Sa Die de sa Sardigna 2013: sabato 27 a Olbia proponiamo un’attualizzazione

angioy_a_ss

Questo sabato, 27 aprile 2013, sono stato invitato dal Comune di Olbia a organizzare un’iniziativa culturale in ricordo della sarda rivoluzione di fine settecento.  Ho pensato a una proposta diversa dal solito ricordo stagnante dei fatti accaduti tra il 1793 e il 1796. Occorre partire da allora, indubbiamente, elencare e raccontare di quei personaggi così lontani e sfumati, distintisi in rivoluzionari fino alla morte (Giovanni Maria Angioy) e in rivoluzionari a metà oppure in non rivoluzionari filo-governativi (Gavino Cocco).

Anziché la formula della conferenza ho preferito un format più dinamico: più voci, che narrano che leggono che cantano che suonano che producono immagini, voci che a partire dall’espulsione da Cagliari e dalla Sardegna dei Piemontesi (28 aprile 1793) si dipanano fino a giungere a una riflessione sul sentimento odierno di autonomia e sulla questione sarda attuale. Riflettere sul presente con la memoria.

Quel discorso sulla memoria ben argomentato da un intellettuale mediaticamente nascosto come Francesco Masala: «La storia, di necessità, è storia dei vincitori: i vinti non hanno storia. […] Gli storici scrivono la storia con la complicità degli archivi (sos papiros) lasciati dai vincitori: i vinti non possono lasciare mai nulla negli archivi».

Oppure intuibile nelle parole e nella musica di Maria Carta:

Non si cullano i bambini senza musica
non si resta insieme senza una canzon
è una liturgia di dolore e di allegria che ci tiene compagnia
Sono eterne le memorie della musica
perché in fondo le canzoni siamo noi
anche se non vuoi le ritrovi prima o poi
proprio come te Deus meu
Ninnininnia… Deus meu!

(cantano ) i bambini cantano (dillos antigos, duru duru de allegria)
e danzano ( de tamburos diliriende) le memorie danzano
e nascono nuove ninnie
che le madri imparano:
“Deus meu! Deus meu! Deus meu!”

Ricordando ancora Francesco Masala: «Il mondo è il cervello dello storico, cioè la memoria storica collettiva, la tradizione orale, i miti popolari, poesias, contados, le affabulazioni, tutta la storia non scritta del mondo dei vinti».

La sarda rivoluzione di fine settecento nasce per reazione all’immobilismo piemontese e si propaga in tutta l’Isola nel tentativo di abolire finalmente il feudalesimo ed estinguere una nobiltà inutile. Procurad’ ‘e Moderade, l’inno sardo scritto in quegli anni da Francesco Ignazio Mannu, descrive la condizione di asservimento del popolo a una nobiltà inutile:

Deghe o doighi familias
S’han partidu sa Sardigna,
De una menera indigna
Si ‘nde sunt fattas pobiddas;
Divididu s’han sas biddas
In sa zega antichidade,
Però sa presente edade
Lu pensat rimediare.

Su segnor feudatariu
A sas undighi si pesat.
Dae su lettu a sa mesa,
Dae sa mesa a su giogu.
Et pastis pro disaogu
Andat a cicisbeare;
Giompidu a iscurigare
Teatru, ballu, allegria.

Perfidu feudatariu!
Pro interesse privadu
Protettore declaradu
Ses de su piemontesu.
Cun issu ti fist intesu
Cun meda fazilidade:
Isse papada in zittade
E tue in bidda a porfia.

Cento anni dopo Peppinu Mereu ci parla di questa nobiltà ormai decaduta/rovesciata nella poesia Lamentos de unu nobile:

Funesta rughe
chi giutt’a pala
per omnia secula
ba’in ora mala

In diebus illis
m’as fatt’onore
ma oe ses simbulu
de disonore

Oe unu nobile
chi no at pane
senz’arte faghet
vida’e cane

Deo faeddo
cun cognizione
ca isco it’est
s’ispiantajone.

In illo tempore
cando tenia
richesas,benes
e nobilia,

pappai, petta,
petta ‘e vitellu,
frisca, frischissima
dae su masellu.

Oe mi cuntento
de pan’e casu,
cando chi nd’appo,
e binu a rasu.

Ah caros tempos
c’appo connottu,
sezis mudados
indunu bottu!

Supervu, a nemos

m’inchinaia,
vantende alteru
sa rughe mia.

Oe sa superbia
no est de mundu
sos pantalones
non giughen fundu.

S’aneddu d’oro

de calidade,
est in su monte
de piedade.

E su relezu
cun sa cadena,
mi l’appo endidu
pro una chena.

In cussa chena
funesta e vile,
m’appo giogadu
caddu e fusile.

Torra’a domo
pro pius dolore,
m’ido sa visita
de s’esatore.

Dendemi titulos
de riccu nobile
mi ettat in cara
richezza mobile

Eo li rispundo
in tonu affabile,
richesa mobile
miseria stabile.

Eh gia mi narat,
ma cando mai
lei, cavaliere,
poveru gai?

Sa peronospera
tottu at distruttu,
binzas e campos
non dant produttu.

Quindi, paziensa
tenzat pro como,
li naro, isse
intrat in domo.

E a crebacoro
de sa familia
ponet suggellos
a sa mobilia.

Sa domo no
est rispettada,
pro more d’esser
ipotecada.

Tottu suggellat,
piattos, bottiglias,
ispidos, tribides,
truddas,graviglias.

E provisteddas
c’aia fattas:
basolu, caule,
tzuccas patatas.

lintiza,fae,
lardu,salamene,
lassende in domo
miseri’e famine.

In fines tottu
sequestradu,
eo cun sa rughe
mi so restadu.

Non dimentico la vicenda delle false carte d’Arborea le quali rappresentano  un caso straordinario di ricostruzione della memoria e della storia della Sardegna e sono il simbolo delle aspirazioni intellettualistiche degli studiosi e degli storiografi della seconda metà dell’Ottocento. Tale Ignazio Pillito «[…] creò quello che l’avara Storia medievale sarda non aveva conservato: il fior fiore della produzione culturale della raffinata corte di Arborea che nulla aveva da invidiare alle corti italiane ed europee dello stesso periodo storico. Documenti, cronache, testi giuridici, e poemi in latino, in italiano e in quel fantastico idioma che fu il Sardo Medioevale più o meno inventato che rimase (e lo è tuttora) punto di riferimento per una classe di burocrati nazionalisti e di studiosi desiderosi di rinascita»*.

«Il sogno di riscrivere la Storia di una Nazione che finalmente giocava un ruolo da protagonista, e che anzi era una sorta di isola di Utopia nel mezzo del Mediterraneo, l’avanguardia della civiltà umanistica italiana ed europea in pieno Medioevo. Tuttavia la scienza dimostrò la falsità di tali pergamene e lo fece nella persona di Theodor Mommsen, presidente dell’Accademia di Berlino: la veridicità delle Carte era compromesso ma il sogno ed il mito, che con la razionalità hanno poco da spartire, continuano a vivere nell’inconscio collettivo dei Sardi»*.

Corsi e ricorsi storici, il desiderio di rivalsa votato a superare quel complesso della vergogna di sé che indirizza da sempre il cammino dei sardi. Politici e intellettuali storicamente, vale ancora oggi, spaccati: da una parte i mediatori, i violini del potere esterno, i cantori di Cesare… Dall’altra parte i resistenti, i pelliti della sarditudine…

Giovanni Maria Angioy (l’alternos rivoluzionario di Bono che intendeva liberare la Sardegna) o Gavino Cocco (il magistrato filo-governativo di Ozieri della Reale Udienza)? Cavalchiamo autori e pensieri e meditiamo sul lascito di quel momento storico della nostra patria. Una domanda: possiamo concludere con il dubbio che la scelta di allora possa ancora essere la scelta di oggi e che quindi, al di là del progresso tecnico, il tempo storico in cui viviamo è sempre lo stesso?

Tutto questo è degustabile sabato 27 aprile alle ore 18.00 presso il Museo Archeologico di Olbia, grazie all’invito dell’Amministrazione comunale di Olbia e dell’Assessore alla Cultura Vincenzo Cachia. Oltre il sottoscritto, a cui spetta il compito di narrare gli eventi di allora intrecciandoli con la storia più recente, saranno della partita: la cantante Lucia Budroni che interpreterà alcuni dei brani più classici tratti dalla poesia sarda impegnata, da Francesco Ignazio Mannu fino ad arrivare a Maria Carta; l’attore di teatro Domenico Campesi che leggerà brani di autori significativi come Luciano Marrocu, Peppinu Mereu e Francesco Masala; il pianista Fabio Carta che accompagnerà con propria musica le performance canore di Lucia Budroni e le letture di Domenico Campesi; la regia, invece, è a cura di Gianni Langiu, regista emergente già autore del film “Angelo”, il quale offrirà le immagini della Cagliari settecentesca, i volti dei protagonisti di allora e degli intellettuali che in seguito ne hanno raccontato le vicende. Narrazione, letture, canto, musiche, immagini per celebrare Sa Die e la sua memoria.

* Tratto da Guide Supereva – Lingua sarda

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...