La politica vista da Cagliari, Vito Biolchini: Non serve un candidato, serve un’alleanza! Invece, in pieno marasma, si rifanno i nomi di Siddi, Pigliaru, Mastino e… Mazzella!

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Dal capo di sopra è molto interessante percepire l’angolatura delle analisi dei cronisti e degli analisti politici che vivono a Casteddu. Quello che segue è un post di un blog molto frequentato, credo il più visitato della Sardegna, il cui autore è il giornalista Vito Biolchini. (Link del post)

Viene prima l’uovo o la gallina? Per sperare di imporsi alle prossime elezioni regionali è necessario trovare innanzitutto un candidato presidente vincente oppure occorre prima formare una solida alleanza politica? Io sto con la gallina.

Il caso Barracciu dimostra che il candidato non fa necessariamente l’alleanza, anzi può anche distruggerla. Se le primarie hanno legittimato l’europarlamentare, soprattutto la condotta politica susseguente all’arrivo dell’avviso di garanzia ha reso improponibile questa candidatura.

Il caso Soru dimostra invece che anche il leader più carismatico alla lunga non può fare a meno di una maggioranza coesa, politicamente coerente. Oggi in Sardegna di figure carismatiche in grado di appianare contrasti politici di ogni tipo non ce ne sono, perché se ci fossero state (visto che tutti le stanno cercando a pietre sollevate) sarebbero saltate fuori; e quindi non è il caso di perdere ulteriore tempo.

Né si può ignorare che l’ipotesi di don Ettore Cannavera presidente non ha mai convinto consistenti settori dello schieramento progressista, così come la proposta di Gavino Sale di candidare Gigi Riva dopo due giorni è già finita nel dimenticatoio.

Quindi la cosa peggiore che si possa fare è pensare che si possa uscire da questa incredibile crisi (perché alla presentazione delle candidature manca poco più di un mese) proponendo un nome in grado di mettere tutti d’accordo: d’accordo su che cosa, poi? Su quale programma? Su quali valori condivisi?

Invece i partiti (che hanno fiutato l’imminente fine della candidatura Barracciu) hanno ripreso a manovrare furiosamente alla vecchia maniera, pensando che chi tira fuori il nome vincente alla fine possa essere avvantaggiato davanti agli elettori.

Così si fanno di nuovo i nomi del presidente della Federazione Nazionale della Stampa Franco Siddi (da sempre un pallino del senatore di Sel, Luciano Uras), c’è chi pensa all’economista ed ex assessore alla Programmazione della giunta Soru Francesco Pigliaru, mentre settori centristi corteggiano il rettore dell’Università di Sassari Attilio Mastino, ed alcuni volenterosi del Pd (a dimostrazione dello stato di confusione in cui versa il partito in Sardegna) sono andati a proporre la candidatura nientemeno che all’imprenditore, ex editore di Sardegna Uno e attuale presidente della Banca di Credito Sardo, Giorgio Mazzella. A bellu puntu, verrebbe da dire.

No, cercare il nome adesso non ha senso: perché non esiste ancora un progetto che questo nome dovrebbe rappresentare. Perché, parafrasando il poeta, non esiste la “formula che mondi possa aprirti”. Quindi ciò che ora dobbiamo dire è solamente “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.

Non vogliamo candidati inquisiti o condannati. Non vogliamo candidati calati dall’alto come se niente fosse dal Matteo Renzi di turno. Non vogliamo un programma che non parta dalle esigenze della Sardegna, e cioè che sia la semplice articolazione di una visione tutta italiana della crisi. Non vogliamo una classe politica che ha gestito il vecchio modello di sviluppo. Non vogliamo la riproposizione di una politica di stampo autonomistico, perché l’autonomia è morta. Non vogliamo un progetto politico che non dia ai sardi la responsabilità del loro futuro. E con i “non vogliamo” mi fermo qui.

Invece che cercare nomi, le forze politiche che dichiarano di non volere la Barracciu dovrebbero avere il coraggio di incontrarsi e di cercare di imbastire una minima linea comune da contrapporre a quella che il Pd (ormai senza più alcuna autorevolezza) cercherà comunque di imporre a tutti dopo essersi liberato dell’ingombrante candidatura uscita dalle scombinate primarie dello scorso 30 settembre.

Perché per vincere le elezioni non basta avere un candidato non inquisito ma occorre innanzitutto una alleanza ampia, coesa, capace di condividere alcuni punti programmatici forti e innovativi. Basta con i leader da seguire a tutti i costi: soprattutto se leader non sono.

Prima questi tre-quattro punti programmatici verranno definiti e resi pubblici, più facile sarà sia creare uno schieramento alternativo al Pd nel caso (assai remoto ormai) in cui la Barracciu dovesse continuare ad essere proposta per la presidenza della Regione, sia resistere alla pretesa del Partito Democratico di imporre un suo nuovo candidato come se niente fosse.

Chi avrà la forza e l’autorevolezza di convocare tutte le forze che affermano di volere pulizia e rinnovamento?

Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo: codesto solo dobbiamo dire. Ma in fretta però. È il premio Nobel Eugenio Montale che ci invita a farlo.

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

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