Il sequestro del rag. Spinelli: qual è la verità?

La notte tra il 15 e il 16 ottobre Giuseppe Spinelli, ragioniere di Silvio Berlusconi, è stato sequestrato insieme alla moglie nella sua abitazione nel milanese da alcuni uomini armati. I malviventi volevano 35 milioni di euro in cambio di un dossier in grado di ribaltare la sentenza civile d’appello del cosiddetto lodo Mondadori. Stamattina la Polizia di Stato, a seguito di un’indagine serratissima, sta eseguendo arresti e perquisizioni. Per ora sono state arrestate 6 persone: 3 italiani e 3 albanesi. Gli arrestati sono Francesco Leone – considerato l’organizzatore del sequestro – Pierluigi Tranquilli, Alessio Maier, Ilirjan Tanko, Marjus Anuta e Laurenc Tanko.

Di Huffington Post 19.11.2012

A segnalare il sequestro lampo è stato, nel pomeriggio del 17 ottobre, oltre 36 ore dopo la liberazione di Spinelli, l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, che ha avvertito direttamente il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, Spinelli fu costretto dai suoi sequestratori a telefonare a Berlusconi verso le 9 di mattina del 16 ottobre. Durante la telefonata, durata pochi minuti, Spinelli informò Berlusconi della presenza dei documenti (relativi al Lodo Mondadori, ndr) portati dai sequestratori e fece presente la richiesta di 35 milioni di euro. A quanto pare Berlusconi non sapeva che Spinelli avesse davanti dei rapitori, pur avendo intuito che si trovava in una situazione di difficoltà. Per questo “prese tempo”. Dopo la chiamata, i sequestratori se ne sarebbero semplicemente andati, soddisfatti di aver fatto recapitare la loro offerta all’ex premier. Secondo le prime informazioni, il dossier che la banda millantava come “importante” per il lodo Mondadori era composto da alcune pagine cartacee, e in particolare da appunti a mano. Documento che sarebbe stato letto approfonditamente dal ragioniere.

“Dall’insistenza e dall’agitazione di Spinelli, sequestrato con la moglie da oramai 11 ore, Berlusconi ha certamente intuito la situazione in cui il ragioniere si trovava”, ha chiarito il dirigente della Squadra mobile di Milano, Alessandro Giuliano, sollecitato dalle domande dei cronisti nel corso di una conferenza stampa tenutasi in Questura questa mattina, sottolineando che, sempre secondo quanto riferito dalle vittime, i rapitori sarebbero andati via “dopo aver preso atto che l’offerta dei documenti insieme con la richiesta di denaro erano giunte a destinazione”.

Al momento non risulta sia stato pagato alcun riscatto. Sono moltissimi però gli aspetti della vicenda che devono ancora essere chiariti. Ad esempio, a quanto confermato in Questura, la prima segnalazione dell’aggressione è stata fatta nel pomeriggio del 17 ottobre, più di 24 ore dopo. Ad avvisare la Polizia è stata la sezione di Polizia giudiziaria della Procura, a cui uno dei legali di Berlusconi aveva segnalato l’accaduto.

Per Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, “non c’è stato nessun ricatto: i rapitori dicevano di voler dare qualcosa a Berlusconi in cambio del denaro, ma quella dei documenti sul lodo Mondadori era solo una scusa”.

Spinelli sarebbe stato aggredito da un paio di uomini armati di pistola che, a casa sua, lo avrebbero immobilizzato con la moglie e costretto a stare sul divano. “Quello che è certo è che Spinelli ha passato una bruttissima notte”, ha affermato l’avvocato Piero Longo, a margine del processo Ruby, in corso a Milano. Il legale ha confermato che il 16 ottobre, il giorno dopo il sequestro, lo studio Ghedini-Longo ha presentato denuncia alla procura milanese.

Secondo le prime ricostruzioni, “i malviventi, dicendosi in possesso di documentazione in grado di ribaltare la sentenza civile d’appello del cosiddetto lodo Mondadori, chiedevano in cambio di questi documenti che l’ex premier consegnasse loro 35 milioni di euro”. Spinelli e la moglie erano stati presi come ostaggi. Sono stati liberati solo dopo una telefonata nelle prime ore della mattina all’ex premier.

Un’indagine-lampo è stata la risposta a questo attacco anomalo, dai contorni ancora oscuri. I responsabili, tra i quali un pregiudicato barese, autore di rapimenti di direttori di banca, hanno incontrato poche ore fa i poliziotti.

Lunedì 15 ottobre, come ogni lunedì, Spinelli assolve alle sue solite mansioni:pagamenti a Olgettine & co., prelievi in contanti e gestione dei conti delle dimore berlusconiane. Quel giorno torna a casa più tardi del solito. Appena esce dall’ascensore e suona alla porta, viene aggredito da un paio di uomini. Hanno le pistole in pugno, lo spingono dentro l’appartamento, immobilizzano la moglie e li costringono a stare su un divano, in attesa del capo, che arriva nel cuore della notte.

Vogliono soldi da parte di Berlusconi. In cambio offrono del materiale informatico che riguarda il lodo Mondadori, mostrano su un foglio di carta a Spinelli nomi di magistrati, parlano di Gianfranco Fini come di un uomo disposto a trafficare con la magistratura per rovinare Berlusconi. Spinelli in effetti chiama, parla con Berlusconi, i banditi se ne vanno. Il prezzo che chiedono è altissimo: 35 milioni di euro.

Giuseppe Spinelli, classe 1941, è ritenuto il tesoriere di Silvio Berlusconi e suo uomo di fiducia, oltre che consulente per anni di Veronica Lario, l’ex consorte. Da molti viene considerato uno degli uomini più potenti e vicini al Cavaliere. Nei processi è anche emerso un suo ruolo centrale nel pagare alcune delle ragazze a cui il premier, in talune occasioni, aveva deciso di elargire somme di denaro. Per questo era stato soprannominato dai media “ragionier Bunga Bunga”. Famoso l’episodio in cui, la mattina del 14 gennaio 2011, i pm che indagano sul caso Ruby si presentarono alla porta dei suoi uffici milanesi per perquisirli, e si sentirono rispondere che non potevano farlo perché lo studio aveva la tutela della segretaria politica di Berlusconi. A maggio Spinelli depose in aula al processo Ruby.

Spinelli, insomma, è divenuto famoso alle cronaca soprattutto per il suo ruolo di “pagatore delle Olgettine”, le ragazze ospiti delle serate di Arcore, che pare lo chiamassero affettuosamente Spino. Il suo ufficio a Milano 2-Segrate venne perquisito su ordine del pm Boccassini alla ricerca di documenti “pertinenti – scrivevano i magistrati nel decreto di perquisizione – le abitazioni date in comodato ad alcune prostitute, nonché attinenti ai rapporti economici con queste ultime intrattenuti da Spinelli o dai suoi collaboratori”.

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