Si può rimanere increduli per il Premio Nobel per la pace all’Unione Europea?

Qual’è il valore simbolico dell’assegnazione del Nobel per la pace all’Unione Europea? Essere rappresentanti non solo di un’intera comunità ma anche  espressione di sentimenti e valori come la solidarietà e la fraternità?  Dare speranza a milioni di cittadini che credono in questo valore e si aspettano maggiore determinazione nelle decisioni da prendere nei confronti del mondo intero? Oppure si tratta di dare forza e morale all’altra guerra che si sta combattendo oggi,  quella economica? Forze oscure  si combattono nel far salire o scendere il famoso spread. Oslo chiama forse l’Europa a far sì che gli uomini non muoiano sotto il peso della disoccupazione, della fame e del fallimento? A raccogliere la sfida della pace economica ed evitare che la crisi possa sfociare  in esperienze populiste e/o autoritarie?

Chi ci mandiamo a ritirare il Premio, un greco incazzato nero? Un neolaureato italiano o un disoccupato dell’estremadura spagnola? Se no mandiamoci l’autorevole Merkel oppure il raffinato Hollande.

L’assegnazione di questo premio è quel che si dice populismo, politicamente corretto, insabbiamento mediatico. Un Premio per il passato di un’istituzione che ha poco a che fare con il presente.

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