Perché il duetto Boldrini-Grasso a Ballarò non ha funzionato

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Premetto che quanto sto per dire non implica nessuna valutazione, né politica né personale, su Laura Boldrini e Piero Grasso. E non è nemmeno in questione il come e perché sono stati eletti, ora, presidenti della Camera e del Senato. Mi limito a elencare solo alcuni motivi di base per cui la comparsata di ieri a Ballarò è stata a tal punto poco convincente che potrei definirla addirittura un danno d’immagine per loro e per le cariche che ricoprono:

Appaiono tesi e nello stesso tempo euforici, come due scolaretti che hanno studiato («assieme, abbiamo lavorato assieme») e non vedono l’ora di mostrarlo.
Floris si rivolge a loro, appunto, come un maestro orgoglioso dei suoi scolari più preparati: è chiarissimo che sa già di cosa parleranno («Prego, presidente, cosa proporrete agli altri deputati?») e non vede l’ora di farcelo sapere. Più che un’interrogazione scolastica, sembra una recita d’inizio (o fine) anno.
Boldrini e Grasso si passano la parola in modo troppo meccanico, troppo scandito dagli applausi in studio, dalle domande di Floris e da sorrisi di circostanza: per questo l’insieme appare imbalsamato. Solo nella seconda parte Laura Boldrini, parlando da sola, riguadagna un pizzico di spontaneità e autonomia, soprattutto quando si smarca dal linguaggio sportivo che a un certo punto Grasso improvvisa per fare il piacione (senza riuscirci).
I contenuti che Boldrini e Grasso enunciano sono tutti simboli anti-casta, che nascono chiaramente in risposta allo scossone 5 Stelle: riduzione del 30% del loro compenso, aumento delle ore di lavoro, giustificazione delle spese, il che vale per i «colleghi dell’ufficio di Presidenza» ma vorrebbero estenderlo anche agli altri deputati e senatori («vorremmo andare oltre»). Ma è chiaro a tutti, pure agli elettori e ai simpatizzanti del Pd e di Sel, a cui Boldrini, Grasso e Ballarò si rivolgono, che (a) è una reazione e non un’azione (senza M5S avremmo mai assistito a un’intervista del genere?), (b) queste riduzioni sono puramente simboliche, cioè non risolvono i buchi nel bilancio dello stato né i problemi economici del paese.
Conclusione: l’insieme (intervista + proposta) è chiaramente una mossa comunicativo-mediatica del centrosinistra, ma lo è nel senso peggiore del termine, perché è forzata, superficiale, fuori tempo massimo e – soprattutto – non originale ma tutta costruita sul terreno e dentro al frame del Movimento 5 Stelle, il grande fantasma che, dopo il 25 febbraio, ha sostituito Berlusconi nei peggiori incubi del Pd di Bersani.

Giovanna Cosenza – http://giovannacosenza.wordpress.com

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