L’Edipo e l’anti-Edipo, Deleuze e Guattari dipingono i deliri del capitalismo

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“L’epoca senza Edipo” è la commemorazione di un saggio tra le più belle. L’ha scritta Massimo Recalcati per Repubblica, pubblicata oggi, il libro in questione è “L’anti-Edipo”, opera a quattro mani del filosofo Deleuze e del psichiatra Guattari (per intenderci colui che analizzava Lacan e con il quale a un certo punto ruppe bruscamente). Una pubblicazione epocale con la quale si ribalta il disegno psicoanalitico ricorrente. La loro accusa è che la psicoanalisi dopo aver scoperto il «desiderio inconscio» ha volutamente ridotto la portata rivoluzionaria di tale scoperta mettendosi al servizio del padrone. D’altra parte su cosa si reggerebbe il culto psicoanalitico dell’Edipo se non sull’obbedienza cieca alla Legge repressiva e mortificante del padre? Quest’opera è una critica politica alla psicoanalisi che promuove una teoria della rivoluzione dove «tutto è possibile». L’anti-Edipo ha dato vita a un elogio del carattere rivoluzionario del «desiderio» contro la Legge finito paradossalmente a sbattere con l’orgia dissipativa che ha caratterizzato i flussi – non delle macchine desideranti come si auguravano i due autori – ma di denaro e di godimento che hanno alimentato la macchina delirante del discorso capitalistico. Non era loro intento, ma hanno parlato della generazione di un nuovo mostro: il mito della schizofrenia come nome della vita che rigetta ogni forma di limite, di un corpo anarchico costruito come una macchina pulsionale che gode ovunque, antagonista alla gerarchia dell’Edipo. Lacan li aveva messi in guardia, aveva risposto loro che la contrapposizione rivoluzionaria tra le macchine desideranti e la Legge, tra la spinta impersonale e de-territorializzante della potenza del desiderio e la tendenza conservatrice alla territorializzazione rigida del potere e delle sue istituzioni (Chiesa, Esercito, famiglia, psicoanalisi…) rischiava di dissolvere il senso etico della responsabilità soggettiva.
Eppure il tema centrale proposto era un altro: «perché le masse hanno desiderato il fascismo, perché gli uomini combattono per la propria servitù come se si trattasse della loro libertà?» Quasi 10 anni dopo i due ritornano sull’opposizione tra desiderio e Legge chiedendo attenzione ai micro-fascismi, ai micro-edipi che s’insediano là dove si pensava ci fosse il flusso liberatorio del desiderio. «La madre può credersi autorizzata a masturbare il figlio, il padre può diventare mamma». Deleuze e Guattari avvertono che esiste un pericolo insidioso inscritto nella teoria stessa del desiderio come flusso infinito, come linea di fuga che oltrepassa costantemente il limite. Attenzione, sembrano dire, che questa linea «non si converta in distruzione, abolizione pura e semplice, passione d’abolizione». Così è stato.

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