DALLA SCURA TERRA: Antonello Pellegrino, l’inventore del «romanzo nuragico»

Finalmente un romanzo in cui l’identità («il personaggio che dice Io») non è data per presupposta o subita, e in cui l’affascinante lavoro di viaggio, scavo, scoperta, invenzione e reinvenzione di se stessi, è dentro la scena. Di cosa trattano i romanzi alla moda se non di progetti arbitrari della costruzione del sé, tra maschere e simulazioni? Troppi «Io» di maniera, prodotti in serie, esibiti come patente di umiltà per dire meglio il presente.
Antonello Pellegrino non è uno scrittore alla moda ma potrebbe crearne una, quella del romanzo nuragico. «Dalla Scura Terra» è epico e visionario, come visionaria è la storia che l’autore dipana. Un incontro tra sardi e irlandesi in un’epoca remota, 3.200 anni fa, che si intreccia con un rendez-vous tra le due isole nel tempo attuale. Queste scelte, così forti e caratterizzanti, sembrano rispondere all’idea di mettere ordine non solo nel discorso narrativo ma anche in un discorso più ampio. La civiltà del consumo e dello spettacolo, qual è la società che viviamo, ha trasformato la cultura in caos, al punto che non c’è più modo di sapere che cosa sia cultura, tutto è cultura e più nulla ormai lo è. Questo dissolvimento di gerarchie e punti di riferimento ci viene indicato in modo intelligente da Antonello Pellegrino, il quale presenta un mondo antico ricco di profondità, ordine, saggezza, certezza nei valori. In cui, comunque, si riesce a distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Non ci sono zone grigie, sia il male che il bene sono palesi, riconoscibili. Nelle scelte tematiche non vi è banalizzazione, non ci troviamo di fronte alla frivolizzazione della realtà, il tentativo di approfondimento porta il romanzo oltre la logica del puro trattenimento.
Non è un libro alla moda. Non è un noir, l’erotismo non viene sconfitto dalla pornografia. Non essere alla moda, oggi, per chi fa e organizza cultura è importante. Significa non essere populista, non approfittare della demagogia. Vuol dire, sopratutto, dare il giusto ordine alle cose: la moda non può sostituire la letteratura e la filosofia. L’intenzione, quindi, è quella di raccontare della possibilità di un’epica e di una grandezza del mondo sardo antico, della capacità di questo mondo di organizzarsi e di essere esploratore dell’universo conosciuto. Il protagonista, Olai, diventa un Ulisse, che come Ulisse comanda, si meraviglia, soffre, si dispera per amore. Come Ulisse arricchisce la nostra sensibilità e la nostra immaginazione. Ma non cede alla tentazione di superare la finitezza umana,  per questo non può subire la condanna dantesca. L’eroe, per contrasto, ci mostra il percorso da cui la nostra civiltà è partita, l’origine dell’organizzazione sociale, e la finzione parallela che Pellegrino ambienta nel tempo contemporaneo è il terminale di tutto ciò. Vi è una leggerezza nei tempi lenti del mondo antico che contrasta con la pesantezza dei tempi veloci e tecnologici del mondo attuale. Naturale e forzato, autentico e falso.
Tante le citazioni letterarie: dal classicissimo Omero fino ad arrivare al Passavamo sulla terra leggeri di Atzeni. Tanto cinema e tante parole che producono immagini adattabili alla cinematografia. Notevole l’«eidos» platonico, il narrare visionario implica l’ipotesi di una realtà in potenza non verificatasi. Come dire, magari in Irlanda non ci siamo mai andati, però perchè non segnalare che con i mezzi di allora sarebbe stato comunque possibile?
Qual è l’idea di Sardegna? Un viaggio al contrario, nei miti e nelle leggende della Sardegna d’oggi: i popoli del mare, i nuragici, gli Shardana, la «via» dello stagno, il DNA, il genoma e l’elisir della lunga vecchiaia.
La vera idea mi sembra quella di creare letteratura votata a promuovere auto-coscienza e ad illuminare, con la magia della trasfigurazione narrativa, un universo, quello nuragico, del quale conosciamo pochissimo.
Infine, mettere insieme Dublino con Cagliari, più che un azzardo, è una cruda realtà.

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Un pensiero su “DALLA SCURA TERRA: Antonello Pellegrino, l’inventore del «romanzo nuragico»

  1. Giorgio Pala

    Non conosco questo autore, ma da cio che scrivi deve avere grande capacità intuitiva quella di trovare la verità dentro di se, la “conoscenza interiore ” o “gnosi” di qui la scienza ha così disperatamente bisogno per assisterla nella diffusa ricerca di verità universale dell’uomo. Antonello Pellegrino, da ciò che scrivi, fa parte di quella nuova generazione di ricercatori che ha avuto il coraggio non solo di scrivere “diverso” tanto da amalgamare il suo intuito con la ricerca erudita e farci vedere il mondo per ciò che esso è, un dono magico datoci dagli dei perchè possiamo farne esperienza, provare diletto nella lettura, con tutti i nostri sensi in modo da crescere spirituaslmente verso una mente universale ….

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