Sardegna: il genocidio ambientale e l’omertà della politica

In queste ultime settimane ci siamo sforzati di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su alcune questioni che investono diritti fondamentali del cittadino: lavoro, ambiente, salute. Diritti costituzionalmente garantiti che sono oggi negati ad una parte consistente dei cittadini sardi. Lo sforzo è stato quello di attenerci ai fatti, cercando di separarli dalla propaganda.

Di Massimo Dadea – Sardinia Post del 19.11.2012

I fatti. Le aree industriali del Sulcis e di Porto Torres sono i territori più inquinati dell’intera Sardegna. La Sardegna, così come denunciato da un recente studio di Greenpeace, è la regione d’Italia più inquinata: ben 445 mila ettari, centomila più della Campania.

L’indagine epidemiologica SENTIERI, che ha valutato la mortalità della popolazione residente in 44 siti industriali di interesse nazionale, ha dimostrato che nelle Aree del Sulcis-Iglesiente-Guspinese e in quella di Porto Torres è presente un eccesso di mortalità causata da una alta incidenza di tumori della pleura e del polmone. Tutto questo abbiamo denunciato nei nostri articoli, cercando di infrangere il muro di silenzio, ipocrisia e irresponsabilità che circonda queste tematiche.

Silenzio da parte del Presidente della Regione, silenzio dell’Assessore della Sanità, silenzio degli Enti locali interessati, silenzio dell’opposizione in Consiglio regionale. Una congiura del silenzio che è stata infranta dall’intervista, pubblicata da “Sardinia Post”, del Dott. Migaleddu, medico radiologo, Presidente regionale dell’ISDE (International Society of Doctors for the Environment), da anni impegnato nella denuncia dei danni causati dall’inquinamento sulla salute dei cittadini. Il Dott. Migaleddu denuncia tre questioni assai rilevanti.

La prima. La Sardegna non detiene solo il triste primato delle servitù militari, ma anche quello non meno triste delle “servitù industriali”, 445 mila ettari di territorio inquinati da un carico di veleni che hanno contaminato l’acqua, il terreno e l’aria. Impianti industriali che a seguito del processo di “desertificazione” in atto, diventeranno presto dei ferri vecchi, destinati ad assurgere alla dignità di “archeologia” industriale: monumenti a futura memoria della stupidità dell’uomo. Ecco perché diventa prioritaria la bonifica dei terreni contaminati. Sarebbe del tutto inutile pensare a soluzioni produttive alternative senza, prima, avviare le bonifiche.

L’atteggiamento dei nostri governanti, come osserva il Presidente dell’ISDE,sembrerebbe quello della cattiva massaia, preoccupata più di occultare la sporcizia sotto il tappeto, che di fare una energica pulizia. Così è accaduto a La Maddalena, così rischia di succedere nel Sulcis, così come a Porto Torres. Nel Sulcis ci si attarda nella ricerca di velleitari interventi industriali alternativi senza, prima, interrompere la spirale inquinamento industriale – “genocidio” ambientale. Ancora più sconcertante è la vicenda di Porto Torres: l’alternativa alla chimica pesante è la Chimica Verde. Un nome accattivante, capace di evocare suggestioni positive, ma se si va a leggere i contenuti del progetto ci si accorge che Chimica Verde altro non è che un ossimoro: riunisce due termini contraddittori. Di verde in quel progetto non c’è proprio niente, mentre della chimica rimane tutto l’impatto inquinante.

Il Dott. Migaleddu solleva altre due questioni di grande interesse: il ruolo della stampa sarda e l’ignoranza della classe dirigente. L’informazione in Sardegna, almeno quella che si riconosce nel duopolio intangibile della carta stampata, semplicemente ignora questi temi, forse perché oramai disabituata al lavoro d’inchiesta sul campo, o forse perché “influenzata dalle lobby che stanno dietro questi interessi”.

La classe dirigente sarda dimostra, ancora una volta, la sua inadeguatezza, la sua propensione ad una pervicace “coazione a ripetere”, a ricadere negli stessi errori, negli stessi vizi, dimostrando di preferire le soluzioni preconfezionate, calate dall’alto, più che sforzarsi di elaborare una progettualità che ponga al centro gli interessi e i bisogni dei cittadini sardi. “Sardinia Post” continuerà a mantenere alta l’attenzione sino a quando non sentiremo parole di verità.

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