Sogna, impegnati e avrai tutto quello che desideri: Obama e il mito americano

Le elezioni a stelle e strisce sono costate 6 miliardi di dollari, troppi soldi e troppo poche idee sopratutto in chiave repubblicana. La maggior parte di questo denaro è stato impiegato allo scopo di sconfiggere Obama. La sua rielezione è un miracolo, fondato su una potenza comunicativa che ha raggiunto la testa e la pancia degli americani e che ha battuto la potenza economica di chi lo affrontava per mandarlo a casa. L’esempio di ciò che avrebbe potuto e dovuto fare il centro-sinistra italiano negli ultimi 20 anni e che non ha (quasi) mai fatto, se si escludono le due parentesi abortive di Romano Prodi. Al contrario è stato proprio Berlusconi a strumentalizzare sottilmente lo slogan americano «sogna, impegnati e avrai tutto quello che desideri», aggiungendovi un «proprio come ho fatto io».

Dall’analisi comparata del mondo americano con il nostro scaturiscono altre riflessioni. La forza del Presidente trova ragione nella capacità di andare oltre il melting pot tradizionale e abbracciare le minoranze del presente e del futuro: «L’America è di bianchi e di neri, di nativi americani e di ispanici, di giovani e di vecchi, di abili e disabili, di etero e di gay». Ai repubblicani sono rimasti solo i bianchi. Barack non ha ceduto su nulla, non ha temuto la grassazione, non ha strizzato l’occhio al  probabile nemico. Ha difeso i lati più contestati delle cose fatte e di quelle da fare. Ha proposto e mantenuto un’identità non negoziabile. Infine, non ha più parlato di Stato o di nazione americana. Ma di famiglia che sta per popolo, per nazione e per Stato. Di una famiglia che non deve ritenersi eccezionale a scapito proprio, appena ci si convince di questo, della perdita dell’eccezionalità. Bravo comunicatore, ora però l’impresa da affrontare diventa più sostanziale: riuscirà a passare alla storia per qualcosa di più che essere stato il primo Presidente nero?

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