L’assalto a Grillo da parte delle élites! Tentativo di cooptazione?

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Non solo Bersani. Tutti si rivolgono a lui, tutti vogliono deporre nelle sue mani il fardello della loro vita politica o giornalistica o intellettuale o artistica, la storia senza storia del loro essere stati. Forse mentre pensa la loro vita pubblica, Beppe Grillo, si sente come un ridicolo dio, che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio, per liberarli in eterno dalla loro memoria. Così scriverebbe Salvatore Satta. Ieri l’appello di Remo Bodei, Roberta De Monticelli, Tomaso Montanari, Antonio Padoa-Schioppa, Salvatore Settis, Barbara Spinelli, su Repubblica (Gli intellettuali recapitano il papello a Grillo). Oggi (leggi) è stata la volta di Michele Serra, Roberto Benigni, don Luigi Ciotti, Oscar Farinetti, don Andrea Gallo, Lorenzo Jovanotti, Carlo Petrini, Roberto Saviano, Ferzan Ozpetek e nuovamente Salvatore Settis e Barbara Spinelli. In realtà questo secondo appello non è direttamente rivolto a Grillo ma, si capisce, ai deputati e senatori grillini e quindi, di conseguenza, anche al loro leader.

Cosa dicono queste proposte di “buon senso”? Concetti di questo tenore: «Mai, dal dopoguerra a oggi – si legge nell’appello – il Parlamento italiano è stato così profondamente rinnovato dal voto popolare. Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato. Sarebbe grave e triste che questa occasione venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima». O ancora «Sappiamo che è difficile dare la fiducia a candidati premier e a governi che includono partiti che da quasi vent’anni hanno detto parole che non hanno mantenuto, consentito a politiche che non hanno restaurato ma disfatto la democrazia, accettato un’Europa interamente concentrata su un’austerità che – lo ricorda il Nobel Joseph Stiglitz – di fatto «è stata una strategia anti-crescita», distruttiva dell’Unione e dell’ideale che la fonda».

Beppe Grillo sul suo blog ha risposto così, citando Gaber.

Intellettuale: “Persona fornita di una buona cultura o cultore di studi per lo più riconducibili a un moderno valore umanistico” (dal Dizionario della lingua italiana Devoto-Oli). La funzione principale degli intellettuali è quella di lanciare appelli. L’appello e l’intellettuale sono imprescindibili. Cosa sarebbe infatti un appello senza una lista di intellettuali che fanno a gara per essere primi firmatari? “Gli intellettuali sono razionali lucidi, imparziali, sempre concettuali sono esistenziali, molto sostanziali sovrastrutturali e decisionali.” (*) L’intellettuale italiano è in prevalenza di sinistra, dotato di buoni sentimenti e con una lungimiranza politica postdatata. “Gli intellettuali fanno riflessioni considerazioni piene di allusioni allitterazioni, psicoconnessioni elucubrazioni, autodecisioni.” (*) L’intellettuale non è mai sfiorato dal dubbio, sorretto com’è da un intelletto fuori misura per i comuni mortali. Se si schiera lo fa per motivi etici, morali, umanistici su indicazione del partito. Quando il pdmenoelle chiama, l’intellettuale risponde. Sempre! In fila per sei con il resto di due. (*) Gli intellettuali — Giorgio Gaber

Dal mio piccolo constato che lo spettro del politicamente corretto si aggira più invitante e raffinato che mai, dal papello di Bersani ai manifesti etici degli intellettuali di ogni ordine e grado. Riguardo a questi ultimi mi chiedo dove erano durante la campagna elettorale e se dormivano sonni sereni perché tranquilli della facile vittoria di Bersani (uomo altrettanto rilassato al punto da far partire il toto ministri con largo anticipo). Ora eccoci qui a leggere di appelli illuminanti in stile “manifesto firmato dagli intellettuali contro il Commissario Calabresi”, la forma mentis non muta. Cambia tutto intorno, ma loro sono sempre uguali. In realtà non hanno mai amato il “contestatore” e se lo hanno fatto è accaduto solo post mortem (Pasolini docet). A parte qualche noto artista – Dario Fo, Adriano Celentano – gli intellettuali si sono schierati con Bersani – Gustavo Zagrebelsky, Alberto Asor Rosa, Umberto Eco, Stefano Rodotà – (leggi) e qualche eccezione per Ingroia – Vattimo – (leggi) L’unico intellettuale che, schieratosi pubblicamente, ha quasi azzeccato le previsioni è Paolo Flores D’Arcais, il quale dalle pagine di MicroMega sosteneva il voto a Grillo per distruggere la non-sinistra PD rappresentata da Bersani, D’Alema, Veltroni, Bindi, Fassino, Violante, Franceschini. Risultato mancato di poco, solo rimandato, della durata di una breve stagione politica.

Questi intellettuali, e non gli intellettuali, sono fuori tempo massimo. Estinti, proprio come disse Alberto Asor Rosa durante la sua ultima lezione alla Sapienza di Roma: «Lascio, è giusto così, sono l’ultimo dei dinosauri». Non c’è storia, non c’è appello alla responsabilità che tenga. Prima il “grande silenzio intellettuale” adesso il turno del “grande clamore”: dopo aver servito ed essere stati asserviti al potere si vuole chiedere a Grillo di evitare la “morte della patria” (Ernesto Galli della Loggia, almeno lui, neanche ci prova) così sapientemente colta nel De Profundis di Salvatore Satta oltre sessanta anni fa. Con lui ho aperto e con lui chiudo. Da buon sardo che osserva coloro che hanno solo saputo osservare.

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