Alcune possibili riflessioni per il week-end: l’economia argentina al 7,7%, l’élite che sfugge dalle responsabilità, l’editoria che è diventata un supermercato

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Avete presente quello Stato chiamato Argentina auto-dichiaratosi fallito tra il 1998 e il 2002? Bene, oggi sviluppa la sua economia a ritmi vertiginosi medi del 7,7% l’anno, non in via eccezionale, ma dal 2004. Pensate un po’, l’Italia del boom economico produsse uno sviluppo simile tra il 1958 e il 1963, attestandosi su un incremento annuo del Prodotto Interno Lordo del 6,6%. La ricetta? Aver mollato i consigli dei falchi americani, udite udite, in merito a una politica macroeconomica e fiscale impostata sull’austerità e il rigore. Ripristinato il deficit come leva della politica economica la crescita è ripartita. A buon intenditore…

Il Salone del libro di Torino ha ricordato quanto l’editoria sia ormai diventata un supermercato, ricco di promozioni eccitanti per ogni nuova uscita. Alcuni dati. L’editoria è l’unico ambito in cui la crisi è stata combattuta aumentando l’offerta, da una parte ciò ha causato la depressione degli autori, che vedono crescere il numero di opere sfornate ma non il numero dei lettori, dall’altra lo spostamento dell’impegno imprenditoriale verso il digitale, che produce il 5% di ricchezza del settore ma “succhia” un terzo del tempo di lavoro. Tempo fa la qualità del catalogo assicurava contro il rischio della novità, oggi la mancanza di curiosità e l’impoverimento emotivo si riflettono negativamente anche e sopratutto su questo mondo. Buoni editori, buoni grafici, buoni critici, ma mancano sempre di più i buoni lettori.

Con un agile pamphlet Luciano Gallo ci ricorda i cicli delle élites italiane, con la particolarità di leggerle, lungo i 150 anni unitari, con gli occhi degli intellettuali che via via le hanno descritte e raccontate. Arrivando all’ultimo trentennio, 1983-2012, Gallo ce ne parla come di uno spazio temporale di massima mortificazione delle élites italiane – giudici, professori, scienziati – utili solo se asservite. Il passaggio storico che certifica la sudditanza della politica alle forze anonime, sopratutto finanziarie, sembra offrire un’ultima chance a un governo dei “migliori”, sino a ieri apparentemente fuori gioco. Anche a parere del nostro resta una domanda di fondo: se questa nuova élite è espressione di quelle stesse potenze anonime dell’economia e della finanza – grandi banche, holding internazionali, agenzie di rating – che hanno prodotto la crisi, sarà in grado di portarcene fuori? Magari seguendo l’esempio dell’Argentina… (n.d.a.)

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