Cipro: prelevano soldi dai conti correnti dei cittadini. L’Europa trema!

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Il giorno è arrivato. Si sapeva saremmo giunti a questo punto, inevitabile. Il   presidente cipriota Nikos Anestesiades ha ottenuto, al termine di una interminabile riunione notturna dell’Eurogruppo, l’ok a un piano di aiuti “fino a 10 miliardi”. Serviranno a sostenere il sistema bancario dell’isola messo in difficoltà, negli ultimi tre anni, dalla crisi greca e dalla ristrutturazione del debito di Atene, verso il quale le banche locali risultavano molto esposte.

In cambio degli aiuti è stato definito un punto cruciale del programma di assistenza, che verrà dai depositi bancari; è infatti prevista una tassa straordinaria che sarà del 6,75% per le giacenze inferiori a 100 mila euro e del 9,9% per quelle superiori. Complessivamente, il contributo dei correntisti  raggiungerà i 5,8 miliardi di euro.

Dalle prime ore del giorno, lunghe file di cittadini, a piedi e in auto, si sono recate davanti alle succursali delle banche che dispongono di uno sportello automatico per effettuare prelievi di contante. La prima reazione della gente è stata di incredulità poi di rabbia, sia per le tante promesse “che i risparmi non sarebbero mai stati toccati” fatte sia dal vecchio sia dal nuovo governo, ma anche perché questa è la prima volta che i correntisti bancari di un Paese vengono colpiti direttamente dalle misure di un piano di aiuti europeo.

La paura di un effetto-contagio provocato da un suo eventuale fallimento, in un momento di fragilità politica dell’Italia, ha convinto dell’urgenza del salvataggio. Il fatto che abbiano costretto i cittadini a parteciparvi è un precedente alquanto pericoloso.

Che fine fa la libertà di movimento di capitali nella Ue? Per ora le filiali di banche cipriote in Grecia sono esenti da tassazione. Alcuni si chiederanno perché la fuga di capitali in vista di questi movimenti non sia stata più impetuosa: perché la maggior parte dei depositi bancari ciprioti sono vincolati. A gennaio, secondo la Banca Centrale di Cipro, il deflusso era salito a 1,73 miliardi di euro: in un mese gli istituti dell’isola hanno registrato un calo del 2,5% dei depositi, da 70,1 a 68,4 miliardi di euro. Poca cosa visto che un terzo delle somme depositate nelle banche cipriote sono di non residenti, soprattutto privati e società russe e britanniche attratte da tassazione bassa e legge sul riciclaggio poco severa. Nel suo piccolo Cipro, dove i greci hanno depositi per 2 miliardi, ha provocato un buco di tutto rispetto per un Paese che conta lo 0,2% del Pil dell’Eurozona. Le banche cipriote hanno un ammanco di 10 miliardi di euro, di cui 4 miliardi relativi alla ristrutturazione del debito greco, causa effetto contagio. Ma Bruxelles, pare, non ha capito la lezione.

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