Chi è Pietro Grasso: «Fatti forza ragazzo, schiena dritta»

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Dal «maxiprocesso» a Palazzo Madama: Piero Grasso, una vita in prima linea contro i clan. Il primo maxiprocesso alla mafia voluto da Antonino Caponnetto, la collaborazione con Falcone e Borsellino, lo «scontro» con Caselli per la nomina a capo della Procura nazionale antimafia. Dalla toga alla politica, il cammino di Piero Grasso verso la presidenza di palazzo Madama è iniziato negli anni Settanta come procuratore del tribunale di Palermo. Una vita in prima linea contro i clan, lui che in Sicilia vi è nato e cresciuto come magistrato. Esattamente come Falcone e Borsellino.
SICILIANO – Il neo presidente del Senato è nato a Licata, in provincia di Agrigento, il 1 gennaio del 1945. Nel 1969 è diventato pretore e negli anni Settanta è divenuto procuratore al tribunale di Palermo. Nel 1980 fu il titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Piersanti Mattarella che vide successivamente condannati boss come Giovanni Brusca, Michele Greco e Pippo Calò.

IL MAXIPROCESSO – Poi quell’impegno da far tremare i polsi: ovvero il maxiprocesso voluto da Antonino Caponnetto, la prima reazione dello Stato alla violenza di Cosa Nostra che aveva insanguinato la Sicilia ordinando gli omicidi del generale Dalla Chiesa, di carabinieri, poliziotti, sindacalisti, uomini politici impegnati nella lotta ai clan, cittadini che si erano opposti alla dittatura della sopraffazione. Un processo con oltre 400 imputati alla sbarra, e sentenze – scritte dal presidente della Corte Alfredo Giordano assieme a Grasso – con decine di ergastoli comminati, tra gli altri, a Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.

ALLA DNA – Per tutti gli anni Novanta Grasso è stato consulente della commissione Antimafia. Nel 1991 il suo rapporto con Falcone diventa ancora più stretto quando viene nominato consigliere alla Direzione affari penali del ministero della Giustizia di cui Falcone è appunto il capo. Poi viene nominato procuratore aggiunto presso la Dna e coordina le inchieste sulle stragi del 1992 e del 1993. Dall’agosto del 1999 è procuratore della Repubblica a Palermo e nel 2005 viene nominato procuratore nazionale antimafia, «bruciando» allo sprint, non senza polemiche, il procuratore Caselli.

IN PARLAMENTO – Dal ponte di comando dell’agenzia antimafia contribuisce, nel 2006, alla cattura di Bernardo Provenzano. Alla scadenza naturale del primo mandato alla Dna viene riconfermato dal Csm per un secondo mandato. Nel dicembre 2012 chiede l’aspettativa per motivi elettorali. A febbraio, capolista Pd nel Lazio, Grasso viene eletto senatore. E sabato 16 marzo viene eletto presidente del Senato al quarto scrutinio con 137 voti.

Alessandro Fulloni – Corriere della Sera 16 marzo 2013

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