Michela Murgia risponde a 18 domande (Sardinia Post)

accabadora

 

Le domande poste da http://www.sardiniapost.it a Michela Murgia, scrittrice candidata alla Presidenza della Regione Sardegna. Scomode?

1 ) Lei è una scrittrice affermata, ma non ha alcuna esperienza politica o amministrativa e sta impostando la sua campagna su una serie di “narrazioni”. Narrazioni che, secondo alcuni, hanno lo scopo di nascondere la sua impreparazione sui problemi specifici (che sono fatti di fatti, di numeri, di normative e non solo di storie ed esperienze individuali o di piccoli gruppi). Cosa distingue la sua campagna da quella – tutta basata su suggestioni – che fece Cappellacci con lo slogan “La Sardegna torna a sorridere”? Cosa la distingue dalla politica-spettacolo?

“In questo momento al governo della Regione ci ritroviamo un cardiologo all’Industria, una giornalista alla Sanità, un medico ai Lavori Pubblici, un geometra all’Agricoltura e un avvocato alla Cultura, volendo tacere del chirurgo plastico all’autorità portuale di Cagliari. Se l’esperienza politica che occorre per guidare la Sardegna è quella che hanno i burocrati che l’hanno amministrata fino a ora, non stupisce che i risultati siano così pessimi. Mentre la Sardegna veniva condotta al baratro da vent’anni di questo e altri cosiddetti governi “competenti”, io facevo esperienza di vita nel lavoro precario, nell’associazionismo, nella lotta per i diritti delle donne e nei comitati di resistenza locale che negli ultimi anni si sono trovati a risolvere i problemi veri, quelli di cui gli apparati dei partiti non si occupano più. L’unica ignoranza che un politico non si può permettere di avere è quella della vita reale delle persone fuori dai palazzi. Io quella vita la conosco e la racconto: è la vita dei sardi che non hanno smesso di credere che le cose possano cambiare. Chi voterà me voterà anche la squadra che realizzerà questa visione, perché a differenza di tutti gli altri partiti Sardegna Possibile presenterà i suoi assessori prima delle elezioni”.

2) Lei è stata fra i fondatori della rete ” Liberos”. All’annuncio della sua candidatura ha lasciato il suo incarico in questa associazione per evitare equivoci e sovrapposizioni. Tuttavia, quando dirigenti di “Liberos” vengono intervistati su argomenti culturali non mancano di dichiararle il loro appoggio. Sicura che non sia una rete elettorale mascherata? E, sempre a proposito di “Liberos”: può dirci come sono stati impiegati i 100.000 euro che avete vinto? Può escludere che siano stati impiegati per attività (convegni, dibattiti, presentazioni di libri) a cui lei ha partecipato dopo la candidatura, ottenendo quindi maggiore visibilità? Può escludere questo o altri modi mascherati di finanziare la sua campagna elettorale?

“La stima personale degli amici di Lìberos, dei librai, dei lettori e degli editori che mi conoscono non rappresenta una “rete elettorale” più di quanto la rappresenterebbero i miei pazienti guariti se facessi la chirurga o i miei clienti soddisfatti se facessi la panettiera. Gli elettori dovrebbero preoccuparsi se le persone con cui ho lavorato parlassero male di me, invece che bene. L’attività culturale di Lìberos è sotto gli occhi di tutti ed è talmente evidente che è stata premiata come miglior progetto culturale italiano con i famosi 100 mila euro del premio Che Fare. Quei soldi sono – è bene ricordarlo – denari privati dell’associazione DoppioZero, non soldi pubblici, e vengono usati esclusivamenteper pagare la professionalità delle persone che organizzano l’attività di Lìberos, tra le quali non ci sono io, né ci sono mai stata. Il loro uso è monitorato dall’associazione finanziatrice DoppioZero e dai consulenti dell’associazione Avanzi e i risultati sono resi periodicamente pubblici nei report che compaiono sui siti Liberos.it e DoppioZero.com. Vorremmo tutti che i dirigenti di altri partiti che in queste settimane stanno ricevendo avvisi di garanzia per peculato potessero garantire ai sardi la stessa trasparenza sui soldi pubblici che io ho garantito su quelli privati finché sono stata presidente di Lìberos”.

3) Il segretario del suo partito, Franco Contu, ha un ruolo importante nel circuito di moneta alternativa “Sardex”, più volte indicato dalle cronache politiche ed economiche come possibile partner della Regione Sardegna in diversi progetti. Non ritiene che questo prefiguri un possibile conflitto di interessi? Come intende evitarlo?

“La Regione Sardegna è il primo datore di lavoro dell’isola: sarebbe ridicolo pensare che tutti quelli che operano in un’azienda che ha rapporti di servizio con la Regione non possano fare attività politica, tanto più quelli che hanno dato vita ad aziende pluripremiate per innovazione e impatto sociale. Franco Contu sarà segretario di ProgRes fino al congresso di dicembre e ha già annunciato al partito che non intende ricandidarsi, così come non è candidato alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, dove il conflitto di interesse ha ben altri interpreti”.

4)Lei ha una visibilità nazionale di cui nessun altro candidato gode e, presumibilmente, godrà. C’è chi osserva che per avere spazi di questo genere occorre il sostegno di poteri forti e finanziamenti importanti. Chi c’è dietro di lei?

“La mia candidatura alla presidenza della regione è un dato giornalisticamente rilevante per via del mio successo editoriale e delle tante traduzioni dei miei libri. La stampa italiana sta dando prova di questo interesse, ma arrivano richieste anche da parte di giornalisti esteri che vogliono seguire la nostra insolita campagna elettorale, attratti anche dal metodo dei processi partecipativi. I poteri forti evidentemente stanno altrove: non è Michela Murgia che nomina presidenti di fondazioni bancarie, non è Sardegna Possibile che si siede al tavolo dei grandi industriali per stringere accordi pre-elettorali e non sono i nostri candidati ad avere così tanti soldi da dover spiegare ai giudici come li stanno usando. I nostri candidati si stanno quotando personalmente per sostenere le spese della campagna e molti sardi per fortuna hanno scelto di sostenerci. Voglio cogliere l’occasione per ringraziare anche i molti artisti che, conoscendo le nostre poche risorse, hanno messo a disposizione di Sardegna Possibile le loro opere da mettere all’asta o le loro performance per animare le attività di autofinanziamento”.

5)  Qual è il suo reddito? Cioè: nel caso di vittoria elettorale e di un suo insediamento al governo della Sardegna, avrà maggiori guadagni? E, comunque, quale ritiene che sia il giusto corrispettivo economico per la retribuzione del ruolo di governatore?

“È difficile immaginare che qualcuno possa guadagnare più di un consigliere regionale; ecco perché nel 2011 mi sono battuta perché diminuisse la loro retribuzione, anziché il numero dei seggi. Il mio reddito personale è alto: da presidente della regione prenderei meno di quello che guadagno certi mesi come scrittrice affermata. Tuttavia all’atto della candidatura ho stabilito sin da subito, senza alcuna certezza di essere eletta, di subire il danno economico che mi deriva dall’interrompere per tanti mesi l’attività professionale. Per molti degli attuali consiglieri questo atto di disinteresse non è stato necessario: o non facevano alcun mestiere oppure fanno politica da talmente tanto tempo che il loro mestiere nel frattempo è diventato quello”.

6) Secondo lei Il Pd e il Pdl sono davvero “uguali”. Considera ‘uguali’ anche i rispettivi elettorati?

“Per me non esiste un elettorato Pd o un elettorato PdL: esistono solo i sardi e il loro benessere collettivo. Alcuni votano per appartenenza storica, ma questo è sempre meno vero. Altri votano per amicizia o per ripagare un favore, molti votano per protesta e troppi non votano affatto. In questi anni ci si è affidati a politici che promettevano interventi straordinari dall’Italia o dall’Europa col risultato che la disoccupazione è aumentata, la scolarizzazione diminuisce, i trasporti sono fermi, le riforme sono assenti e tutte le decisioni importanti per la Sardegna vengono prese altrove senza tenere in nessun conto l’interesse vero della nostra terra. Oggi chi vuole il cambiamento ha una grande possibilità: possiamo finalmente rompere le catene della dipendenza che hanno impedito il nostro sviluppo in tutti questi decenni”.

7) Nel caso in cui dopo le Regionali si presentasse la possibilità di un vostro ingresso in una maggioranza, ovviamente a determinate condizioni, lo prendereste in considerazione o escludete fin d’ora questa possibilità?

“La legge elettorale che il consiglio regionale attuale ha approvato è costruita proprio per fare in modo che certe maggioranze si possano costituire dopo le elezioni a dispetto del risultato delle urne. I burocrati di partito stanno già facendo i conti di quali alleanze siano convenienti in caso di ingresso in consiglio con piccole percentuali. Non è il nostro caso. La maggioranza a cui Sardegna Possibile punta è quella dei sardi che andranno a votare, non quella dei consiglieri che si accorderanno dopo. Se non dovessimo ottenere la massima fiducia delle urne non avrei nessun problema a fare politica all’opposizione. Posso garantire sin d’ora agli elettori che, a differenza di chi è arrivato secondo alle ultime elezioni, noi in consiglio regionale a dare battaglia ci andremo tutti i giorni”.

8) Il suo partito, ProgReS, alle precedenti Politiche ha votato “bollino nero”, cioè ha annullato il voto. Nel caso in cui si arrivasse a elezioni nazionali anticipate, “Sardegna possibile” come si regolerebbe? Presenterebbe una sua lista? Valuterebbe la possibilità di allearsi con altri in campo nazionale? Non darebbe alcuna indicazione o, come fece “Progres”, suggerirebbe di annullare il voto?

“Il nostro progetto ha testa e piedi in Sardegna, a differenza di altri soggetti politici, non ha intenzione di utilizzare la nostra terra come trampolino di lancio verso la politica italiana. Inoltre in questa domanda mi si danno ruoli che non possiedo. La politica di ProgRes è decisa dagli attivisti e la porta avanti il suo segretario eletto, non Michela Murgia. Sardegna Possibile dal canto suo non è un partito politico, ma una coalizione di tre liste totalmente concentrata nella soluzione dei problemi della Sardegna. Qualunque altro scenario non rientra negli scopi per cui ci siamo costituiti e la scelta di votare a qualunque elezione per qualunque soggetto resta un atto personale, indipendente dal fatto di sostenere Sardegna Possibile alle prossime regionali”.

9) Cosa dice rispetto al fatto evidente che se l’indicazione di ProgReS fosse stata seguita massicciamente a livello nazionale dagli elettori del centrosinistra Silvio Berlusconi avrebbe vinto le elezioni e oggi forse non solo non sarebbe un senatore decaduto ma potrebbe essere al Quirinale?

“Se stiamo ancora parlando di Silvio Berlusconi non dipende certamente dalle scelte di ProgReS in Sardegna, ma dagli accordi vergognosi tra Pd e Pdl che a Roma si sono fatti beffe degli elettori dell’una e dell’altra parte. Il bollino nero era un gesto simbolico, la certificazione fisica dell’irrilevanza del voto dei sardi nello scenario politico italiano. Davanti alle cosiddette larghe intese direi che la stima di quell’irrilevanza non era così sbagliata: sia chi ha votato il centrosinistra che chi ha votato il centrodestra si è comunque ritrovato davanti al grande inciucio trasversale. È stata un’esperienza utile: molti sardi hanno capito che certe contrapposizioni sono solo apparenti e che forse è giunto il momento di scegliere con criteri diversi dal filoberlusconismo o dall’antiberlusconismo”.

10) Nel presentare la coalizione ha indicato le due donne che guideranno la lista degli amministratori e quella civica: Valentina Sanna, ex presidente dell’assemblea regionale del Pd, e Romina Congera, ex assessore al Lavoro della prima giunta Soru. Non teme che “Sardegna possibile” diventi l’approdo dei delusi del centrosinistra che cercano una nuova collocazione?

“Non abbiamo alcuna preclusione verso persone che hanno ben amministrato o che non hanno responsabilità dirette nella cattiva amministrazione degli ultimi vent’anni di governo regionale e non preferiamo a priori un’area politica piuttosto che un’altra. Romina Congera, che era precaria prima di fare l’assessore e precaria è tornata a essere dopo aver terminato l’incarico, non ha ruoli politici né tessere da quattro anni. Valentina Sanna ha dimostrato chiaramente di saper criticare le logiche di spartizione del partito in cui ha militato. Se ciascuna di loro avesse voluto trovare una sistemazione comoda avrebbe potuto trovarla agevolmente stando dov’era. Aver corso il rischio di far nascere un’esperienza nuova come Sardegna Possibile, un soggetto che non ha il potere di promettere nulla a nessuno, fa onore al loro coraggio e alla loro voglia di rimettersi in gioco”.

11) Per saggiare la reale volontà dei vari ex che si sono avvicinati a voi di collaborare con spirito di servizio, avete provato a chiedere loro di ’stare fermi un giro’, cioè di non candidarsi?

“Candidarsi non è una specie di premio, una cosa ambita da concedere con parsimonia. Invece è una rogna costosa e faticosa e richiede molta disponibilità di tempo da sottrarre al lavoro e alla famiglia senza la minima certezza di ottenere un risultato. Ci si espone a critiche e anche a calunnie e si deve chiedere fiducia a un elettorato che non si fida più di nessuno. Chi accetta l’invito a fare tutto questo in una coalizione nuova come la nostra sta già dimostrando tutta la buona fede che serve. Fatico a comprendere il motivo per cui qualcuno che si avvicina per lavorare con noi dovrebbe dimostrare buona fede non candidandosi”.

12) Ha annunciato che presenterà la sua squadra di governo ben prima delle elezioni Regionali. Quando? Ci può indicare la data?

“A dicembre, prima di Natale”.

13) Nel caso in cui “Sardegna possibile” non dovesse superare lo sbarramento del 10 per cento, cosa ne sarà? Continuerete a lavorare oppure ognuno se ne andrà per conto suo a meno che non voglia entrare a far parte di “ProgReS”?

“Anche senza dare retta ai numeri confortanti dei sondaggi, è proprio il fatto che misuro ogni giorno la grande voglia di partecipazione dei sardi alla politica a farmi pensare che Sardegna Possibile ha la concreta possibilità di ottenere la vittoria. L’entusiasmo che sto incontrando non andrà disperso: Sardegna Possibile ha tutte le potenzialità per dare vita a un laboratorio politico permanente. Le persone e i soggetti politici che se ne sentiranno parte potranno decidere di darle un’altra natura in qualunque momento, ma questo futuro dipende da loro, non da me”.

14) L’attuale sistema elettorale regionale non prevede il ballottaggio. Potrebbe accadere che, a causa della frammentazione delle opposizioni, il centrodestra torni a vincere con meno del 30 per cento dei voti, nonostante le attuali opposizioni, nel loro insieme, arrivino a prendere il restante 70 per cento. Una situazione paradossale. Per voi è indifferente o avete fatto dei tentativi per arrivare a unificare in qualche modo le opposizioni. E, in tal caso, quali?

“Lo scopo di un progetto politico di cambiamento come Sardegna Possibile deve essere quello di governare bene la Sardegna e portarla fuori dalle secche della dipendenza da interessi esterni. Per questo a me appare riduttivo l’obiettivo di battere il centrodestra o il centrosinistra: la politica non è una gara di autoscontri. Occorre avere il coraggio di sovvertire un certo modo di occuparsi della cosa pubblica che è trasversale a tutto l’apparato burocratico dei partiti tradizionali. Non mi interessa venire a patti con chi crede che l’unico modo di fare politica sia quello di accordarsi su quante poltrone di consigli di amministrazione spettano a te e quanti direttori ASL spettano a me. L’obiettivo è unificare i sardi intorno a un progetto che li rappresenti, non unificare i capibastone dei vecchi partiti”.

15) Il Movimento 5 Stelle non pare avere un leader in Sardegna, ma ha comunque un seguito considerevole. Più volte avete flirtato reciprocamente, nel senso che vi siete trovati vicini in iniziative sul territorio, come ad Arborea. Hai mai parlato a quattr’occhi con Beppe Grillo o Casaleggio per chieder loro di andare a braccetto insieme alle Regionali? Ha provato a farlo? Ha intenzione comunque di farlo ?

“Non ho mai pensato neanche di farlo. Un progetto come Sardegna Possibile dialoga con tutti i sardi, anche con chi si sente rappresentato dai nuovi percorsi di protesta, ma non apre confronti con soggetti decisori esterni all’isola, che si trovino a Roma, ad Arcore, a Genova o a Milano. Il confronto con i sardi del Movimento cinque stelle è sempre aperto, ma noi ci rivolgiamo ai singoli, non ai simboli”.

16) Da quanto tempo lei è indipendentista? perché risulta che nel 2007 lei fu la presidente del comitato “Si puo’ fare” che sosteneva la campagna di Mario Adinolfi 2007 per la segreteria nazionale del Partito democratico.

“Mi fa piacere che qualcuno conservi memoria del fatto che la politica la faccio da anni, non da ieri mattina. Come quasi tutti gli indipendentisti, anche io non mi sono svegliata indipendentista nella culla. Lo sono diventata dopo un percorso in cui ho saputo mettere in discussione certe mie vecchie convinzioni. All’epoca credevo, come altri continuano a fare, che l’orizzonte riformista in cui mi riconoscevo potesse trovare casa nel centrosinistra e che lo strumento delle primarie potesse essere un’esperienza di maggiore partecipazione civica in cui anche il destino dei sardi avrebbe potuto avere il suo spazio. Mi sbagliavo. Furono invece la circostanza in cui compresi con irrevocabile chiarezza che la Sardegna, la mia terra, aveva bisogno di strumenti molto diversi per poter costruire un futuro di autodeterminazione. Per desiderare la libertà devi prima realizzare consapevolmente che sei nato in gabbia”.

17) Come valuta il fatto che praticamente tutte le forze già esistenti dell’area indipendentista, sovranista, sardista – la chiami come vuole – non aderiscono al suo progetto?

“Il progetto Sardegna Possibile si è presentato da subito come aperto, sulla base di un accordo comune tra indipendentisti e chi indipendentista non era. Agli indipendentisti in particolare abbiamo chiesto tre cose ragionevolissime: 1) accettare di fare un pezzo di strada insieme a chi, pur non indipendentista, riconoscesse il diritto dei sardi all’autodeterminazione. 2) rinunciare alla polverizzazione delle sigle per costituire un’unica lista che li vedesse uniti. 3) che i vecchi leader facessero un passo indietro a vantaggio dei giovani del loro partito. Sulla base di queste richieste molti indipendentisti senza sigla si sono avvicinati al progetto e stanno lavorando con noi. Quelli che non lo hanno fatto avranno le loro ragioni, ma non spetta a me valutarle: lo faranno gli elettori.

18) Lei ha sempre affermato di essere indipendentista, ma la sua presenza alle iniziative di quest’area è apparsa saltuaria. Per esempio, come mai non ha preso parte alla grande manifestazione del 7 novembre 2012, a Cagliari, dove erano presenti tutti i maggiori leaders indipendentisti-sovranisti-sardisti? E quali sono i suoi rapporti con loro? Facciamo alcuni nomi: Gesuino Muledda, Paolo Maninchedda, Gavino Sale, Franciscu Sedda.

“L’essere indipendentista per fortuna non si misura dal numero di indipendentisti con cui ci si accompagna, ma il fatto che molti ne siano convinti spiega forse perché si frequentino prevalentemente tra di loro. A parte questo, va detto che io non sono né sono mai stata il leader di alcun partito indipendentista. Mi onoro invece di essere stata candidata da un partito che a sua volta non ha leader, ma un segretario e due presidenti democraticamente eletti che rappresentano Progres nelle sedi che ritengono significative o utili: il 7 novembre 2012 a Cagliari era una di queste”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...