Ai sardi le tasse dei sardi. Parte la rivoluzione tributaria (tratto da Sardinia Post)

I sardi “esattori di se stessi” attraverso la costituzione di una Agenzia sarda per le entrate che ribalti l’attuale meccanismo tributario. Oggi è lo Stato a riscuotere le tasse e a “restituirne” una parte alla Sardegna. Domani potrebbe essere l’Agenzia sarda delle entrate a riscuotere e a trasferire in un secondo momento allo Stato quanto allo Stato spetta. L’iter legislativo comincia stamani, alle 12,30, con un’audizione degli autori della proposta di legge davanti alla commissione Bilancio del Consiglio regionale. La seconda tappa sarà il parere della commissione Autonomia. Forse l’inizio di una rivoluzione pacifica ma autentica.

Una rivoluzione cominciata con la nascita del comitato “Il fiocco verde” che ha trasferito l’idea in una proposta di legge di iniziativa popolare. In tutta l’Isola sono state raccolte 31.000. Di esse 25.000 lo scorso 13 luglio sono state ritenute valide dal Consiglio regionale. E l’avvio dell’iter legislativo è stato reso possibile.

“Nel momento in cui in Regione hanno ritenuto valide le firme – spiega Pietro Murru, uno dei membri del comitato – la Commissione ha deciso di approfondire meglio il senso di questa legge. E’ composta da 53 articoli, quindi è un articolato abbastanza complesso, e in Consiglio hanno ritenuto di voler sentire in Commissione i membri del comitato e i legali e gli esperti di diritto che hanno contribuito a scriverla”.

Il comitato del Fiocco Verde è composto da Fransiscu Sedda, Franco Contu, Ornella Demuru, Roberto Spano e appunto Pietro Murru. Si è costituito per affrontare il problema che è alla base dell’idea di ribaltare il meccanismo tributario: la “vertenza entrate”. Cioè il contenzioso che da anni la Sardegna ha aperto con lo Stato dopo aver scoperto di non aver “avuto indietro” tributi riscossi nell’Isola per diversi miliardi di euro. Contenzioso che negli ultimi anni si è incrociato con l’esasperazione crescente per i metodi di riscossione adottati da Equitalia.”Metodi – dice ancora Murru – che sono diventati cruenti e penalizzanti per famiglie e imprese, al punto da mettere in ginocchio la nostra economia”.

Ma è praticabile dal punto di vista legale l’istituzione di una Agenzia sarda delle entrate? Certamente, dicono i promotori: c’è un articolo dello Statuto Sardo – l’articolo 9, per la precisione – che prevede che possa essere la stessa Regione a dotarsi degli strumenti necessari per riscuotere le tasse in proprio. E dal momento che lo Statuto del 1948 ha il rango di legge costituzionale, la possibilità di istituire una Agenzia sarda delle entrate è pienamente ammissibile. “La domanda da porsi ora non è tanto se sia tecnicamente possibile, perché lo è, quanto come mai non sia mai stato fatto prima”, dice Murru. “E’ una prerogativa che abbiamo da sempre ma chi ci ha amministrato fino ad oggi non ha ritenuto di esercitarla. Quella che chiediamo oggi è una scelta di responsabilità. Paghiamo le tasse e non abbiamo la certezza che ci vengano restituiti i soldi. Siamo allo stremo. Non possiamo pagare le spese correnti e non possiamo fare investimenti. La speranza è che il Consiglio regionale assuma una piena consapevolezza di questo problema”. E Franco Contu, altro componente del comitato, sottolinea “l’indignazione per il fatto che lo Stato italiano per 17 anni si sia tenuto i quattrini che ci spettavano e che non ci hanno mai erogato”.

Il comitato promotore ha fatto del suo meglio per evitare in tutti i modi di far passare il concetto che si trattasse di una battaglia politica indispendentista o addirittura di uno specifico movimento. In particolare ProgRes (Progetu Republica) al quale aderiscono buona parte dei membri del comitato). Fransiscu Sedda, che è stato uno dei fondatori di ProgRes, non ne ha rinnovato la tessera anche per poter condurre la battaglia senza darle una connotazione “partitica” precisa.

Articolo di Andrea Tramonte – Pubblicato sul sito  Sardinia Post (link

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