Per un’analisi (pseudo) semiotica dell’editoriale odierno di Scalfari (31.03.2013)

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Piuttosto bizzarro l’editoriale che Scalfari regala per la Pasqua 2013, all’indomani di una decisione del Capo dello Stato che passerà agli annali della storia del diritto costituzionale italiano. Provo ad analizzarlo per punti chiave.

EUROPA – Solito richiamo alla necessaria promozione (delle nostre scelte) da parte degli uomini dei mercati: «Va detto che le agenzie di stampa estere stanno già registrando la soddisfazione delle autorità europee, a cominciare da Mario Draghi che si è già complimentato con il nostro Presidente, nonché di molti nomi significativi delle forze economiche e internazionali. Insomma un boomerang di ottimismo che – si spera – sarà registrato martedì alla riapertura dei mercati». Dunque, abbiamo sempre bisogno di essere promossi (o bocciati), passivamente però, nel senso che noi non abbiamo il diritto di promuovere o bocciare nessuno. Monti è l’emblema di questa passività.

COMMISSIONI – «Non è uno schiaffo ai partiti». No? E di cosa si tratta allora? Di una carezza in stile Papa Giovanni XXIII? Non una parola spesa, da parte del leader maximo di Repubblica, sulla opportunità (anche costituzionale) della scelta formale (costituzione di due commissioni anche con non parlamentari) e, sopratutto, sulla scelta sostanziale (i componenti delle due commissioni). Gli uomini dei partiti ci sono (escluso M5S) e sono piuttosto discutibili: Violante (gran maestro dell’inciucio dice Grillo, con ragione), Quagliariello (il Senatore che urlava assassini per il caso Englaro, lo stesso che ieri decantava la figura umana di Marcello Dell’Utri), Mauro (vicario di Mario Monti). Ma Scalfari dov’è? Su questo passaggio latita.

PARTITI – In modo piuttosto subdolo, sorvolando superficialmente sulle altre forze politiche (su questo ritorno), si dedica alla “morte” prossima del Pd. Nella sfida (possibile) tra Fabrizio Barca e Matteo Renzi fa sottilmente capire di essere dalla parte di Barca. Fossi nei panni del Ministro toccherei ferro, non una volta ma mille volte. Leggete poi il suo pensiero sugli elettori a seconda di cosa votano: PDL allocchi, grillini nuovi barbari, montiani quantité négligeable. Gli unici intelligenti, così pare, sono quelli del Pd e di Sel.

BARBARI – Sui barbari mi soffermo. In tal senso, ad onor del vero, Scalfari intuisce la portata del discorso grillino. «Parlano un linguaggio diverso dal nostro. Chi parla un altro linguaggio ha anche un diverso pensiero e una diversa visione della società». E questo ok. Poi scrive «[…] oppure impareranno (i grillini, nda) il nostro linguaggio e contribuiranno a cambiare senza distruggerla la nostra visione del bene comune. Questo è stato il coraggioso tentativo di Bersani. Sicuramente prematuro, ma la strada è quella, insegnar loro il nostro linguaggio e accogliere i contributi da loro proposti. E chi ha più filo da tessere faccia la tela». Intellettualmente disonesto: Bersani ha infangato Grillo e i grillini fino a due mesi fa, L’Unità afferma che Grillo e Berlusconi sono la stessa cosa, Boldrini e Grasso sono stati eletti Presidenti delle due Camere solo per ragioni di opportunismo politico e per il fiato sul collo dell’opinione pubblica (a maggioranza sicura i Presidente sarebbero stati Franceschini-Finocchiaro o chi per essi), Fassino è diventato famoso per aver detto «Grillo formi un partito, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende». Caro Scalfari, magari non siamo troppo intelligenti, siamo però in grado di capire quando uno propone un riformismo autentico e sincero e quando uno lo fa fuori tempo massimo solo perché incalzato dagli eventi.

Al prossimo domenicale.

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