Berlusconi-Letta: trionfa l’arte della commedia. Il mondo non può capire

Berlusconi 2 ottobre

Nessun tedesco, inglese, francese, americano, cinese, indiano potrà capire. Quel “Abbiamo deciso non senza interno travaglio di esprimere un voto di fiducia a questo governo” è la battuta conclusiva dell’atto non proprio finale di una commedia: il capo è prigioniero dei suoi dissidenti, li insegue e vota la fiducia dopo aver annunciato il contrario. Travagli, sonorità, sguardi allucinati, giri apparentemente contorti, facce toste, tradimenti. Questa è arte, l’arte della commedia. Lo sguardo dello «spettatore Enrico Letta» con a fianco Angelino Alfano che applaude per inerzia è sublime. Cinque ministri ex berlusconiani hanno vinto la sfida lanciata al Capo. Berlusconi non è riuscito nella seduzione di senatori ma è comunque capace giravolte nei tempi di recupero. La commedia continuerà anche quando lui sarà il convitato di pietra.

Non poteva mancare il ritorno al passato e alle origini della politica italiana contemporanea: nasce il gruppo parlamentare “I Popolari”, in altre parole nuova vita a Don Sturzo e De Gasperi, alla Democrazia Cristiana che ne prende il nome dopo il fascismo, alla costola dell’Ulivo degli anni ’90 guidata da Marini e Castagnetti. Per andare avanti dobbiamo sempre tornare indietro, il nome Popolari e l’aggettivo popolare ci rassicurano, li può usare anche Formigoni nel 2013. Democristianità trasversale. Può darsi che i democristiani del futuro siano migliori dei mediocri personaggi di questi ultimi venti anni.

Mi piacerebbe vedere la faccia tetragona del tedesco medio che ascolta, capendolo, il discorso di Berlusconi e la rinnovata fiducia al Governo. Una commedia che non potrà mai capire.

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