Suggerimenti ai ministri venuti da Roma per un tour tra i veleni del Sulcis (Sardinia Post)

Tore Cherchi, presidente della provincia di Carbonia-Iglesias, è uomo gentile e sardo ospitale. E così ha organizzato la location per l’incontro con i ministri romani nella restaurata e magnifica miniera di Serbariu. Forse per farli sentire a loro agio, perché non abbiano a soffrire troppa nostalgia degli sfarzi di Palazzo Chigi. Avrebbe fatto bene, invece, a organizzare un incontro itinerante, diciamo a tappe, lungo quel Sulcis che i ministri sono venuti a visitare come medici al capezzale di un malato terminale.

Di Marco Corrias – Sardinia Post 13.11.2012

Si poteva partire per esempio dalla discarica dei fanghi rossi e avvelenati di Iglesias, che quando soffia il maestrale rilascia polveri sottili e minacciose che si vanno a depositare ovunque e fin dentro le case della zona. Oppure avrebbe potuto invitarli a esotiche escursioni lungo i tanti ruscelli inquinati del bacino minerario, a partire da quel rio San Giorgio che scende dalla zona di Campo Pisano e se ne va verso la costa di Funtanamare e Gonnesa inquinando tutte le falde che incontra lungo il cammino. Consigliate escursioni anche nella vallata di Masua dove i rottami di quella che fu una miniera sorgono ancora in bella vista davanti al Pan di Zucchero e tengono non proprio piacevole compagnia ai turisti che sempre più numerosi vorrebbero trascorrervi le loro vacanze. Stesso discorso per Buggerru, per Montevecchio-Ingurtosu, per i ruderi rugginosi e gli sfregi alle montagne di Arenas, di Genne Rutta, di Monte Uda, di Seddas Moddizzis.
Insomma, gli farei vedere i paradisi perduti e che si possono ancora recuperare e che invece sono lì a testimoniare l’incuria, la negligenza, la pigrizia e i giochi di potere che a distanza di trent’anni dalla chiusura delle ultime miniere impediscono la riconversione di questa zona e della vita dei suoi abitanti. Ne farei chiedere conto a Cappellacci, commissario straordinario all’ambiente (e quindi al nulla) ma anche a chi finora ha diretto l’Igea (sui cui conti e spese in libertà darei un non fugace sguardo) che deve per statuto occuparsi di bonifica dell’ambiente e invece è impegnata in una sorda battaglia con gli avversari (avversari?) del Parco Geominerario su chi debba gestire in termini di rilancio turistico questo patrimonio che l’umanità ci invidia.
Chiederei a Cappellacci (e forse a qualche Pm) che fine hanno fatto i 69 milioni già avuti dallo Stato per le bonifiche, sui 110 milioni previsti, e se è vero, come è vero, che dal 2005 a oggi la Provincia ha potuto certificare solo una avvenuta bonifica su un territorio immenso. E visto che ci siamo chiederei anche agli stessi ministri che cosa abbia fatto lo Stato per controllare, stimolare e sviluppare una politica ambientale che risarcisca questi territori degli scempi fatti dallo stesso Stato, visto che le miniere statali erano.

E così dalle miniere li de-porterei, i ministri, a Portovesme. Prima tappa i fanghi rossi che si allungano verso il mare, in direzione di Carloforte. Fanghi al veleno rilasciati dall’Eurallumina quando era aperta e qui comandava lo Stato con le sue partecipazioni Statali. Li porterei nelle case di Portoscuso con finestre e porte perennemente sbarrate per impedire l’ingresso alle polveri dell’Enel, della fu Alcoa, e di tutte le defunte industrie pesanti volute da uno stato miope e predatore. Li farei parlare con il dottor Atzori di Portoscuso che ha visto morire di neoplasie polmonari decine di operai, e con qualcuna delle vedove che vivono di stenti perché la morte del marito, operaio nelle imprese d’appalto, non è stata riconosciuta malattia professionale, nonostante lavorassero nei forni neri dell’Alcoa.

Li porterei, i ministri, in una delle aziende agricole (basta una) che Equitalia e le banche si vorrebbero mangiare, dai negozianti di Iglesias e Carbonia e Sant’Antioco strozzati dalla crisi che qui è più micidiale che altrove. Li porterei dai pescatori che tra tasse, divieti europei e carburante proibitivo stanno lasciando marcire le barche in porto. Ecco, gli farei fare un bel tour ai ministri Passera e Barca. Altro che fanfare e dolcetti sardi. Forse, allora, tornando a Roma, capirebbero che i piantini della Fornero sono acqua di rosa, rispetto alle lacrime vere della gente del Sulcis.

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