L’incredibile vicenda dei referendum sardi

Manifesto promozionale dei referendum tenutisi il 6 maggio 2012

Il 4 maggio scorso ho scritto un post dal titolo “Referendum in Sardegna: di cosa si tratta? A mio parere sono comici e stucchevoli“, nel quale affrontavo la questione referendaria sarda del 6 maggio 2012. Il 7 maggio, a quorum acquisito, ho ribadito alcuni concetti con il post “Sardegna: referendum anti-casta? Trionfo della retorica del populismo“.

A distanza di tre settimane non posso che constatare come alcune domande che ponevo allora si siano effettivamente materializzate nell’agenda politica quotidiana e, sopratutto, non si riesca a dare una risposta adeguata. Chiedevo «Chi e come colmerà il vuoto legislativo che si formerebbe con l’eventuale vittoria dei SI a quorum raggiunto?», bene, i signori illuminati che hanno proposto e promosso il voto referendario e che siedono sui banchi della maggioranza del Consiglio Regionale (i Riformatori e il Presidente della Giunta Ugo Cappellacci ad esempio), sono ritornati ad essere quello che erano prima della consultazione, delle maschere, e, come diceva Pasolini per la classe politica degli anni settanta, «a sollevare quelle maschere, non si troverebbe nemmeno un mucchio d’ossa o di cenere: ci sarebbe il nulla, il vuoto. La spiegazione è semplice: oggi in realtà in Italia c’è un drammatico vuoto di potere. Ma questo è il punto: non un vuoto di potere legislativo o esecutivo, non un vuoto di potere dirigenziale, né, infine, un vuoto di potere politico in un qualsiasi senso tradizionale. Ma un vuoto di potere in sé» (Il vuoto di potere, dal Corriere della Sera del 1 febbraio 1975).

Il Consiglio regionale ha approvato ieri a tarda notte la legge sul riordino delle Province. Una legge di 2 articoli e 5 commi che tiene in vita le province fino al 28 febbraio del 2013. Entro un mese dalla data di entrata in vigore della legge, la Giunta regionale presenterà un disegno di legge che disciplina il trasferimento ai comuni e alla Regione, entro il 31 dicembre 2012, delle funzioni amministrative attualmente attribuite dalla normativa regionale vigente alle province e il trasferimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali per l’esercizio delle funzioni trasferite (Cosa si risparmierà? Naturalmente nulla).  L’aula ha approvato la legge con 56 voti favorevoli.

Con soddisfazione segnalo due curiosità che alimentano di verità altre mie considerazioni contenute nei post citati sopra. La prima che se non avesse approvato la legge sul riordino delle province il Consiglio regionale avrebbe corso il rischio di essere sciolto per incapacità a legiferare, in quanto le province sono enti previsti dalla Costituzione. La seconda che gli unici a votare contro sono stati i Riformatori sardi, principali sostenitori dei referendum, mentre il Presidente della Giunta Ugo Cappellacci non si è neanche presentato in aula.

I cittadini mandano segnali, la cittadinanza sta cambiamento radicalmente natura, ma questi signori della politica non se ne accorgono, vivono in un iperuranio dorato e paludato e rilasciano dichiarazioni nell’ironica convinzione di parlare alla gente. In realtà la gente di loro non sa più che farsene e, al limite e non sempre con ragione, sostituisce il grottesco che rappresentano con la comicità vera.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...