Il sale della vita tra neoliberismo e lotta di classe. Ma perché non annaffiamo i fiori?

Il fotografo Giovanni Carru http://www.giovannicarru.it

In merito al post Nuovo numero della rivista MicroMega: Paolo Flores D’Arcais si scaglia contro la «marchionnizzazione» della società italiana Giovanni Carru scrive:

«Oppure quanto hai riportato – col beneficio del dubbio – è il resoconto lucido e desolante di ciò che sta banalmente accadendo, col compimento in queste settimane delle derive politiche e istituzionali degli ultimi anni? Il marketing è la base teorica che ha fatto assurgere al ruolo di statisti i mediocri demagoghi della cosiddetta seconda repubblica. E’ ciò che detta le scelte editoriali della stampa nazionalpopolare, che ha eletto questa classe politica a proprio paladino interessato. Una disciplina pragmatica elevata a dottrina politica e forse morale. Il malessere è ormai di massa. Il malcontento non ancora, perchè altrimenti sfocerebbe concretamente nell’azione piuttosto che nella dimostrazione. Ma la coscienza e la consapevolezza dove risiedono? A quanti appartengono? Chi si fa carico di affermarle? Meglio l’analisi radical-chic e forse tardiva di evidenze peraltro innegabili, magari a firma di intellettuali fino a ieri organici, o i sofismi buoni per le platee mediatiche? PS. Intellettuale organico, massa, morale… Che parole desuete! Che categorie vecchie! Ma ne abbiamo di nuove? Di efficaci, per ragionare veramente sullo stato delle cose?»

Un possibile quadripartito punto di vista che raccoglie alcune delle provocazioni appena lette.

  1. Sociologico: il neoliberismo è stato una lotta di classe condotta e vinta dai vincenti (ricchi, banchieri, imprenditori, élite, manager) contro la classe dei perdenti, cioè tutti gli altri. La classe dominante ha combattuto per ribaltare i risultati della re-distribuzione dei redditi prodotta dallo stato sociale e avvenuta negli anni sessanta-settanta. Una classe omogenea, globale, classe in sé e per sé, che ha portato le altre classi ad essere sempre meno strutturate e con visione comune, a non essere più classe «per sé». Impoverimento, disuguaglianze, de-localizzazioni, messa in competizione dei lavoratori globali tra loro. Come liberarci non solo dal bisogno ma anche dalla povertà della mente e dello spirito? (Libro consigliato La lotta di classe dopo la lotta di classe, di Luciano Gallino).
  2. Economico: si è reso il lavoro più debole e il capitale più ricco, in Italia abbiamo assistito alla perdita di capacità produttiva, minore e peggiore occupazione, salari più bassi, innovazione nulla. La ricchezza è concentrata nelle mani di uno su dieci. I nove su dieci riusciranno ad unirsi, ad essere classe, ad attuare un progetto alternativo di egemonia? (Libro consigliato Nove su dieci. Perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa, di Mario Pianta)
  3. Storico: gli estremisti di oggi sono i difensori dell’ordine esistente. Contro di loro occorre un pensiero forte, che scavi il sottosuolo dell’identità individuale e collettiva, che porti il campo visivo sotto l’apparenza dei processi in atto, che apra la via a nuove relazioni solidali e a una più equa ripartizione del benessere, che ostacoli un capitalismo sia dominio sia egemonia. (Libro consigliato Elogio della radicalità, di Piero Bevilacqua).
  4. Antropologico: magari vale la pena vivere sempre oscillante fra pubblico e privato, tra «annaffiare i fiori» e «aver fatto tre scali per raggiungere l’isola di Pasqua», ovvero tra un piacere a disposizione di tutti e uno che solo pochi possono condividere. Siamo sicuri di riconoscere sempre quel complesso di sentimenti, ricordi, preferenze che costituiscono la nostra identità? Qual’è l’attimo in cui siamo felici? (Libro consigliato Il sale della vita, di Françoise Héritier
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Un pensiero su “Il sale della vita tra neoliberismo e lotta di classe. Ma perché non annaffiamo i fiori?

  1. Diffido dei casi letterari. Leggo qualche recensione subito ed il libro un decennio più tardi, quando non mi opprimono più ne le aspettative ne l’obbligatorietà di esprimere un parere sul tema alla moda.
    Odio prendere posizione in fretta e senza pensarci su. A volte è necessario, ma raramente.
    Quella della battuta pronta è un’esigenza televisiva, da salotto, tribuna politica e bar di paese: in tutti questi casi, il successo del momento ha poco a che vedere con l’esito finale di ciò che professiamo.
    Io frequento solo i bar di paese, possibilmente con leggerezza, e finchè lo ritengo opportuno mi piace ascoltare in silenzio e rimpallare mentalmente tra una possibilità e l’altra. Tra annaffiare i fiori e raggiungere l’isola di Pasqua in tre scali.
    Più la prima che la seconda, più in privato che in pubblico.
    Ma la riflessione oziosa è prerogativa di chi non ha altri pensieri.
    Qui e ora le cose stanno diversamente.
    Nessuno, dotato di capacità critica e intellettualmente onesto, può negare che quanto riporti sia l’amaro stato delle cose. Nessuno può ritirarsi nel suo nido, in una torre o tra i suoi e sentirsi protetto. Spesso non riconosciamo la felicità, è vero, ma di certo sappiamo quando siamo infelici. Ora iniziamo a capire anche perchè.

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