Twitter e Resistenza: i tweet del 25 aprile

1) Twittato da Massimo Carlotto: “A Marsiglia nel cuore di Le Pen”.
«Luca Telese oggi su Il fatto quotidiano:
“… E allora benvenuti a Marsiglia, la città che un tempo era la capitale dei marinai perduti di Jean Claude Izzo edemi duri alla Jean Gabin, degli immigrati e del mélange culturale, della mala vecchia maniera. E che oggi – invece – ha cambiato la sua faccia, la sua lingua e anche i codici della propria attività criminale. I nuovi boss sono quelli che racconta Massimo Carlotto nel suo ultimo libro, Respiro Corto. Non vanno in giro con la pistola silenziata in tasca, vestono con abiti firmati e di buon taglio, abitano case arredate da architetti all’ultimo grido, hanno studiato in università di prestigio, re-interpretano la vecchia idea del traffico e del contrabbando in chiave post-moderna, ovvero come una delle tante declinazioni possibili della globalizzazione. Però in città si spara lo stesso, anzi più di prima…”»

2) Twittato da Federico Rampini: “Come ti finanzio la cultura: la ricetta del Brasile”.
«E’ la nuova potenza culturale globale: il Brasile. Grazie a un sistema originale di finanziamento (una quota delle tasse prelevate sulle buste paga), la più grande istituzione culturale brasiliana può permettersi di fare del mecenatismo sovranazionale, finanziando anche il jazz negli Stati Uniti e il Théatre du Soleil di Ariane Mnouchkine (francese). In controtendenza, mentre in tanti paesi la cultura soffre per i pesanti tagli di bilancio, in Brasile i mezzi per la cultura crescono a vista d’occhio».

3) Twittato da EinaudiEditore: “L’invenzione è una cosa bellissima ma non devi inventare cose che non possono davvero accadere. Hemingway a Fitzgerald”.

4) Twittato da fattoquotidiano: “Festival Internazionale del Giornalismo. Cinque giorni di incontri a Perugia”.
«Oltre 200 eventi a ingresso libero, più di 450 speaker da tutto il mondo e 200 volontari provenienti da 27 paesi, per discutere di attualità e problemi dell’informazione. La kermesse, ideata da Arianna Ciccone e Christopher Potter, è giunta alla sesta edizione» Il link

5) Twittato da Lacritica: “Cosa ascolta uno scrittore quando scrive? Gabriel Garcia Marquez, ascolti da Nobel”.
«Al giorno d’oggi ho ascoltato tanta musica quanta sono riuscito a procurarmene, soprattutto quella romantica da camera che considero l’apice delle arti. In Messico, mentre scrivevo Cent’anni di solitudine –tra il 1965 e il 1966-, avevo solo due dischi che si usurarono per averli ascoltati troppo: i Preludi di Debussy e Hard day’s night dei Beatles. Più tardi, quando finalmente a Barcellona ne ebbi quasi tanti quanti ne avevo sempre voluti, la classificazione alfabetica mi sembrò troppo banale, e optai per mia comodità l’ordine per strumenti: il violoncello, che è il mio favorito, da Vivaldi a Brahms; il violino, da Corelli a Schoenberg; il clavicembalo e il pianoforte, da Bach a Bartòk. Fino a scoprire il miracolo del fatto che tutto ciò che suona è musica, inclusi i piatti e le posate nel lavandino, purché compiano l’illusione di indicarci dove sta andando la vita.
Il mio limite era che non riuscivo a scrivere con la musica poiché facevo più attenzione a quello che ascoltavo che a quello che scrivevo, e ancora oggi assisto a pochissimo concerti, perché sento che sulla poltrona si stabilisce un’intimità un po’ impudica con i vicini estranei. Tuttavia, con il tempo e la possibilità di avere buona musica in casa, imparai a scrivere con un sottofondo musicale concorde con ciò che scrivo. I notturni di Chopin per gli episodi rilassati, o i sestetti di Brahms per i pomeriggi felici. Invece per anni non ascoltai più Mozart, dal momento che mi assalì la perversa idea che Mozart non esistesse, perché quando è bravo è Beethoven e quando è cattivo è Haydn».

6) Twittato da Francescapeach: “Conoscevo una tizia che era una persona a posto finché non cominciò a frequentare un gruppetto e si mise fare la letterata”.

7) Twittato da Einaudieditore: “Voi volete leggere il libro di @bananakarenina, ma non lo sapete ancora”.
«Elif Batuman, I posseduti. Storie di grandi romanzieri russi e dei loro lettori.
Cos’è che ami, quando sei innamorata? I suoi vestiti, i suoi libri, il suo spazzolino da denti. Tutti i beni di consumo, che prima erano estranei, vengono magicamente riabilitati come aspetti della persona, come espressioni organiche di azioni, di scelte e di usi. Dopo che Evgenij Onegin scompare nel settimo capitolo, Tat´jana comincia a recarsi in visita nella sua tenuta abbandonata. Guarda i segni che ha lasciato sul biliardo, la sua biblioteca, il suo frustino, “e tutto le pare inestimabile”. “Chi era dunque lui?” domanda riflettendo sui suoi libri, esaminando i segni lasciati sui margini dall’unghia del suo pollice».

8) Twittato da fattoquotidiano: “#Libero e la liberazione dai numeri – Dal blog di Fabrizio Tonello”. Il Link

9) Twittato da CartaRoberto: “Il segreto dei best-seller: 30% sesso, 30% violenza, 40% politica o religione”. Il Link
«La letteratura da hit parade necessità di un imperativo:  agganciare fin dalle prime pagine il lettore. Può essere utile che alla prima scena una giovane donna nuda venga addentata da uno squalo, o un uomo sia assassinato da un monaco albino, o s’intravveda subito un amplesso ad alto contenuto erotico. Una volta catturata l’attenzione, il ritmo delle pagine successive deve essere incalzante, la tensione deve rimanere allo spasmo. Se il lettore esita o si distrae, lo hai perso. Ecco perché l’introspezione, i lunghi viaggi all’interno della propria psiche che affascinano sono quasi sempre da evitare».

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