La parabola fulminante di Bersani. Da Palazzo “Pigi” al fallimento

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In poco tempo il leader Pd è passato dallo status di presidente del Consiglio in pectore a quello di “ex premier incaricato”. Un nome nuovo nella galleria dei grandi trombati della storia politica italiana. Propugnatore (non creativo) di metafore surreali e autocompiaciute (cioè ride solo lui) rispetto alle quali è persino difficile distinguere quelle autentiche da quelle di Crozza. Voler “smacchiare il giaguaro” è diventato “il punto unico” di un programma di governo che poi, in fretta e furia (sotto la scure grillina), ha cercato di ampliare fino a otto.

Precedenti su cui non si è riflettuto abbastanza: da Milano a Palermo, da Genova a Napoli, i candidati per le primarie Pd per i quali dal 2009 ha fatto endorsement sono risultati inevitabilmente o perdenti (aprendo la strada alla vittoria del centrosinistra) o vincenti, ma destinati a essere sconfitti alle elezioni vere e proprie. Smisurata incapacità sua e del suo entourage di saper capire gli umori del Paese.

Bersani chi? Bersani, il segretario del Pd, quello che ha trionfato nelle primarie, il leader che la sinistra candida a palazzo Chigi, il favorito nei sondaggi. È incredibile come il ritorno a Firenze di Matteo Renzi abbia letteralmente spento i riflettori sul Partito democratico, e relegato Bersani nell’angolo meno illuminato del palcoscenico. Una parabola, per leader e partito, ancora più fulminante di quella utile a descrivere la vita politica di Mario Monti.

Basti pensare questa: un flop andare da Vespa mentre Berlusconi trionfava da Santoro. Bersani, nessuno ti rimpiangerà.

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