Siena, il Monte dei Paschi, l’Italia. Da dove viene questa crisi?

Rocca Salimbeni (sede della Banca Monte dei Paschi) e Piazza del Campo il giorno del Palio

Prima o poi tutte le crisi economiche finiscono. Ma nessuna crisi, specie se di questa portata, passa senza lasciare un segno. L’economia moderna ha promesso crescita e prosperità per tutti, con la sua fiducia nel libero mercato e nella globalizzazione. Per oltre 25 anni non si è parlato se non in questi termini. La deregulation, l’ingegneria finanziaria, la new economy erano concetti garanti del tenere sotto controllo i rischi e le fluttuazioni. Queste illusioni si sono infrante e così i fiumi di inchiostro e di parole spesi da tv e giornali, i giornalisti sedicenti e gli opinionisti persuasivi. Ma accade anche di doversi rimangiare secoli di storia in cui locale e globale si sono incastrati perfettamente molto prima del «nominare», secondo le mode del politicamente corretto, questo rapporto come globalizzazione. Questo è il caso di Siena e della sua banca, il Monte dei Paschi. Gli stereotipi di Siena sono due: quello del contradaiolo furioso e festaiolo al centro di una giostra, il Palio, atemporale e non inquadrabile in alcuna categoria sportiva contemporanea; quello del cittadino senese  distinguibile in tre grandi categorie, uno in attesa di essere assunto dal Monte, l’altro che lavora per il Monte, infine quello che è in pensione dal Monte. Siena continuerà a controllare la banca Monte dei Paschi ma con una proprietà ridotta al 33%. Minimo storico.   Le economie hanno bisogno di equilibrio tra il ruolo del mercato e quello dello Stato. E hanno bisogno di importanti contributi provenienti dal mondo non commerciale non governativo. Siena per anni e anni è stato uno splendido esempio di tutto questo. Oggi cede al fondamentalismo del mercato a causa non di una battaglia delle idee ma del ruolo dei singoli, nella fattispecie quei figliocci di Berlinguer che  hanno fatto nascere il PDS dalle ceneri del PC, per poi arrivare al fenomeno da baraccone politico che è il Partito Democratico. Il Monte, per anni, è stato gestito secondo logiche da condominio politico e siccome l’ingegneria politica ha una creatività superiore a quella finanziaria, evidentemente negativa, lo sfracello è ancora più grave e sentito. La banca della città è diventata la banca dell’asservimento, l’istituto accerchiato, il piatto che fa gola ai falchi del fondamentalismo di mercato. Non sarà più la banca della gente, del Comune, della Provincia, dell’Università, del mondo farmaceutico o di un universo vitivinicolo ed enologico tra i più noti al mondo. Sarà la banca di nessuno, troppo grande per fallire ma eccessiva anche per essere toccata con mano, a misura del quotidiano della gente semplice. Le cose succedono, è vero, ma in un caso come quello del Monte dei Paschi fallisce un sistema secolare di equilibrio tra pubblico e privato, tra la gente comune e la gestione della ricchezza collettiva. Il fallimento di un sistema come questo  non è una «cosa che succede» ma un qualcosa che è stato creato e per il quale molti hanno lavorato sottilmente, speso anche tanti soldi, affinché assumesse una precisa forma. L’unica sorpresa di questa decadenza politica, economica e culturale è che abbia colto di sorpresa qualcuno. Mi pare invece un caso da manuale, non solo prevedibile ma previsto. Emblematico di una città-repubblica a sua volta emblema, nel bene e nel male, di uno stato-repubblica, l’Italia, governato più secondo i conti della serva che nell’ordine delle traiettorie alte, ovviamente presunte, degli acclamati accademici che nel loro ipocrita astrarsi non capiscono che il potere, quello vero, di loro non sa proprio cosa farsene.

Annunci

Un pensiero su “Siena, il Monte dei Paschi, l’Italia. Da dove viene questa crisi?

  1. Condivido pienamente caro Roberto. Quella che hai descritto è la realtà delle cose….è giusto parlare anche del rapporto Siena-MPS come di un paradigma estendibile a tutta la nazione. Questo che descrivi è stato il rapporto Politica-Economia e il rapporto Stato-Mercato….la politica quando decide di fare male fa più danni del mercato. Giusto.
    Ma ora la domanda è questa: che fare? Cosa deve fare la nostra generazione vittima delle generazioni precedenti e carnefice di se stessa di fronte allo stato di sfascio della comunità?
    Se aspettiamo che le generazioni precedenti cedano il posto per raggiunti limiti di età e di errori…bé abbiamo sbagliato i conti….tocca a noi fare qualcosa….

    PS
    Va bene, scrivere è riannodare così fili ed idee è giusto….ma rischiamo comunque di ritrovarci una nazione-comunità ridotta a livello di “Germania anno zero” di rosselliniana memoria….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...