Massimo Zedda abbatte il mito? In corso di maturazione un suo passaggio al PD…

Vito Biolchini - blog http://www.vitobiolchini.it
Vito Biolchini – Blog www.vitobiolchini.it 

Vito Biolchini, blogger bene informato, sostiene che da tempo «il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, preoccupato per il precipitare della situazione (ormai in città ci sono ci sono manifestazioni di protesta ogni giorno) si stesse guardando attorno e che da qualche settimana stesse fissando intensamente il Partito Democratico, era cosa risaputa negli ambienti più ristretti e ben informati della politica».

Lo definisce «l’enfant prodige di Sel», «l’amministratore vendoliano doc buono per ogni talk show», e riprendendo quanto scritto da Sardegna Quotidiano asserisce che tramite Antonello Cabras, il grande sconfitto alle primarie di due anni fa, Zedda ha iniziato una “interlocuzione” che lo porterebbe nelle braccia del partito di Bersani. «Per Cabras si tratta indubbiamente di una bella rivincita. E per Sel di una discreta figuraccia».

Perché Zedda busserebbe alla porta del Pd? Biolchini mette in ordine due motivi, uno di carattere generale ed un altro più legato a ciò che sta avvenendo a Cagliari città.

Con riguardo a quest’ultimo fattore, si può sostenere che dopo appena due anni, «l’amministrazione di centrosinistra che governa Cagliari è ormai senza fiato e senza idee. Lo dice il Pd, lo dicono i Rossomori, lo dice perfino Sel. In realtà, che le cose in città non stessero andando bene c’era qualcuno che lo stava dicendo da più di un anno, ma evidentemente era soltanto un artista mancato o un giornalista bimbominkia» (nda lo stesso Biolchini).

Zedda è l’accusato principale della responsabilità di questo stallo. E nel Pd la consapevolezza è ancora più forte. «Il sindaco ha cercato di ammorbidire il partito, proponendo qualche incarico di sottogoverno (vedi consiglieri di amministrazione al Lirico), ma il Pd non solo non si compra con due ceci ma soprattutto sa che se fallisce a Cagliari fallisce anche alle prossime regionali: e quindi non può più permettersi di scherzare».

Il ragionamento del PD sarebbe così  riassumibile: “Caro sindaco, tu non ci ascolti? Non cambi la tua politica fallimentare su Poetto, Teatro Lirico, Sant’Elia, cultura, lavoro e urbanistica, e che tanti voti rischia di farci perdere alle prossime regionali? Perfetto, vai avanti per la tua strada. Noi non ti chiediamo nulla, neanche un assessorato. Però fra tre anni ti mettiamo in discussione proponendo nuove primarie, candidiamo un nostro uomo e ti spazziamo via. Perché il Pd ha il 30 per cento e Sel il 5, e un altro caso Cabras non si ripeterà”.

Secondo Biolchini Zedda il messaggio l’ha afferato «Ma anziché cambiare politica ha pensato innanzitutto a cambiare partito. “Caro Pd, tu mi minacci? Benissimo: e io mollo Sel e divento uno dei tuoi. In questo modo sarà più difficile per te, caro Pd, fra tre anni non difendermi, e per me sarà più facile essere riconfermato sindaco”».

Anche perché dove va Massimo Zedda con Sel? Esiste ancora Sel? Secondo Biolchini no a partire dalla nomina alla presidenza della Camera di Laura Boldrini (voluta da Bersani ma non da Vendola, che avrebbe preferito eleggere un rappresentante di Grillo…) che ha eroso ogni margine di manovra del partito, che adesso si ridurrà ad essere una corrente del Pd. «Sel è destinata a scomparire, con una parte che sosterrà Bersani ed un’altra che invece proseguirà il suo percorso a sinistra, cercando di mettere assieme i pezzi sparsi di uno schieramento ormai ridotto all’irrilevanza».

Prosegue Biolchini «Zedda ha scelto evidentemente di buttarsi sul Pd. Anche perché non condivide la linea dei parlamentari Luciano Uras e Michele Piras, che alle prossime regionali (e non è certo un segreto) vorrebbero collocare il partito su posizioni vicine al mondo indipendentista. A Uras e Piras una candidatura di Soru, ad esempio, non garberebbe per niente, mentre non sono in pochi ad aver notato le recenti e frequenti interlocuzioni fra il sindaco e l’ex presidente della Regione, che nella giunta Zedda ha un assessore (Barbara Argiolas) e che non dice nulla delle contraddizioni urbanistiche (eufemismo) dell’esecutivo cagliaritano».

Zedda guarderebbe al Pd per la necessità di stare in un partito che gli possa garantire un futuro, perché fra tre anni (ad appena quarant’anni) rischierebbe di vedere conclusa la sua carriera e di doversene inventare una completamente nuova. Zedda, dunque, chiede al Pd a quali condizioni lui può entrare nel partito.

Biolchini si chiede cosa cambierebbe nel governo della città. Ad esempio: «sulla vicenda del Lirico Zedda e il Pd hanno posizioni distantissime: con il sindaco targato Bersani cosa cambierebbe? Zedda si allineerebbe alle posizioni del Pd o viceversa? E sul Poetto? E sul Sant’Elia?»

«E la giunta? Perché è chiaro che a quel punto almeno metà esecutivo sarebbe targato Pd. E che ruolo e peso dovrebbe avere Sel? Quanti assessori? E scelti da chi?»

Soluzione:  «se Zedda lascia Sel per il Pd, viene sostanzialmente commissariato dal suo nuovo partito, ma ha in tasca la chance della riconferma alla guida del Comune di Cagliari o comunque la possibilità di entrare nel giro degli incarichi possibili in un futuro che verrà. Oppure resta in Sel, è costretto a prendersi la responsabilità politica di ogni stupidaggine commessa dalla sua amministrazione e fra tre anni deve cercarsi un lavoro».

Insomma, l’uscita della notizia di Zedda che va a trattare con Cabras un suo eventuale passaggio al Pd segna idealmente uno spartiacque nella storia di questa amministrazione comunale di centrosinistra.

«Certo, gli amici di Sel saranno sotto choc e se ne dovranno fare una ragione. Cosa succede se il loro campione li lascia per finire addirittura tra le braccia dell’odiatissimo Pd? Come giustificheranno questo disastro? Ma si sa che dalle parti di via Puccini sono dei finissimi argomentatori, e basta mettere in giro due voci velenose per rimettere tutto in sesto e continuare a credere che a Cagliari vada tutto bene».

A questo punto dico io: mentre in alto fanno le guerre stellari per chi si taglia maggiormente le prebende, in basso siamo fermi al solito mediocre spettacolo di politica politichese provincialotta?

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