I ministri nel Sulcis: «Una visita nata male» (Sardinia Post – G.M. Bellu)

Foto tratta da http://www.unita.it

Il giorno ‘fatidico’ è arrivato: i ministri Passera, Barca e il sottosegretario De Vincenti giungono nel Sulcis. Dove trovano una situazione resa ancora più tesa dalle polemiche esplose durante la preparazione dell’incontro.

Di Giovanni Maria Bellu – Sardinia Post

Nessuno razionalmente può credere cheun incontro di poche ore, per quanto siano autorevoli gli interlocutori, possa risolvere i problemi di un territorio. A maggior ragione ci si può fare questa illusione in un territorio come il Sulcis, reso “esperto” da una lunghissima storia sindacale. Eppure in questi ultimi giorni e in queste ultime ore il dibattito si è sviluppato come se davvero oggi si giochi una partita decisiva e definitiva. Il Sulcis – e ancora di più l’area attorno al luogo dove si svolgeranno gli incontri con la delegazione ministeriale, la miniera di Serbariu, presidiata fin dal pomeriggio di ieri dalle forze dell’ordine – è diventato il cuore di una vertenza molto più ampia, il luogo simbolo di una (per buona parte più proclamata che praticata)
vertenza-Sardegna.

Val la pena di ricostruire per sommi capi la genesi dell’incontro odierno. Nasce come strumento per risolvere i problemi di ordine pubblico che, secondo le analisi del ministero dell’Interno, sarebbero sorti a Roma se il 29 ottobre – come annunciato in un primo tempo – duemila persone, con in testa gli operai dell’Alcoa, si fossero riversate nel centro della Capitale in quella che si annunciava come una delle più imponenti manifestazioni sarde “in trasferta”. Sono state quelle preoccupazioni a determinare l’avvio di un’azione di diplomazia politico-sindacale nel corso della quale l’esecutivo, in cambio del rinvio della manifestazione, ha “offerto” l’odierno tour ministeriale. Che dunque, da subito, ha assunto una valenza quasi “risarcitoria”, creando un clima di attesa sproporzionata e tesissima.

La fase preparatoria dell’incontro è diventata il luogo dove si sono riversate le tensioni sorte nel dibattito sulle conduzione della vertenza. Con gli operai dell’Alcoa determinati fino all’ultimo a marciare sulla Capitale (un’altra manifestazione ‘romana’ era stata fissata per il 6 novembre, per poi essere ancora una volta rinviata) e con i sindacati confederali e gli amministratori locali orientati su una posizione di attesa dei risultati della missione sarda dei ministri Passera, Barca e del sottosegretario De Vincenti.

Il programma dei colloqui che la delegazione ministeriale svolgerà oggi nella miniera di Serbariu “blindata” è diventato uno strumento di misurazione del peso delle diverse parti in campo. Col risultato che il poco tempo a disposizione (dalle 11 alle 16, mettendo assieme i vari e contraddittori annunci che si sono succeduti in questi giorni) è risultato insufficiente ad accontentare tutti. Soprattutto a riconoscere a ciascuno il ‘peso’ che si aspettava. Al punto tale che ancora non è chiaro se i sindacati confederali – relegati in un primo tempo a un ruolo quasi marginale – incontreranno la delegazione ministeriale o si asterranno dal farlo.

Questa sfasatura tra il poco tempo a disposizione da una parte e la quantità di interlocutori (e l’ampiezza dei temi) dall’altra, appare una sintesi del problema fondamentale, il problema dei problemi: il ‘Piano Sulcis’, cioè il programma di interventi per il rilancio e la rinascita del territorio. Che, stando agli annunci ministeriali, dovrebbe passare attraverso una serie di interventi (bonifiche, valorizzazione del territorio a fini turistici) che paiono dare per scontata la fine della grande industria. Un’impostazione che è suonata come l’annuncio di una terapia ricostituente per curare un infarto in atto.

C’è da augurarsi che l’incontro odierno torni ad assumere la rilevanza che merita: un appuntamento importante, ma non esclusivo. L’avvio, attraverso un atto simbolico (la visita in Sardegna) di un confronto che deve proseguire in modo serrato e produttivo anche e soprattutto fuori dai riflettori. E che non si riversino nella miniera di Serbariu e nei suoi dintorni i problemi di ordine pubblico che la venuta dei ministri ha tenuto lontano da Roma.

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