Dopo le primarie la guerra nel PD diventerà «totale»

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I tanti simpatizzanti del PD si preparino alla guerra «totale»:

  1. D’Alema & C. metteranno a dura prova la credibilità e la resistenza di Renzi. Non appena il sindaco di Firenze sarà eletto segretario nazionale la macchina dell’autolesionismo inizierà ad erodergli il forte consenso che vanta oggi. Troppe le distanze e disarmante l’incultura della sconfitta politica. Al di là del fatto che meriti o meno di essere stoppato.
  2. Matteo Renzi si lancerà all’attacco di Enrico Letta con l’unico obiettivo di ottenere la Presidenza del Consiglio, approfitterà delle difficoltà di un Governo di larghe intese, sfrutterà la fomentazione mediatica (di tendenza) del Movimento a 5 Stelle al fine di far vacillare l’immagine e il consenso del Presidente del Consiglio e dei suoi ministri.
  3. Enrico Letta non starà a guardare e con la clausola della ragion di Stato, supportato dal presidentissimo Napolitano, farà sempre compiere scelte controvoglia (il caso Cancellieri insegna) ad un soggetto politico dilaniato dalla mancanza di un’identità forte e volto per sua natura a inseguire la tendenza (politica) del momento (Berlusconi prima, M5S oggi).
  4. Un leader piacione per un partito che vorrebbe essere piacione ma non ci riesce. Vorrebbe piacere ai moderati che votano il centrodestra e allo stesso tempo al proprio popolo. Vorrebbe essere come Renzi ma non ne ha la stoffa. In fondo il gruppo dirigente capeggiato da D’Alema ha cercato per vent’anni di proporsi come fa oggi Renzi e ora si difende dando parvenza di essere di sinistra.
  5. Poniamo che il correntone D’Alema chieda alle prossime elezioni europee l’adesione al Partito Socialista Europeo, la parte più centrista del PD come reagirà? Il giovin segretario sarà in grado di sbrogliare la matassa?
  6. Se è vero che tra i due litiganti il terzo gode potrebbe anche accadere che tra un Renzi  destinato a perdere consenso (una volta raggiunto l’apice) e un D’Alema che non può più vincere ma può sempre riuscire a far perdere abbia la meglio proprio il Presidente del Consiglio. Siamo sicuri che la nascita della Terza Reppublica, evidentemente post-berlusconiana, non possa portare a una vasta coalizione-alleanza di moderati che spazierà dai pentiti ex-dalemiani che non sopportano Renzi fino ai Casini, agli Alfano e ai Cicchitto?
  7. A questo punto la sfida sarebbe tra lo schieramento moderato, che si autodefinirà “il partito del buon senso”, e tutti gli altri: Renzi e i resti del PD (quello tendenzialmente giovane), D’Alema e la sinistra, la destra della Meloni e degli Alemanno, la Lega Nord, il M5S.

Questo è uno dei tanti scenari possibili. Con Renzi che rimane con il cerino in mano.  Conviene comunque pensare le primarie del prossimo 8 dicembre come una delle tappe iniziali di una sfida per la pole position finalizzata alla prima fila della Terza Repubblica. A gomiti alti e gambe tese.

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