Ecco un pessimo esempio di alternativa all’industria mineraria del Sulcis

Sardinia Post – 5 novembre 2012

La notizia appare di routine: delibere amministrative di un piccolo comune. In questo caso Fluminimaggiore, nel  Sulcis Iglesiente, ma a pochi chilometri da un mare che il mondo ci invidia. E in un’area archeologica importante. Che tra l’altro ospita il tempio di Antas. La notizia è che pochi giorni fa: l’amministrazione comunale ha negato l’ennesima proroga per l’esecuzione dei lavori del piano di lottizzazione turistico-edilizio nella località Sant’Angelo. Ma cosa c’è dietro?

La notizia è passata sotto silenzio. Eppure – sottolineano il Gruppo di intervento giuridico e gli Amici della Terra – “avrebbe meritato la ribalta nazionale, quanto meno per gli insegnamenti che se ne dovrebbero trarre”. Perché è “il certificato di morte di una delle più scandalose (e poco conosciute) speculazioni immobiliari ai danni del patrimonio ambientale isolano, condotta – per giunta – con soldi pubblici e illudendo centinaia di disoccupati e sottoccupati locali”.

Già, il punto è proprio questo. Di nuovo, davanti alla crisi industriale del Sulcis-Iglesiente, si è parlato del turismo come possibile alternativa. Ecco, questa vicenda dimostra come l’alternativa turistica non solo non è stata perseguita, ma è stata nei fatti boicottata. Perdendo occasioni enormi di creare nuovi posti di lavoro.

La storia comincia nel 1993, dunque vent’anni fa. Quando viene presentato, dalla S.Angelo S.r.l., un progetto turistico-edilizio che prevede di realizzare nella località Sant’Angelo, nell’ambito di 160 ettari, di tre alberghi da 400 posti letto l’uno (complessivamente 1.200 posti letto per 77.000 metri cubi di volumetrie complessive) e 60 villette “a rotazione d’uso” (altri 12.000 metri cubi) e servizi (18.000 metri cubi). Tutto con i contributi pubblici della del 1990 (la numero 221) “per la reindustrializzazione delle aree ex minerarie”.

Ma cosa è l’area di Sant’Angelo? E’ l’epicentro dell’archeologia mineraria dell’Iglesiente. Vicina al tempio punico-romano di Antas, al villaggio minerario di Su Zurfuru, ai siti estrattivi di Arenas (oggi oggetto di recupero, sempre con fondi pubblici, ma privo di gestione). Secondo i sostenitori del faraonico progetto, si sarebbero orientati proprio là i flussi turistici del Giubileo del 2000. Una sciocchezza, smentita dai fatti. Che ha avuto il potere, però, di distogliere l’attenzione da quello che avrebbe potuto rappresentare quella stessa area se fosse stata inseritita negli itinerari del turismo naturalistico e dell’archeologia mineraria, anzichè negli “itinerari” del cemento.

“Magari negli itinerari – osservano gli ambientalisti – di quel Parco geo-minerario, storico, ambientale della Sardegna, vero ectoplasma di quel che dovrebbe essere”. O attraverso la realizzazione di “una rete di piccoli (e gestibili) agriturismi e alberghi rurali, magari nei luoghi delle miniere, con adeguati servizi (escursioni, internet, eno-gastronomia, ecc.)”. Non certo, comunque, “mattoni” e centinaia di posti letto tra i boschi.

L’assurdità del progetto fu subito rilevata. Proprio dal Gruppo di intervento Giuridico e dagli Amici della Terra. Che avviarono diverse azioni legali per bloccarlo. Anche con successo. Basti dire che la Soprintendenza ai Beni ambientali di Cagliari ed il ministero per i Beni e le attività Culturali hanno annullato per ben due volte l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Regione. E la stessa Regione ha concesso con molte riserve il nullaosta per la lottizzazione. Una nota del 9 febbraio del 1994 dell’assessorato alle Politiche industriale definiva la proposta “nel suo complesso inadeguata ai fini della verifica del corretto inserimento nel particolare contesto paesaggistico delle volumetrie previste, in quanto scarsamente correlata con le caratteristiche del territorio interessato…”. Salvo però autorizzare “limitatamente all’insediamento alberghiero n.1”, ma “a condizione che esso vada ad interessare, nella misura massima possibile, prioritariamente la superficie coperta ad eucaliptus”. Per poi, un mese dopo (la nota dello stesso assessorato porta la data del 31.3.1994) bloccare tutto proprio per il “pesante impatto ambientale”. E infine, contraddicendosi ancora una volta, autorizzare nel 1996, la costruzione del secondo complesso alberghiero da 400 posti letto.

Le proposte avanzate (anche dallo stesso ministero per i Beni culturali) per fare la cosa più senplice, cioè non costruire nulla di nuovo ma recuperare il borgo Sant’Angelo (tra l’altro ottenendo lo stesso numero di posti letto) non sono state prese in considerazione. Tutto inutile, insomma. Scrive il Gruppo di intervento giuridico in proposito: ” L’Amministrazione comunale di Fluminimaggiore – guidata allora come oggi dal sindaco Piergiuseppe Massa, mai che certi amministratori pubblici si ritirino a vita privata – insieme ai sindacati confederali e a centinaia di disoccupati locali hanno preteso con manifestazioni e violenza verbale non dimenticabili, la realizzazione del primo complesso alberghiero, l’Antas Hotel, 32 mila metri cubi e 400 posti letto, con contributo pubblico di 4.884.715.000 di lire (cioè circa due milioni e mezzo di euro, ndr) su 12.414.000.000 di investimenti dichiarati (circa sei milioni e mezzo di euro, ndr). “Un vero fallimento, chiuso dopo solo qualche anno con vicissitudini del tutto dimenticabili”.

Nel 2004 viene inaugurata la prima e unica struttura ricettiva del faraonico progetto, l’Antas Hotel con 340 posti letto, che chiude i battenti dopo qualche anno di attività. Un bel risultato, sintetizzato in questo articolo che appare sulla Nuova Sardegna lo scorso 7 giugno: ” Quello che un tempo sarebbe dovuto essere un bel sogno continua ad avere invece tutte le caratteristiche dell’incubo. Infatti, non c’è ancora nessuna novità per i dipendenti dell’Antas Hotel realizzato in mezzo al verde della lussureggiante vallata Sant’Angelo. Il cancello rimane sbarrato, all’interno della struttura non c’è segno di vita, mentre tutt’attorno le sterpaglie hanno invaso l’ingresso e i sentieri d’accesso. Così sarà indiscutibilmente un’estate amara per i 20 lavoratori che attendono con speranza la ripresa dell’attività e il saldo delle spettanze dei mesi precedenti non ancora erogate”.

Siamo a oggi quando la stessa amministrazione di Fluminimaggiore nega l’ennesima proroga per l’esecuzione dei lavori del piano di lottizzazione turistico-edilizio. La certificazione di un fallimento, appunto.

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2 pensieri su “Ecco un pessimo esempio di alternativa all’industria mineraria del Sulcis

  1. GIGIO

    GRAZIE PER AVER SCRITTO QUESTO ARTICOLO. FINALMENTE UNA PERSONA è RIUSCITA A SPIGARE SEMPLICEMENTE QUELLO CHE DA TANTI ANNI ACCADEVA (IN SILENZIO) A S.ANGELO. GRAZIE NUOVAMENTE

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