I migliori commenti su Marini candidato: Scanzi, Travaglio, Lerner, Giannini

Bersani-Alfano

Andrea Scanzi: «Pare che le menti deviate e avariate del peggiore centrosinistra della Terra abbiano partorito il suicidio del secolo: Marini. Cioè: Marini. Franco Marini. Sindacalista pessimo, politico bolsissimo, figura gradita agli italiani (che tanto non contano un cazzo) più o meno quanto lo era Baggio da Lippi. Pdl e frattaglie (montiani) ovviamente d’accordo. Sarebbe (uso il condizionale per darmi una speranza posticcia) uno scempio senza precedenti. Il Pd imploderebbe (e sticazzi), Renzi fonderebbe il suo partito di quasi-destra (auguri), Berlusconi prenderebbe ancora più forza e il Movimento 5 Stelle schizzerebbe a percentuali pressoché bulgare. Bersani, che ti dice la testa? Perché volete farci anche questo? E finiamola anche con questo feticcio ipocrita delle “larghe intese”. Il M5S è elettoralmente e numericamente “largo” quanto il Pdl, anzi di più. Sono (siamo?) senza speranza».

Massimo Giannini: «Non sappiamo se dietro ci sia un calcolo inconfessato sulla nascita di un possibile “governo di minoranza”, magari con la non sfiducia del Pdl. Ci rifiutiamo di crederlo. Ma vediamo il risultato che questa decisione del segretario ha prodotto. Il Pd che si conta e si spacca, lungo una faglia che non attraversa solo i renziani ma anche le altre correnti interne. Sel e Vendola che si sfilano. Il centrosinistra che offre ancora di più il suo fianco già martoriato alle sciabolate impietose di Grillo e Casaleggio, e si allontana ancora un po’ dal suo elettorato, confuso e sgomento. E infine il pericolo che tutto questo precipiti nella rappresentazione plastica dell’ennesimo paradosso: Marini, voluto da Bersani e scelto da Berlusconi, che viene eletto solo da una “scheggia” di Pd e da un blocco mono-litico di centrodestra, occasionalmente “ricostituito” da Pdl, Lega e Scelta Civica.
Un bel capolavoro, che si poteva e si doveva evitare. E che il Partito democratico, più lacerato che mai ed esposto al napalm del suo Vietnam interno, rischia di pagare carissimo nell’immediato futuro».

Marco Travaglio: «Ex sindacalista della C.I.S.L., poi politico democristiano con Andreotti e poi con vari slalom diventato Presidente del Senato nel 2006, concluse poi magnificamente la sua presidenza con la seduta il giorno in cui cadde Prodi la seconda volta per mano dei mastelliani tra fette di mortadella sventolate, bocce di champagne stappate e lui che diceva “Signori non siamo in un’osteria” che forse è un po’ pochino come reazione per un Presidente del Senato”. E’ un buon nome proprio nell’ottica del bipartisan, ovvero “del fatto che non bisogna mai contraddire il centro-destra”. Marini è colpevole di aver permesso di fare praticamente ogni cosa ai parlamentari di centrodestra (e non solo), di aver permesso che fossero insultati per tutta la legislatura i senatori a vita che venivano trattati come delle pezze da piedi, soltanto perché si permettevano ogni tanto di votare la fiducia a Prodi.

Andrea Scanzi: «Non giriamoci intorno, ragazzi. Stasera Bersani (e la nomenklatura pietosa che ha sfasciato la sinistra in Italia) ha dato ragione a chi ripete che tra Pd e Pdl non c’è alcuna differenza. Vergognatevi, cari (per niente) D’Alema e compagnia cantante. Siete la cancrena silenziosa di questo paese perennemente alla deriva».

Gad Lerner: «Un errore politico fatale, tanto più che l’ha compiuto dopo aver già disperso milioni di voti con la mediocrità della sua campagna elettorale priva di sintonia con il Paese. Glielo dico con il rammarico di averlo votato alle primarie, illudendomi che avrebbe tenuto insieme la sinistra che oggi ha tradito per convenienze d’apparato. L’infelice scelta di Franco Marini, personalità rispettabile ma lontanissima da ogni ideale di cambiamento, soggiacendo alle preferenze di Berlusconi e a logori patti interni alla nomenclatura ex-Pci-ex-Dc, calpestando tutto ciò che di nuovo è fiorito dentro e fuori al partito, ignorando nomi comunque più significativi come Emma Bonino e/o Stefano Rodotà, a mio parere sancisce la fine ingloriosa della leadership di Bersani. Che avrebbe fatto meglio a dimettersi il giorno dopo le elezioni perdute malamente. Non so se ci siano i numeri bastanti per eleggere nella prima votazione Marini al Quirinale. Sinceramente mi auguro di no, anche se non escludo che possa essere un buon presidente. Spero che prevalga il dissenso anche nell’aula di Montecitorio perché sulle ceneri di questo patto oligarchico e conservatore potrebbe riprendere un dialogo vero tra le forze che spingono per il cambiamento».

Andrea Scanzi: «Ricordatevi (per sempre) queste facce. Questi nomi. La faccia dei Boccia, usciti dalla riunione-guerriglia di stasera (quella in cui è morto il Pd e forse anche il paese) con l’espressione arrogante e tronfia dei fedeli-alla-linea che hanno appena avallato una scelta abominevole. La faccia delle Chiarageloni, quella del “Lo smacchiamo, lo smacchiamo!” (le vostre sinapsi, maybe), che twittava frasi meravigliose («Marini uno di noi», «sarà un grande successo politico»). La faccia dei Fassina, secondo cui «Franco è in grado di ricostruire una connessione sentimentale con il paese» (aiutatelo: ne ha tanto bisogno). E le facce dei tanti, troppi piddini che “è tutta colpa di Grillo e di chi l’ha votato”. Ricordatevele. Sono le facce del peggiore centrosinistra del mondo. Le facce di burocrati senza talento, di polli di allevamento supponenti e imperdonabili. Le facce di mediani correi che hanno contribuito ad ammazzare un paese. Provo simpatia umana, e solidarietà profonda, per chi ha votato Pd in buona fede (ho detto “Pd” e non “Sel”: i secondi li capivo e capisco, ora più di prima). Ma mi sarei anche un po’ rotto i coglioni di tutti questi “buonafede” che da 20 anni si ostinano a credere che Babbo Natale esiste (ed è pure di sinistra). E’ ora di svegliarvi, compagne (de che?) e compagni (di cosa?). Di abbassare la cresta. E di capire che, come in Ecce Bombo, avete aspettato l’alba invano».

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