Renzi sarà il leader di un nuovo centrodestra o di un nuovo centrosinistra?

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Può essere che Renzi tema il successo di Bersani? Almeno quanto la Jolie, teme che la Bindi le porti via Brad Pitt. Il primo cittadino di Firenze dice che la polemica su Amici è radical chic. Lui che quando va a Le Invasioni (patria del renzismo radical chic) viene idolatrato. Ma qual’è lo spartiacque tra il Sindaco di Firenze e l’ala (pseudo) pura del PD? «Voglio Berlusconi in pensione, non in galera». Chi non sottoscrive è zavorra. Il problema è che, frequentemente, Renzi è come dovrebbe essere la sinistra secondo quelli che non sono di sinistra. 

Da un po’ di tempo che mi chiedo: la scissione del Pd avverrà a destra o a sinistra? Vista la pessima conduzione di Bersani, la testardaggine del gruppo dirigente, una scissione è abbastanza  scontata. Pare evidente che il Pd è così diviso che c’è spazio sia per una significativa scissione a sinistra, sia per una robusta scissione a destra.

Giusto ieri, riferendosi alla consultazione in streaming Bersani-M5S, Renzi ha detto: «Mi veniva da dire: Pierluigi, sei il leader del Pd, non farti umiliare così». A suo parere un’arroganza come quella dei parlamentari grillini non si vedeva dai tempi della prima Repubblica. Un altro passo, un’altra marcia. Mentre Bersani insegue punto e basta, dando sempre l’idea di ritornare sui suoi passi, di essere un eterno indeciso, Renzi prova ad andare in fuga, a farsi inseguire dagli altri. Sconcerto, pena, rabbia. Solo così si commenta la sciagurata campagna elettorale di Bersani e le umiliazioni sofferte a causa di Grillo e dei talebani a cinque stelle. Dirigenti derisi e svillaneggiati porgono l’altra guancia, corteggiano, lusingano chi li disprezza profondamente. Può accadere solo a questi dirigenti.

Il paradosso secondo me è: ad eventuali nuove elezioni politiche Renzi potrebbe anche vincere, è favorito; alle primarie del PD, invece, rischierebbe di perdere nuovamente. Il Pd è morto perché non ha futuro, perché i suoi dirigenti non riescono a percepire né la pancia né la mente degli italiani. Sopravvivono grazie a una generazione di nostalgici che continuano a votarli. Sono delle maschere pasoliniane.

Tiro fuori un commento ad un post  facebook di Giovanna Cosenza da parte di un tale che risponde alla critiche della sinistra dura e pura:

L: COMPAGNI, METTIAMO LE COSE IN ORDINE

1) Le primarie costano come qualsiasi campagna elettorale. Bersani, per la segreteria, se l’è fatte pagare da Penati, senza rendicontazione. Renzi ha raccolto fondi e li ha rendicontati. Come dice Luciana, la differenza è tutta lì. Il finanziere Serra, al quale Bersani dovrà probabilmente versare cospicui risarcimenti per diffamazione, è uno dei più stimati professionisti della City, come hanno scritto praticamente tutti i giornali.

2) Il Movimento 5 Stelle ha 163 parlamentari costati poco o niente. La storia che senza il finanziamento pubblico non si possa fare politica è una balla messa in giro da qualche segretario amministrativo come Misiani e Lusi. Poi saltano fuori i Fiorito&C (anche a sinistra).

3) Sfido chiunque a trovare il pelo nell’uovo nell’intervista di stamattina di Renzi al Corriere della sera: legge elettorale “dei sindaci”, abolizione del finanziamento pubblico e massima trasparenza su quello privato, abolizione del Senato, abolizione delle Province. Tutti temi che se venissero offerti agli italiani in un referendum sarebbero accolti con maggioranza bulgara. Parlate con chi vi sta intorno…

4) Indice di popolarità di Renzi a Ballarò. 19 marzo: 32 per cento. 26 marzo: 39 per cento. 2 aprile: 55 per cento.

5) Indice voti Sel+Ingroia a Ballarò: sempre sotto il 5 per cento. Questa è la sinistra “dura e pura”.

6) Ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto. Centrodestra: 32. Centrosinistra: 31. Grillo: 25 in calo. Vi dice niente?

Prepariamoci a questo nuovo teatro, sempre più prossimo, la scissione del PD e la divisione dell’elettorato del centrosinistra. Tra un PD di sinistra e un PD di destra, quale sopravviverà?

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