Grillo: non è tempo di mediazioni ma di rivoluzioni! La nuova metanarrazione

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Non è tempo di mediazioni, ma di rivoluzioni. Lo chiarisce Beppe Grillo in un’intervista rilasciata a una TV turca mandata in onda durante Servizio Pubblico. Di che rivoluzione parla Grillo? Di quella che passa per i seguenti ambiti: informatica riferita alla nascita della “società in rete”; green economy; ridefinizione della politica economica europea; superamento “reale” delle ideologie novecentesche.

1) “La nascita della società in rete” è un fortunato titolo di Manuel Castells. Il sociologo di origine spagnola ha offerto per primo il superamento scientifico di un percorso lastricato di luoghi comuni. Per definire questa nuova cultura occorre analizzare come il fatto tecnologico abbia modificato i paradigmi comunicativi, ormai interattivi, creato nuove imprese, che ruotano su una metarete di flussi finanziari, trasformato la figura del lavoratore, nel contesto di nuovi rapporti di un’economia definibile come informazionale. Le Reti costituiscono la nuova morfologia sociale e la diffusione della logica di rete modifica in modo sostanziale l’operare e i risultati dei processi di produzione, esperienza, potere e cultura. Ciò che appare in definitiva è un nuovo sistema sociale a reti globali di capitale, management e informazione, in cui produttività e competitività dipendono dall’accesso al know how tecnologico. Lo scenario è quello di un sistema sociale altamente dinamico e aperto all’innovazione in cui il lavoro dovrebbe abbondare più che in qualunque periodo della storia. Così è stato in un primo momento (terminato una decina di anni fa e coincidente con il periodo in cui Castells pubblica il suo libro). La politica, comunque, tutta a eccezione di quella americana, recepisce per ultima il lato social-pragmatico dell’innovazione tecnologica e il risultato è stravolgente: la primavera araba, occupy wall street, indignados in Spagna, indignés in Francia e, infine, grillini al 26% in Italia. L’obiettivo di medio termine di Grillo, come già scritto in questo blog, è quello di trovare sponda in Europa. Grillo e i suoi hanno appena iniziato a far maturare i primi contatti con l’Europa dell’est (Slovacchia, Bulgaria e Romania) e intravedono possibilità relazionali con Grecia, Spagna e Portogallo. I contenuti di questo screening sono sopratutto ambiente e decrescita; il target quei cittadini legati da battaglie comuni piuttosto che da ideologie e appartenenze. Europei che non sentono più di avere una casa politica. Indignados spagnoli, indignés francesi, occupa wall street di oltre oceano, l’universo transnazionale di riferimento è questo. La Rete e il cambiamento socio-culturale inerente i nuovi usi tecnologici saranno le sue armi, la politica tradizionale e conservatrice rincorre.

2) Se pensiamo di risolvere i problemi energetici con i tagli e l’austerità non abbiamo futuro. Grillo, e non solo, suggerisce continuamente di investire nella green economy, riducendo la burocrazia, e creando una rete di servizi energetici sul territorio, fatti da piccole e medie imprese. Questo è sempre stato il suggerimento che il guru della green economy Jeremy Rifkin ha rivolto all’opinione pubblica e ai Capi di Stato. Il concetto è quello di una “terza rivoluzione industriale”, momento di passaggio a una nuova era produttiva, caratterizzata da profonde innovazioni nelle reti e nelle fonti energetiche. Per Rifkin, che ha già elaborato un piano decennale di crescita sostenibile per la città di Roma, il risparmio energetico va sostenuto non solo con l’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia, come l’eolico e il fotovoltaico, ma anche con la bioedilizia e la bioagricoltura, creando un sistema a maglie diffuso sul territorio simile a internet, cui possano accedere tutti. Lo schema si ripete dunque. La tecnologia è pronta ed affidabile e si aspetta, ad esempio, che i governi promuovano la diffusione delle reti di distribuzione dell’idrogeno. Questa sembrerebbe l’unica tecnologia che consentirà al nostro pianeta di sopravvivere alla fame d’energia dei suoi abitanti. Insomma, qual’è la soluzione per le aziende e gli Stati per superare questa crisi? Cambiare, scegliendo la green economy e la strada della sostenibilità, giungendo ad un nuovo modello di sviluppo economico.

3) Ogni volta che c’è una recessione i responsabili di politica economica fanno la stessa cosa: pompano soldi nel mercato e dicono che vogliono tagliare le spese. Ma la ripresa, così insegna la storia delle storture del capitalismo, si alimenta spendendo, le nostre spese fanno crescere la domanda, i Paesi emergenti ne approfittano aumentando la produzione per moltiplicare l’offerta e questo fa salire i costi delle materie prime. Di conseguenza tutti i prezzi aumentano, compresi quelli del cibo, e quindi ci ritroviamo in breve in una nuova situazione insostenibile, tornando a fare affidamento sul debito per soddisfare le nostre esigenze. In questo modo non ne verremo mai fuori. Ricollegandoci al punto 2), il pensiero dei sostenitori della green economy è il seguente: cambiare totalmente il nostro modo di concepire la società, sbarazzandoci della nostra dipendenza dal petrolio e mutando il nostro paradigma economico. Le risorse e le ricchezze di cui abbiamo goduto nei decenni scorsi si sono esaurite, è ora di produrre e di affidarci alla creatività. Grillo, nel frattempo, intende cavalcare l’idea escatologica del nuovo modello di sviluppo economico contemplando green economy e ridefinizione delle politiche economiche europee: quale è dove dovrebbe essere la convenienza della moneta unica? La scelta con cui fronteggiare questa crisi riguarda solo tagli e austerity? Esiste ancora ed è importante la domanda interna degli stati membri? Le contraddittorie politiche agricole della UE (nettamente a favore di paesi come la Francia) possono essere riviste? L’obiettivo è: democratizzazione della democrazia (in chiave UE), democratizzazione dell’energia.

4) Il post ideologico è l’argomento più astratto. Siamo davanti a un paradosso filosofico, per dirlo alla Lyotard, nel senso che Grillo supera l’ideologia (di destra e di sinistra) proponendo un’altra metanarrazione (un grande racconto nel linguaggio Lyotardiano). La metanarrazione è un’idea astratta che si ritiene essere una spiegazione onnicomprensiva dell’esperienza storica o della conoscenza. Gli esempi: il cristianesimo, il marxismo-leninismo, lo stato totalitario-etico (Nazismo, Fascismo), il partito totalitario-etico (Partito Comunista, Democrazia Cristiana), il Capitalismo (la fede nella linearità del progresso). Anche Grillo propone uno schema narrativo culturale totalizzante o globale che ordina e spiega la conoscenza e l’esperienza; il paradosso sta nel fatto che il leader M5S lascia intendere che l’unica possibilità di eliminare le metanarrazioni che ci hanno incantato e da cui trae linfa ideologica il sistema in vigore è anteporre a queste delle nuove metanarrazioni. Di fatto, in termini sia filosofici sia sostanziali, intende superare le ideologie vigenti (essere post-ideologico) con una nuova ideologia o pensiero forte: nuovo modello di sviluppo economico, le Reti e la loro influenza, l’eliminazione (democratica) delle parti politiche tradizionali-conservatrici. Parafrasando Gianni Vattimo si tratta di sostituire il pensiero forte con il pensiero forte, diciamo che Grillo non ama il pensiero debole. Ad ogni modo mi pare intenda proporre un pensiero forte con caratteristiche di debolezza di molto superiori a quelli novecenteschi.

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