L’indipendentismo diventa “questione sarda”. Grazie a Paolo Maninchedda. Che occasione persa per Franciscu Sedda!

Immagine
Franciscu Sedda

Inizia oggi sull’Unione Sarda una serie di forum che il quotidiano cagliaritano e Videolina (stesso gruppo editoriale) intendono promuovere sul mondo dell’autonomismo e dell’indipendentismo. Il tema è sempre più attuale anche in considerazione del fatto che il Consiglio Regionale ha di recente approvato un ordine del giorno, di iniziativa del PSD’AZ (Partito Sardo d’Azione), che rimette in discussione il rapporto tra la Sardegna e la Repubblica Italiana. Con 31 voti favorevoli e 25 contrari in data 21 marzo 2012 il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato l’Ordine del Giorno presentato dal Psd’az, da SEL, dall’UDC, da FLI, dall’Idv, dall’Api. Ha votato a favore una parte del Pdl e contro tutto il PD e i Riformatori.
Nel blog di Paolo Maninchedda, leader del PSD’AZ, si legge «Per la prima volta nella storia italiana una Regione, la Sardegna, sottoporrà a verifica le ragioni dell’essere in questo stato, il fisco, il sistema dei diritti e dei doveri, gli obblighi di sussidiarietà e leale collaborazione tra istituzioni (puntualmente violati), insomma le ragioni dello stare insieme. Accadrà tutto in modo pacifico e legale e senza esiti precostituiti. Per la prima volta la Sardegna giudicherà l’Italia, senza separatismi, senza eversione, ma solo ponendo sul piatto una questione semplice: stare in uno Stato comporta la vigenza di un patto equilibrato e giusto, quale oggi questo patto non è. Adesso, per lo meno, se ne parla.  L’altra novità è che il tema Sardegna attraversa gli schieramenti, si radica soprattutto nelle forze libere dal dogmatismo bipolare e scompagina le appartenenze per crearne di nuove e di più fresche. Da qui si deve partire per costruire una novità. Oggi è una bella giornata per la Sardegna».

Ecco cosa dice l’ordine del giorno approvato: «Il Consiglio regionale, preso atto delle ripetute violazioni dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione da parte del Governo e dello Stato italiano nei confronti della Regione Sardegna, delibera di avviare una sessione speciale di lavori, aperta ai rappresentanti della società sarda, per la verifica dei rapporti di lealtà istituzionale, sociale e civile con lo Stato, che dovrebbero essere a fondamento della presenza e della permanenza della regione Sardegna nella repubblica italiana».

«Accadrà tutto in modo pacifico e legale e senza esiti precostituiti. Per la prima volta la Sardegna giudicherà l’Italia, senza separatismi, senza eversione – si legge nel sito del Partito sardo d’azione – ma solo ponendo sul piatto una questione semplice: stare in uno Stato comporta la vigenza di un patto equilibrato e giusto, quale oggi questo patto non è. Adesso, per lo meno, se ne parla. L’altra novità è che il tema Sardegna attraversa gli schieramenti, si radica soprattutto nelle forze libere dal dogmatismo bipolare e scompagina le appartenenze per crearne di nuove e di più fresche. Da qui si deve partire per costruire una novità».

Sul sito del Sole24Ore il giornalista Roberto Galullo dedica un post all’argomento in cui è possibile leggere il discorso pronunciato in aula dal consigliere Paolo Maninchedda, aggiungendo un particolare: per il triennio 2010/2012, sulla base del nuovo sistema di partecipazioni erariali, la Sardegna attende dallo Stato italiano non meno di 3,3 miliardi.

Mentre l’indipendentismo, come concetto più che come sostanza, diventa “questione sarda” diffusa, il più bravo intellettuale e ideologo indipendentista, Franciscu Sedda, è praticamente assente dalla scena. La sua compagine, Progres, è in fase di costruzione dopo la brusca e chiassosa separazione con Irs e il docente di Tor Vergata stenta a imporsi nel mondo della comunicazione tradizionale. Nonostante non ci sia più Gavino Sale a oscurarlo, Sedda non si afferma né come ideologo di punta noto e riconosciuto nel e dal panorama indipendentista sardo, né come intellettuale non per pochi eletti/adepti ma per un pubblico molto più vasto.

Annunci

Un pensiero su “L’indipendentismo diventa “questione sarda”. Grazie a Paolo Maninchedda. Che occasione persa per Franciscu Sedda!

  1. Pingback: L’intervista sull’Unione Sarda (2002). Franciscu Sedda diventa noto al pubblico sardo « Paese d'ombre

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...