il tempo storico si combinano.

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