Come è nata questa economia del gioco d’azzardo? Il problema del casinò impazzito è che ne siamo tutti coinvolti anche se non lo visitiamo

Susan Strange e la lettura delle scelte/non scelte che hanno contribuito al nascere e perdurare dell’attuale crisi economica e finanziaria. Pane al pane e vino al vino, l’economista britannica in Denaro impazzito (opera scritta nella seconda metà degli anni Novanta) ci offre lo spaccato di trenta anni di decisioni politiche in ambito economico, descrive le origini e la prima evoluzione del sistema finanziario internazionale, l’affacciarsi delle strette interdipendenze globali, la formazione dei gangli dei meccanismi di potere.

Il casinò è impazzito perché era ed è da pazzi permettere che i mercati finanziari operino in modo completamente indipendente, sottraendosi a qualsiasi controllo delle autorità statali e internazionali.
La globalizzazione ha portato con sé due questioni primarie.

Una a lungo termine che riguarda la salvaguardia dell’ambiente (la distruzione della fascia d’ozono e l’accumulo di diossido di carbonio nell’atmosfera, la deforestazione e il danneggiamento degli equilibri ecologici tra animali, piante, suoli e acque). Tutte le dichiarazioni e risoluzioni ufficiali non hanno prodotto nessuna azione correttiva seria. La speranza, secondo Strange, è che col tempo si formi qualche nuova e potente coalizione in grado di sfidare gli interessi costituiti (società petrolifere, l’industria chimica, quella automobilistica, quella della carta e degli imballaggi). La sfida potrebbe essere lanciata da qualche “forma di organizzazione dell’opinione pubblica mondiale”, aiutata e sostenuta per motivi di interesse da imprese che operano nel settore della protezione ambientale e dalla potente corporazione della assicurazioni (le richieste di risarcimento dei danni ambientali diventano sempre più un problema).

L’altra questione, a breve termine, riguarda l’eventualità che la fiducia nel sistema finanziario crolli, provocando una stretta creditizia e l’azzeramento della crescita economica mondiale. La preoccupazione di Strange non è di natura tecnica – non riguarda l’efficienza del sistema – ma sociale e politica, circa le possibili conseguenze per la gente comune a cui non è mai stato chiesto se fosse disposta a giocarsi il lavoro, i risparmi e il reddito nel grande casinò del capitalismo globale. La natura di gioco d’azzardo del sistema finanziario è stata ampiamente riconosciuta. È i livelli di volatilità, di incertezza e di ansia che abbiamo oggi sono molto superiori a quelli normali.
Il problema, dunque, va esplorato nei suoi aspetti politici così come in quelli tecnici e funzionali, e va collegato direttamente a quello ambientale. Infatti, la possibilità di intervenire in tempo sulla questione ambientale diminuirebbe drasticamente se l’economia mondiale dovesse precipitare in una depressione prolungata facendo concentrare i Governi esclusivamente sui problemi interni più immediati.

Partendo dalla rilettura di Capitalismo d’azzardo Susan Strange afferma che, a fronte della relativa stabilità degli anni Sessanta, il grande cambiamento avvenuto a partire dagli anni Settanta consiste nell’aumento dell’instabilità e nella velocità di movimento dei prezzi fondamentali all’interno dell’economia mondiale: valute (tassi di cambio), beni (inflazione), credito (tassi di interesse), petrolio (principale merce di importazione). L’incertezza connessa a ciascuno di questi fattori ha nutrito l’incertezza e la volatilità di ciascuno degli altri. E il fattore comune che li ha legati è stato il sistema finanziario internazionale. Il problema di questo casinò impazzito è che ne siamo tutti coinvolti anche se non lo visitiamo: l’andamento dei cambi può dimezzare il valore di un raccolto o di una stagione di pecorino romano, mettere fuori mercato l’aumento dei tassi di interesse, può far aumentare in modo considerevole il costo di un magazzino di un commerciante, una considerazione di ordine finanziario può privare l’operaio di un suo posto di lavoro. Il fatto è che ciò che succede nelle “puntate” fatte dagli uffici dei grandi centri finanziari può avere conseguenze improvvise, imprevedibili e inevitabili per chiunque, da chi ha appena finito gli studi al pensionato.

Come è nata questa economia del gioco d’azzardo? Le risposte appartengono alla sfera della politica e della storia economica, della politica interna e internazionale e dei mercati. Strange a monte di questo individua cinque non decisioni collocabili tra il secondo dopoguerra e la fine degli anni Sessanta, e successivamente cinque scelte politiche  intraprese nel decennio 1971-1985.

Non scelte: secondo dopoguerra/fine anni Sessanta.
1) Il rifiuto dell’Europa di accogliere la richiesta statunitense di ripartire in modo più equo gli oneri relativi alla mantenimento della NATO nei primi anni Cinquanta. In tal modo gli europei hanno da un lato goduto dei benefici di un sistema di difesa e sicurezza senza sostenere i costi e, allo stesso tempo, hanno fornito agli Stati Uniti la giustificazione perfetta per escogitare sistemi non fiscali di finanziamento delle proprie politiche di difesa. Ulteriori conseguenze di questa scelta sono l’intervento americano (Vietnam) e i benefici arrecati dalla funzione di moneta internazionale esercitata dal dollaro.
2) Il rifiuto dei paesi ricchi di prestare ascolto alle richieste del terzo mondo e di realizzare una redistribuzione del reddito attraverso gli aiuti delle Nazioni Unite.
3) La scelta di affrontare il problema del debito internazionale attraverso ma negoziazione caso per caso rinunciando alla ricerca di una soluzione globale.
4) L’incapacità di concordare regole forti e non settoriali per scoraggiare la pratica di concedere crediti a tassi agevolati all’esportazione, nonché di sussidiarne l’assicurazione, per promuovere lo sviluppo di esportazioni competitive da parte dei paesi industrializzati.
5) La decisione, da parte di Wilson e del primo governo laburista inglese, di consentire la riapertura della City di Londra come centro di scambi finanziari internazionali, vista l’importanza della capitale inglese come partner di New York ai fini dello sviluppo di un sistema dinamico e innovativo per la creazione e lo scambio di credito a livello transnazionale.

Le scelte politiche del periodo 1971-85 sono le seguenti.
1) La rinuncia radicale da parte degli Stati Uniti a qualsiasi forma di intervento nei mercati valutari (sistema dei cambi fissi di Bretton Woods e sistema dei cambi in generale).
2) Ingannare l’opinione pubblica e quella degli stessi professionisti spingendoli a credere che la riforma del sistema monetario fosse discussa seriamente a livello internazionale (regole cancellate e sistema in anarchia).
3) Il rifiuto da parte degli USA del negoziato con i paesi produttori di petrolio e di scegliere invece la strategia dello scontro portato avanti da una coalizione di paesi consumatori di petrolio che si sarebbero dovuti dotare di riserve strategiche per avvitare futuri aumenti dei prezzi (gli stretti legami tra prezzi del petrolio e mercati finanziari, e tra entrambi e l’indebitamento dei paesi meno sviluppati hanno contribuito a formare il contesto politico/economico in cui si sono verificati i successivi sviluppi della finanza internazionale).
4) Il rifiuto di trattare con l’OPEC ha portato alla strategia dell’ostruzionismo economico nei confronti del mondo arabo.
5) la reazione, nel 1974, al fallimento di due importanti banche – Franklin National di New York e la tedesca Bankhaus Herstatt – rafforzando la cooperazione tra le banche centrali nel loro doppio ruolo di regolatori del sistema bancario e di responsabili del credito di ultima istanza.

La responsabilità di tali scelte è per lo più da attribuire agli Stati Uniti e vi è un chiaro legame sia con la politica estera che con quella interna di questo Paese. L’indifferenza del governo USA per l’operatore delle banche americane all’estero risale all’inizio degli anni Sessanta. La tendenza alla deregolamentazione anche sul piano interno è iniziata a metà degli anni Settanta. Il risultato finale della politica “monetarista” può facilmente finire col rappresentare l’esatto opposto di quanto ci si proponeva sul piano ideologico. Invece di liberare il settore privato e l’economia di mercato dal peso degli interventi dello Stato, è andata a finire che lo Stato sia stato coinvolto più che mai e permanentemente nell’industria e nell’attività economica.

Infine, le decisioni chiave da metà anni Ottanta a metà anni Novanta:
1) La tacita decisione di non intervenire in modo radicale dopo la crisi delle borse del l’ottobre 1987. Le borse si ripresero rapidamente, l’attenzione venne quindi giustificata ideologicamente e razionalmente. Il processo di deregolamentazione è potuto proseguire indisturbato.
2) Nel 1988 i governi dei paesi sviluppati hanno concordato di standardizzare alcune delle regole che governano la condotta della banche (accordo di Basilea che ha istituito la norma dell’adeguatezza del capitale in relazione ai rischi che le banche assumono quando prestano fondi o emettono credito).
3) Dopo la caduta del Muro di Berlino vi è stata una serie di decisioni chiave che hanno riguardato le ex economie socialiste: la Germania dell’Est è stata riunificata con la Germania dell’Ovest ma gli altri paesi non hanno attraversato alcun omologo processo economico di unificazione. Da un lato si è chiesto loro di aspettare per potersi unire alla Comunità Europea, dall’altro si è preteso che queste economie si aprissero alle importazioni e agli investimenti Esteri (per dare prova della bontà della loro conversione dal comunismo all’economia di mercato e di buona condotta). Il Secondo Mondo si aggancia al Primo su basi ineguali. Anche il Terzo Mondo, nel frattempo, soccombe all’idea prevalente del libero mercato (Uruguay Round e WTO)
4) La quarta decisione è una revoca. Le norme sull’adeguatezza patrimoniale sono state tacitamente riconosciute come imprecise e pertanto inutilizzabili.
5) Nel 1997 la reazione alle crisi valutarie e creditizie dell’Asia orientale ha dimostrato che l’esperienza messicana di due anni prima non aveva rappresentato un’eccezione. I paesi sviluppati che hanno finanziato il salvataggio delle economie asiatiche hanno così ribadito che all’interno del sistema finanziario internazionale la bancarotta non è possibile. Le apparenze di stati immortali e sovrani dovevano essere mantenute in nome della sicurezza internazionale.

Quali sono gli ultimi cambiamenti fondamentali che si giustappongono con la premessa fatta finora? L’innovazione tecnologica fuori controllo, le dimensioni assunte da questi mercati (volume degli scambi, molteplicità dei contratti stipulalabili, il numero di nuovi centri finanziari), la fine della “banca” (l’intermediazione ha perso la sua centralità le banche commerciali sono diventate banche d’investimento e sono inclini a entrare direttamente in gioco e investire i loro stessi capitali nel casinò impazzito), l’ingresso dei paesi asiatici nel ruolo di membri importanti e involontari giocatori del casinò mondiale, il crescente coinvolgimento del Crimine organizzato nella finanza internazionale e l’importanza del riciclaggio di denaro sporco come uno dei servizi da essa offerti. Gli economisti liberali hanno di solito assunto un atteggiamento neutrale nei confronti delle mafie, come se si trattasse di un settore economico come gli altri. Infine, come conseguenza delle decisioni chiave precedentemente elencate, si è verificato un cambiamento importante nel ruolo di supervisione esercitato dalle banche centrali e nel controllo dei mercati.

Fonte: Strange Susan, Denaro impazzito (cap. 1),  1999, Edizioni di Comunità – Einadi,  pp. 316, € 16,53, prefazione di Marcello De Cecco, traduzione di Elena Recchia.

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