Non Habemus Papam. Bersani è un morto che non cammina più

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Le dimissioni del ministro Terzi (puttanata planetaria dei marò). La polemica Grasso-Travaglio + Caselli (guerra fratricida tra cosche di magistrati e relativi supporter giornalistici). Battiato che a Bruxelles definisce un «troiaio» il Parlamento italiano (prontamente silurato dall’incarico di assessore regionale della Giunta Crocetta). Le Monde che dà ormai per morto Mario Monti (l’incredibile parabola di un signore che fino a un anno fa era dipinto come Superman in carne e ossa e oggi è diventato uno sfigato). Che figata!!!!

Come se non bastasse arriva pure la smorfia tardo-pomeridiana dell’eterno ritardatario: Pierluigi Bersani (Gargamella-Godot). Aspettando Godot, con la variante, rispetto alla celebre opera beckettiana, che Gargamella-Godot arriva, sì, ma fuori tempo massimo, quando “essere” nel mondo non serve più a nulla. I deliranti monologhi politicamente eruditi della campagna elettorale e, più in generale, degli ultimi 16-17 anni, hanno presentato il conto e con esso le segnalazioni che seguono: incapacità di ascoltarsi e quindi impossibilità di capire quanto si è cacofonici; scollegamento con la pancia degli italiani (a vantaggio di Berlusconi) e adesso anche con la testa (ad appannaggio di Grillo); mancanza di linea e di coerenza, sempre presi in mezzo a un qualcosa (rinnovamento o invecchiamento, conflitto di interessi forse sì o forse no, Tav oggi sì e domani no, finanziamento pubblico ai partiti magari no oppure sì. Vogliamo parlare delle politiche economiche europee? Un giorno si va a Berlino, in campagna elettorale, a chiedere l’autorizzazione a sedere sul trono e l’indomani si permette a Fassina di sparare a zero contro Mario Monti).

Commovente l’Unità odierna (uno dei quotidiani più indebitati d’Italia tenuto in piedi dai contributi pubblici e dall’ambiziosa strisciante follia di Renato Soru) che titola: “Grillo-Berlusconi contro il cambiamento”. Commoventi tutti gli opinionisti di matrice Pd versione anti-Berlusconi. Commentano il dramma politico del leader maximo apostrofando con sottili anatemi gli irriducibili grillini, degnamente simbolizzati dal volto cinico e beffardo di Roberta Lombardi, etereo questo volto, come se lei fosse appena uscita da un collettivo universitario in cui si gioca a fare i grandi statisti.

Il popolo del Pd ha capito meglio e di più dei propri opinionisti e uomini politici. Questi ultimi sono rimasti “all’annu dre” (come si dice a Sassari, letteralmente: “all’anno tre”), sono ancora convinti di vivere il tempo della Chiesa romana pre-concilio. L’unico modo per capacitarsi del perché un sessantacinquenne che urla ai giornalisti di volerli prendere a calci nel culo dia l’idea di essere più “fresco” di loro (testuali parole di re D’Alema) è dimettersi e auto-azzerare un gruppo dirigente veramente indigeribile.

Non ci sarà bisogno. Il Pd sta per spaccarsi, da una parte i giovani turchi (esemplari eredi dei Bersani e dei D’Alema) e dall’altra chi vorrà stare con Renzi. Secondo me raccoglierà più consenso la seconda fronda e Fassina se ne accorgerà tra qualche anno. Come da tradizione.

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