Chiamatelo Franco Belli!

Il prof. Franco Belli, ordinario di Legislazione Bancaria della Facoltà di Facoltà di Economia “Richard M. Goodwin” dell’Università degli Studi di Siena.

«Ringrazio tutti quelli che in questi giorni poco giulivi mi sono stati accanto con il loro affetto». L’ultimo pensiero postato su Facebook per i tanti amici non solo virtuali. I suoi studenti hanno scomodato citazioni cinematografiche e letterarie per ricordarne la vita, l’insegnamento, lo stile e, magari, fare buon uso di tutto ciò. Area giuridica, destinazione bancaria, nella città della “Banca” per antonomasia, Siena. Capacità di vivere la Facoltà come si dovrebbe vivere un luogo di lavoro, respirando l’odore di ogni anfratto umano: l’omino della copisteria con cui bere i Campari versati da quello del bar di San Francesco o di Via dei Rossi, quell’altro dell’accoglienza,  l’istruttore amministrativo, il sindacalista, il dirigente, lo studente, il cultore della materia, il ricercatore, il professore associato-ordinario-emerito, il Preside di Facoltà, il Rettore. Viveva questa interminabile sfilata di ruoli e umori in modo decisamente singolare, in un variegato orizzonte di pensieri e comportamenti, dentro un’umanità vitale e beffarda, goliardica ma lineare, sempre pronta a donarsi senza mai dimenticare l’importanza del ricevere. Lui era davvero la Facoltà di Economia “Richard M. Goodwin”, era il senso e lo spirito originale di un progetto di comunità universitaria, di un realismo umano che dava speranza. Consapevole che ogni suo presente altro non era che un lampo nella storia già spento, quindi non prendendosi troppo sul serio, ha sempre e comunque  pensato che bisognava non tanto e non solo insegnare ma cambiare il mondo. Perché l’Università è la più prestigiosa istituzione di uno Stato moderno.

Scrivo di uno che ha provato seriamente vergogna di fronte al degrado etico e politico che ci sovrasta. Non per finta, non per retorica, non per populismo studentesco da quattro soldi. E’ stato un uomo dell’Istituzione (Direttore di Dipartimento, Preside, componente del Senato Accademico) ma non è mai stato un Barone, un occupante o un difensore di privilegi. Quando ho saputo della sua ultima lezione in Facoltà ho pensato si trattasse della fine di un’era e dell’inizio di un altro tempo. Come l’estinzione dei dinosauri. Uno sgobbone, non ha mai rifiutato una tesi di laurea, ne ha saputo curare a centinaia contemporaneamente. Un dinosauro nel senso di Asor Rosa ma anche un operaio della cultura.

Ricordo con piacere quando insieme abbiamo presentato un Flavio Soriga giovane (e fresco) vincitore del Premio Calvino, serata frizzante in cui dimostrare, una volta di più, cosa volesse dire esercizio critico dell’intelligenza. Infine, non per importanza assoluta ma per ricordo affettivo, devo per forza scrivere di un fatto personale. Nel proclamarmi «Dottore in Economia», da mio relatore e Preside di Facoltà qual era allora,  si è sensibilmente commosso tra la sorpresa generale dei presenti andando oltre la consueta frase di protocollo e affermando: «Sono stati degli anni davvero belli, ti ringrazio per quello che hai dato e per tutto quello che abbiamo fatto». Quando incontrate una persona così, chiamatela Franco Belli.

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