Mi ha chiamato Franciscu Sedda per dirmi che lui c’è e che l’indipendentismo sardo è entrato in una nuova fase

Franciscu Sedda
Oggi, alle ore 12.30, di ritorno da Ghilarza lungo la Carlo Felice, ho ricevuto una chiamata molto gradita da parte di Franciscu Sedda. Con l’intellettuale carlofortino ci conosciamo da almeno 10 anni, da quando fresco vincitore del Premio Sandra Cavicchioli (miglior tesi di laurea italiana in semiotica) balzò agli onori della cronaca culturale e venne intervistato dal quotidiano isolano l’Unione Sarda a proposito, oltre che del Premio ricevuto per mano di Umberto Eco, del suo “dichiararsi” indipendentista. La risposta di Franciscu fu «Il mio è un indipendentismo sereno, cosciente, appassionato, un indipendentismo come scelta». Per la prima volta un intellettuale in embrione, un astro nascente del discorso culturale sardo, si professa “altro” rispetto alle direttrici solite dell’intellettualità della cultura osservante (nel caso quella egemone-italiana) e della cultura osservata (quella subegemone- sarda). «La posta in gioco è più precisamente l’autocoscienza culturale, il credere e il sapere che dà forma e sorregge quella porzione di umanità che sono i sardi». Indipendentista non nazionalista, non violento, votato all’autocoscienza culturale e all’autodeterminazione territoriale (dunque la sovranità), economica (uno sviluppo economico mediterraneo, eco-sostenibile, compatibile con le reali capacità del luogo e il genius loci, indipendente da ingegnerie finanziarie forestiere), fiscale (una gestione indipendente del gettito fiscale sardo: sovranità fiscale).
Ne è passata di acqua sotto i ponti, i libri e discorsi di Franciscu Sedda hanno innovato il discorso indipendentista sardo e hanno aperto un intero fronte di riflessioni e approfondimenti. Si sono avvicinati al tema intellettuali noti come Placido Cherchi, Bachisio Bandinu, Salvatore Cubeddu; scrittori emergenti e poi di successo come Michela Murgia; lo hanno preso per le corna politici strategicamente raffinanti come Paolo Manichedda; si sono confrontati politici dell’Ancien Régime come Pietro Soddu (l’Assessore della Rinascita, correva l’anno 1963, e poi sette volte Presidente della Regione Sardegna) e politici “atipici” come Renato Soru. Se è vero che la gente comune ha più facilmente identificato l’indipendentismo con Gavino Sale, è ancora più vero che accademici, intellettuali e politici lo hanno quasi sempre fatto coincidere con l’opera e la persona di Franciscu Sedda. Il messaggio era forte: un giovane e bravo accademico, oltre tutto affermatosi in Università italiane e quindi da un lato non tacciabile di autoreferenzialità e dall’altro più facilmente misurabile secondo le traiettorie della psiche “vergognosa di se” dei sardi, sceglie di combinare carriera e politica secondo una strada “non politicamente corretta”. Sarebbe stato più facile iscriversi al PD, ottenere candidature basate sull’immagine (Veltroni avrebbe fatto carte false per avere il trombettista Paolo Fresu come candidato capo lista in Sardegna) e magari affrontare in discesa la lunga e sempre complicata carriera accademica. Invece no, l’eidos (cioè l’idea) platonico della Sardegna vissuta come esperienza totale e dell’indipendentismo come traduzione di questo vissuto ha prevalso, senza nessun dubbio, su ogni altra possibile scelta di campo e di vita.
Franciscu mi ha invitato a non preoccuparmi per una sua presunta assenza, ed è dispiaciuto per tutti coloro che soffrono di questa preoccupazione. Mi ha telefonato da Calangianus, paese simbolo della Sardegna manifatturiera, mentre era impegnato in una raccolta firme per il FIOCCO VERDE – PROPOSTA DI LEGGE AGENZIA SARDA DELLE ENTRATE, del cui comitato promotore è Presidente. Franciscu mi ha detto che in questo momento non ha ruoli strettamente dirigenziali in ProgRes, non può godere della visibilità di cui gode un consigliere regionale o un qualunque leader di partito e, in fondo, ha chiarito che l’indipendentismo sardo è entrato in una nuova fase.
La prima è stata quella del porre il “tema” e di porlo in un certo modo, con lo sdoganare concetti psicologici, sociologici e culturali, quali «autocoscienza» e la «vergogna di sé», insieme a discorsi più immediati come quello della sovranità sul territorio, sul fisco e sull’economia. Riuscire ad affrontare questi temi, sviscerarli e approfondirli, dal punto di vista indipendentista nel tentativo di offrire una via, in tal senso, oltre il pittoresco e il folcloristico. Parlare sottilmente e con raffinatezza di autocoscienza culturale, della storia delle idee in chiave sarda e, allo stesso tempo, discutere di riforme costituenti, legislative, fiscali. In una Sardegna europea ma fortemente mediterranea.
La seconda fase, sdoganato il concetto di indipendentismo, sarebbe quella di separare, il linguaggio semiotico è d’obbligo, significante (nel senso che Sedda non vuole essere il «Padre Mitico» dell’indipendentismo sardo, non vuole essere un segno cristallizzato, un elemento puramente formale di questo discorso) e significato (cioè il concetto e la dinamicità concettuale di questo “nuovo” indipendentismo). Per cui Sedda c’è, ed è soddisfatto, anche se non convinto di alcuni usi, della maggiore forza che oggi ha la parola «indipendentismo» in Sardegna. La strada è lunga, questo Franciscu lo ha sempre saputo, tanto è che ha sempre cercato di non avere fretta di arrivare, affinché giunti ad un eventuale traguardo ci si possa voltare e riconoscere il percorso seguito.
Posso dire questo.
Grazie anzitutto per la telefonata, è sempre un piacere sentirti e scambiare due chiacchiere.
Penso che la Sardegna abbia necessità di un fronte indipendentista presente in Consiglio Regionale con almeno un 10% delle preferenze (tu sei il primo che sostieni che il percorso indipendentista non può che essere lungo, molto lungo per cui mi limito alla dimensione “realistica”).
Questo fronte indipendentista nel medio periodo deve seguire una linea ben precisa, ferma, come quella che tu proponi, però si deve ancora interrogare su quale modello politico-strategico-relazionale basarsi (rispetto alle altre forze politiche in campo). Lotta o Governo? E se sarà Lotta, da soli o accompagnati?
A parte tanta buona volontà e capacità organizzativa, questo si, ancora non riesco a vedere chi, oltre te, è capace di bucare l’anima della gente.
Questa raccolta firme FIOCCO VERDE – PROPOSTA DI LEGGE AGENZIA SARDA DELLE ENTRATE credo ti faccia bene e ti permetta di scendere negli inferi, «dentro» la gente e il “dramma del quotidiano” che le persone comuni vivono. Riuscire, sempre di più, ed anche perché è nelle tue corde, a far trasparire l’amico e non solo il frequentatore di salotti. Questa può essere una svolta comunicativa decisiva. Cogliere anime colte ma anche cuori genuini.
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3 pensieri su “Mi ha chiamato Franciscu Sedda per dirmi che lui c’è e che l’indipendentismo sardo è entrato in una nuova fase

  1. Pingback: L’intervista sull’Unione Sarda (2002). Franciscu Sedda diventa noto al pubblico sardo « Paese d'ombre

  2. Badore

    Carissimo autore dell’articolo, mi sa proprio che Placido Cherchi, Bachisio Bandinu e Salvatore Cubeddu al “tema” dell’indipendentismo si sono “avvicinati” prima ancora che il da lei decantatissimo Sua Eminenza Franciscu I da Carloforte fosse stato messo al mondo.
    Distinti saluti

    1. Ha ragione, in astratto è un tema che hanno trattato infinite volte. Prendere in considerazione la possibilità di un’attività militante indipendentista e solo indipendentista, però, solo a partire dall’incontro con Sedda. Oltretutto sono proprio loro che, con l’attività dell’Associazione Fondazione Culturale Sardinia lo hanno “lanciato” nel panorama degli studiosi di «cose sarde». Nel saggio “Tracce di memoria”, scritto da Sedda e pubblicato dalla suddetta Associazione nel 2003 tramite una borsa di studio, vi è un dialogo a quattro in cui risulta evidente quanto scrivo. Buona lettura.

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