Paolo Manichedda dopo il congresso del Partito Sardo d’Azione: “Leggo sul giornale di essere isolato: felicissimo. I muscoli decadono più dei libri e non si possono lasciare in eredità”

Paolo Maninchedda

Il post di Paolo Maninchedda, pubblicato sul blog da lui curato, con il quale commenta la versione data dal quotidiano La Nuova Sardegna del congresso del Partito Sardo d’Azione svoltosi nel fine settimana e da lui disertato.

Oggi leggo una cronaca (specie sulla Nuova) sui giornali che non riconosco. Ieri alle 11 mi chiamano molti amici per chiedermi di entrare nel congresso. Spiego che non posso entrare in un congresso pensato per dividere e chiedo loro di non patecipare a una mattanza. Vado via. Alle 13 il congresso cambia volto e si annuncia l’accordo unitario. Mi chiamano per sapere se apprezzo la svolta unitaria e do il mio apprezzamento. Poi leggo sul giornale di essere stato attaccato in conclusione, addirittura da Giacomo Sanna, con parole tipo “qui non c’è nessu Dio in terra”, e figuriamoci se non lo so io che non c’è nessun Dio in terra, visto che mi rivolgo e mi sono rivolto spesso a quello del cielo: quelli della terra, non li frequento. Poi il giornalista ricorda (con un certo compiacimento) che io non sono nuovo a strappi nei partiti, dimenticando di dire che proprio in questo caso non ho voluto strappare. Però è vero: io lavoro a cambiare radicalmente la Sardegna da tanto tempo e non me ne vergogno e, come tutti i riformisti di tutti i tempi, ho passato e passerò molto tempo da solo. Essere liberi vuol dire non avere la debolezza di stare in branco a tutti i costi. Insomma, ho l’impressione che la stampa e certi ambienti sardisti abbiano concorso a costruire un processo su di me di cui io non mi sono accorto ma che evidentemente c’è stato. Io rispondo come ho risposto ieri: io non bisticcio anche con chi vuole bisticciare. Non è tempo di bisticci, ma di chiarezza e maturità di scelte politiche. Ho detto ieri che Gandhi, buscandone tutti i giorni, ha costruito uno stato che vive in pace; Israele, nato sulla violenza rivoluzionaria, vive in guerra tutti i giorni. I muscoli decadono più dei libri  e non si possono lasciare in eredità.
Prendo atto che la lettura data dal giornalista di un accordo unitario voluto contro Maninchedda non può essere frutto della fantasia del giornalista e lo accetto. È dunque diventato il congresso contro Maninchedda e pertanto Maninchedda oggi non è più candidato a nulla.
Poi si dice che io sarei stato abbandonato da tutti i delegati. Poi mi si invita a stare in minoranza, come se non lo sia mai stato in tutti questi anni. Io sono un uomo di minoranza, perché non sono conformista.
Semmai ho rifiutato sempre l’idea di costituirmi in minoranza, perché non capisco perché dovrei sprecare risorse per costituirmi in minoranza interna, anziché continuare a lavorare per la nascita di uno stato.
Il congresso, quindi, per la stampa, sancirebbe una sorta di mio confinamento con vergogna e di bocciatura della mia possibile candidatura alla presidenza della Regione. Bene, se la stampa ha letto bene, io accetto il confinamento, accetto l’isolamento, accetto e prendo atto che il Psd’az non vuole la mia candidatura alla Regione. L’accetto serenamente ma resto convinto delle mie ragioni:
1) il Psd’az deve uscire dalla Giunta Cappellacci;
2) il Psd’az deve profittare politicamente della crisi dei poteri della Repubblica italiana e costruire un nuovo ordine con le forze produttive e riformiste della Sardegna;
3) il Psd’az deve costruire un’alleanza con i movimenti indipendentisti e accettare la proposta dei Movimenti di un rinnovamento radicale del ceto politico;
4)  il Psd’az deve dialogare con le forze moderate e con il Pd per costruire un’alleanza sovranista (anzi, credo che non sia stato apprezzato neanche il dialogo col Pd al mio paese, ma su quello io mi sacrificherò personalmente perché il mio paese ha bisogno di unità e serenità);
5) il Psd’az dovrebbe dialogare con l’area culturale di Soddu che sta parlando la nostra stessa lingua ed è uno stimolo al cambiamento del conformismo di sinistra;
6) il Psd’az deve avere una piattaforma sul fisco molto più avanzata di quella attuale;
7) il Psd’az deve accettare il rischio dell’apertura e dell’adunanza della diaspora sardista (il Psd’az non può avere contro tutti o quasi gli intellettuali sardisti)
Io non ho in testa scissioni di alcun genere, anche perché quando si è soli come si vuol certificare che io sia, si scinde l’atomo, non un partito. Per me, questa nuova condizione di isolamento è una grande esperienza di libertà.

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