Grillo sbanca Parma: nuova Italia che avanza o solita Italia che invade un vuoto elettorale?

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E’ possibile affermare, come sostiene Francesco Merlo (firma autorevole di Repubblica), che il tandem Grillo/Pizzarotti abbia vinto a Parma pescando voti a destra? Il segreto del movimento 5 stelle, dunque, sta tutto nell’aver offerto rifugio ai profughi berlusconiani parlando un linguaggio di destra diretto a pance di destra?  Mi sembra troppo semplicistico risolvere la straordinaria affermazione politica di un comico con una semplice equazione. Anzitutto, e mi pare di leggere bene i dati sull’affluenza, molti Berlusconiani credo non siano proprio andati a votare. In secondo luogo, se il linguaggio di Grillo è un buon mix tra Berlusconi e Bossi, i contenuti sono comunque lontani dall’ex duopolio politico del Nord e anche da una discussione tribale da bar sport. Il voto di protesta si basa su una proposta locale che parla della vita quotidiana di ciascuno di noi, del nostro essere più consumatori vittime di un incantesimo che cittadini vigili sul corso della democrazia. Questo, ad onor del vero, Berlusconi di sicuro non lo ha mai sostenuto. Credo sia anche sbagliato parlarne semplicisticamente come voto anti-sistema, non si tratta di un movimento avulso dalla società e dalla vita qualunque (quella della stragrande maggioranza delle persone), piuttosto intende porsi come l’esatta alternativa a quel sistema “falso” e realmente avulso dalla vita della gente comune, rappresentato dai partiti e dai politici tradizionali, dagli ordini professionali, dai manager e dai banchieri, dai massoni e dai prelati pragmatici, dai colletti bianchi e dai mafiosi. Questo insieme di figure sociali, che rappresenta la guida al sistema, mi verrebbe da dire la “mano invisibile”, è il vero bersaglio di Grillo e della sua protesta di piazza senza bandiere rosse. Una classe dirigente a tutto tondo, una massoneria a cielo aperto. Certo the show must go on, la componente spettacolistica è sempre la parte forte della propaganda, come per magia anche il comico-politico genovese si presenta per quello che è, un abile sultano della demagogia mediatica. Bisogna avere paura di Grillo? Rimango dell’idea che occorre avere molta più paura di D’Alema.

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