Alla fine, Bersani e Monti, si pigliano!!!!!

BERSANI-MONTI

sondaggi non vanno a gonfie vele, non come qualche settimana fa. Ma in casa Pd il vento non si è fermato. Un po’ perché i Democratici non la vedono la frenata di cui parlano media ed esperti di flussi elettorali. Sostengono anzi, come ha detto lo stesso Pier Luigi Bersani, di avere sondaggi interni che li danno addirittura in vantaggio più sul Senato che sulla Camera, proprio nelle regioni in bilico: Lombardia, Campania, Sicilia. Un po’ perché di fronte a un Cavaliere che insegue con energia, il Pd ha individuato la soluzione. Se il vento non è più in poppa, si gira di bolina e si va a Berlino. Direzione Merkel, direzione Monti: a cercare di allargare non solo i consensi europei ma anche quelli italiani, in vista di un’alleanza post-voto con il professore. E se Nichi Vendola non ci sta, pazienza. Dal Pd confidano che sono i sondaggi di Sel ad andare male, i vendoliani ti dicono che non è vero e che comunque loro l’alleanza per governare con Monti non la voteranno mai: se Bersani la vorrà, Sinistra e Libertà andrà per la sua strada.

Ad ogni modo, dopo tanti incontri con i progressisti europei, durante la campagna elettorale delle primarie e ancora sabato prossimo a Torino per iniziativa della Fondazione Italiani Europei di D’Alema, Pier Luigi Bersani ha deciso di ‘controbilanciare’ i suoi contatti nel continente. Punta sulla Germania, che è un po’ la Mecca d’Europa, il centro nevralgico, quasi un’istituzione europea, quasi coincidente con la commissione Ue. Lo staff del segretario snocciola più espressioni possibili per rendere l’idea che il candidato premier non poteva fare a meno di una sorta di ‘battesimo berlinese’ prima di accingersi a governare l’Italia. Quasi un’investitura, che non disconosce, anzi guarda molto a chi ha governato il Belpaese finora: Monti, molto apprezzato dalla Cancelliera.

Il risultato di questa riflessione è che Bersani va da Wolfgang Schauble, il ministro delle Finanze tedesco, uomo che è di certo tra i più europeisti del governo della Cancelliera, ma anche tra quelli che sull’Italia esprimerebbero una preferenza per Monti, se potessero, non certo per l’ex Pci Bersani. Il viaggio di oggi nasce non molti giorni fa. Fin dall’inizio, il segretario del Pd aveva pensato di includere nella campagna elettorale alcune tappe europee, prima quella a Bruxelles, oggi a Berlino. Il timing non è casuale. Risponde alla necessità di accreditarsi nel tempio europeo di ‘San Monti’, di rassicurare i mercati che proprio in questi giorni sono in massima fibrillazione per i segnali di instabilità politica che arrivano dall’Italia e per le ‘sparate’ di Berlusconi sull’Imu o sul condono, nonché i suoi ultimi attacchi alla Merkel.

E’ in questa cornice che Bersani non cede alla propaganda del Cavaliere contro la pressione fiscale, se possibile assume una linea particolarmente rigorista e va a Berlino, accompagnato dal suo inner circle e dal responsabile Esteri del Pd Lapo Pistelli. Prima il German Council on Foreign Relations, organismo che riunisce ministri di governo ma anche rappresentanti della Deutsche Bank, insomma ‘opinion leaders’ che alla vigilia del voto italiano hanno invitato Bersani per conoscere uno dei più importanti candidati premier di questa campagna elettorale e capire quale progetto abbia in mente. Un’alleanza con Monti in nome della stabilità? I tedeschi la vedono così, anche perché, spiega Lapo Pistelli ad Huffpost:

“Non ci sono altre forze cui guardare per un governo stabile: al di là delle preferenze, non c’è molta scelta”.

Escluso Grillo, escluso l’anti-Merkel Berlusconi con la Lega anti-europea, da Berlino non vedono altre chance. Dopo la ‘lecture’ al German Council, l’incontro con Schauble e conferenza stampa in casa Spd. Dalla Germania quel “prontissimo a collaborare con il premier”, pronunciato da Bersani, assume una connotazione tutta particolare, seppure lo staff del segretario sottolinei che si tratta della solita apertura al dialogo con il senatore a vita dopo le elezioni. Il punto è che proprio la tappa del segretario a Berlino battezza un dialogo a distanza con Monti come non si vedeva da tempo.

Bersani chiarisce che l’alleanza con Monti non può essere “a tutti i prezzi”, pur mettendo nel conto un “governo” con il professore.

“Da tempo dico una cosa molto semplice: l’Italia ha il diritto di avere qualcuno che ha il 51% in Parlamento, se l’avremo noi l’useremo come fosse il 49% perchè l’Italia ha dei problemi molto seri rivolgendoci a tutte le forze che non sono l’eredità del leghismo e del berlusconismo. Questa è la nostra intenzione che implicitamente contiene la disponibilità a discutere con forze moderate, centrali, con Monti. Per fare cosa? Le riforme, il governo? Si vedrà… Certo ho visto delle cose sul mercato del lavoro e sulle unioni civili che non mi piacciono. Non faccio le alleanze a tutti i prezzi”.

Poi apre a certe idee del professore in fatto di concertazione con i sindacati e smussa il discorso che fece alla convention della Cgil dieci giorni fa:

“Credo al dialogo sociale ma credo anche che non debba paralizzare le decisioni e credo che questo sia possibile anche in Italia”.

Da parte sua il premier uscente apprezza le aperture del segretario:

“Apprezzo ogni apertura e disponibilità, e anche questa frase di Bersani, alla Germania. Sarò disponibile ad alleanze con tutti e solo con coloro che saranno impegnati in riforme strutturali”.

Poi nell’incontro “cordialissimo” con Schauble è premura del segretario Pd far sapere ai tedeschi che:

”Siamo gli unici che possono battere la destra e i populismi”.

E aggiunge:

“Non voglio essere io a riferire nè il pensiero, nè le parole del ministro, posso solo sottolineare l’assoluta cordialità e la percezione che il ministro ha ben chiare due questioni: primo, l’esigenza di fare dei passi sull’integrazione, l’altra è certamente la comprensione che il meccanismo della crisi può determinare insorgenze populiste pericolose, la condizione che bisogna trovare dei meccanismi che nella garanzia della stabilità si dia luogo a riforme e investimenti”.

Certo, la platea tedesca è quella giusta per parlare in questi termini. Ma il carico del viaggio di oggi mette un timbro particolare alla campagna elettorale, quello di un dialogo tra Pd e Monti che nasce evidentemente in Lombardia (con l’accordo tra Scelta civica e il candidato governatore del centrosinistra Umberto Ambrosoli sul voto disgiunto tra regionali e politiche, raccontato da Huffpost) ed è destinato a perfezionarsi dopo le elezioni. Con gran pena dei vendoliani, consapevoli del rischio di finire fuori dall’alleanza. Non a caso Vendola ribadisce il concetto:

“Monti è un tecnico prestato alla propaganda. Lui non vuole confrontarsi con un polo di sinistra, ma con un pollo di sinistra da spennare”.

Il punto è che se i bersaniani del Pd sono convinti che di fronte all’avanzata di Berlusconi non si debba assolutamente cambiare strategia, dentro Sinistra e libertà pensano che invece Bersani stia sbagliando tutto, dalle aperture troppo premature a Monti all’abbraccio ‘mortale’ dei tedeschi, campioni dell’austerity a livello europeo. E dunque dopo il voto si vedrà: “Se Bersani vuole l’alleanza con Monti, vada con Monti. Noi non voteremo mai quell’alleanza, a costo di rompere con il Pd”, dice Nicola Fratoianni, assessore della giunta Vendola in Puglia e candidato alla Camera.

Huffington Post – Angela Mauro

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