Tarantino: buon compleanno, Mr Pulp. Regista-star e alfiere del lato B del cinema

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(Di Claudia Morgoglione – Repubblica 22 marzo 2013) Quentin compie cinquant’anni: li festeggia con due decenni di successi, due Oscar, altri 85 premi prestigiosi e l’adorazione planetaria di schiere di fan.

Il regista più celebre degli ultimi vent’anni, adorato dai cinefili duri e puri così come dagli spettori dai gusti popolari, il grande innovatore del genere pulp, l’autore tutto pugni, sangue e pallottole, lo sdoganatore di B-movie di ogni latitudine (a cominciare dall’Italia), il cineasta che ha saputo trasformare se stesso e i suoi film in icone pop, la superstar capace di animare qualsiasi festival o red carpet, arriva – mercoledì prossimo – al traguardo del mezzo secolo di vita. E anche se col suo stile informale, la sua oscillazione tra rigore sul set e sregolatezze nel tempo libero, lo immaginiamo eternamente giovane, la realtà è che il divo Quentin giunge all’appuntamento con un bagaglio di carriera da veterano. Le pellicole all’attivo – nove, i lungometraggi firmati interamente da lui – non sono tante, ma quasi tutte universalmente amate e citate. E il palmares, forse ingeneroso rispetto al consenso diffuso che ha saputo raccogliere, comprende comunque 85 premi prestigiosi. Tra cui due Oscar.

Ma vuoi per l’anagrafe, vuoi per questo poderoso curriculum, non c’è scampo: bisogna rassegnarsi, e ammettere che l’ex enfant prodige ribelle è cresciuto. Guadagnando negli ultimi anni in autorevolezza, e forse perdendo qualcosina del suo spirito iconoclasta. Ma il momento è senza dubbio adatto per riflettere sul suo ruolo e la sua posizione nel cinema contemporaneo.

Il cinquantesimo compleanno è anche l’ennesima occasione per celebrare il talento e la capacità di far sognare gli spettatori di questo ex ragazzino perdutamente innamorato del cinema, nato il 27 marzo del 1963 a Knoxville, Tennessee. Della sua vita prima di raggiungere la notorietà, si è detto e si è scritto tutto: il suo folle amore, esploso da giovanissimo, per il lato B del cinema, gli horror, i poliziotteschi (a cominciare da quelli di casa nostra). Poi l’impiego in un negozio di homevideo, le prime esperienze da videomaker. Il successo al Sundance del suo primo lungometraggio, Le iene, che col passaparola diventa cult in mezzo mondo; seguito dall’exploit definitivo di Pulp Fiction (1994), Palma d’oro a Cannes e Oscar per la sceneggiatura originale (la seconda, nella stessa categoria, arriva proprio quest’anno, per Django Unchained).

Torrenziale, fumantino, sregolato, grandissimo bevitore – i baristi del Lido di Venezia ancora ricordano i suoi spritz a ripetizione nell’edizione 2010, quando fu presidente di giuria alla Mostra – Tarantino ha anche scoperto grandi attori come Tim Roth, Harvey Keitel, Steve Buscemi; ha fatto rinascere il mito di John Travolta, con la celeberrima scena del ballo in Pulp Fiction; ha regalato alla diva Uma Thurman i suoi ruoli più belli e trasgressivi (vedi i due Kill Bill); ha sempre mostrato di amare le figure femminili forti, tutt’altro che passive, pronte a menare le mani e a sparare; ha spesso diretto episodi di serie tv che amava, come CSI; è apparso altrettanto spesso come attore, in film suoi (Le iene ) o di altri registi; ha sdoganato presso i cinefili più snob le pellicole sexy italiane anni Settanta, quelle con le sue eroine Barbara Bouchet ed Edwige Fenech; ha animato anche le cronache rosa, con i suoi passati legami con la più dolce Mira Sorvino e con la più coriacea Sofia Coppola. Ma c’è una cosa che dopo tanti anni lo fa ancora inalberare: le domande su se la violenza che gronda dai suoi film ispiri in qualche modo la violenza reale. Lui da sempre sostiene di no, che il suo è solo cinema e intrattenimento. Però guai a chiederglielo: l’ultimo giornalista che l’ha fatto in una delle interviste promozionali per Django, ha subito un attacco durissimo.

E nel futuro? Ci sono rumors su un possibile progetto Kill Bill 3. Mentre è certa la sua partecipazione, in un cameo, al western spaghetti di Enzo G. Castellari, Badlanders, insieme a uno dei suoi idoli di sempre: Franco Nero.

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