La Seconda Repubblica non ha creato una nuova classe dirigente. Che facciamo?

Cervelli in fuga

Dove pescheremo le nostre prossime classi dirigenti? Prendere dalle aziende (Berlusconi) non ha funzionato, puntare sugli alti funzionari (Tremonti e PD) nemmeno. L’unica esperienza interessante degli ultimi 20 anni sembrerebbe quella dell’elezione diretta dei sindaci, perché ha rivelato veri leader (seppur locali) e li ha responsabilizzati in una relazione diretta di ascolto e verifica con i cittadini. Ad ogni modo neanche da sindaci e/o governatori è venuta fuori una nuova classe dirigente. Una parte delle migliori risorse umane vola via verso altri approdi, ad esempio le Isole del nord Europa, la Spagna, il Brasile. Non esportiamo più braccia ma talenti, senza neanche sfruttare la possibilità di un “sistema” del talento italiano nel mondo, diffuso capillarmente. Magari esiste, in potenza, manca però la connessione. La linea di orizzonte non è dentro l’Italia ma nel rapporto di rete tra Italia e mondo ed è necessario, oggi più che mai, non dimenticarsi che esiste una Grande Italia, quella della diaspora, e una Piccola Italia, quella che è rimasta dentro. Come passare dalla fuga dei cervelli alla circolazione dei cervelli? E’ vero, per un cervello che parte ce n’è uno che resta, ma quest’ultimo si sente sempre più solo a combattere contro una retroguardia stanziale che frena ogni logica coerente di progresso e sviluppo. Insomma se la creatività, l’esperienza fatta, le competenze, che gli italiani emigrati hanno mostrato insieme al tenace attaccamento al loro mondo di origine potessero essere messe a disposizione della penisola la sua “carta” si potrebbe riscrivere. Come combinare le esperienze all’estero con quelle locali, ridurre il tasso di politicizzazione e ampliare la visione? L’Italia dei suoi emigrati c’è già nella rete di queste trasformazioni. Se vuole essere un soggetto di storia futura dovrà trovarsi uno scenario in questi orizzonti. Non può esistere carta costituzionale senza un’idea di futuro e, nel nostro caso, a tracciare le possibilità del domani, deve essere convocata anche la legione straniera, quella oltre gli schemi provinciali, al centro delle relazioni che contano, che conosce il globo in modo diverso da chi è rimasto e che spesso si ostina a rappresentare una retroguardia pendolare votata alla resistenza. L’eccesso di politica è una delle cause che scatena e perpetua la “professionalità anagrafica”. Per ridurre il coefficiente di politicizzazione si rende necessaria una contaminazione al contrario, le nostre risorse emigrate, opportunamente rimpatriate, agevolerebbero la fine di un’arte della politica di puro stampo bizantino. Così si potrebbe pure pensare a una nuova classe dirigente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...