Casaleggio: “Enrico Letta è più intelligente di Matteo Renzi” (Wow!)

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Gianroberto Casaleggio piomba a Roma. I suoi non lo sanno, i responsabili della comunicazione vengono avvertiti con qualche manciata di ore d’anticipo. Chiacchiere informali: si parla delle situazioni locali dei meetup, delle battaglie in corso tra Restitution day e lotta contro le lobby, della situazione politica attuale.

È lì che, come riferiscono alcuni dei presenti, arriva il giudizio tagliente: “Enrico Letta è più intelligente di Matteo Renzi, potrebbe tagliarlo fuori. E il sindaco di Firenze lo sa, per questo vuole andare al voto subito”. Così Casaleggio spiega che occorre tenersi pronti, che a gennaio arriverà in Parlamento la legge elettorale e il Movimento dovrà aspettarla al varco con una sua proposta, da far vagliare agli attivisti tramite il portale.

Ma il leader del M5s non è arrivato a Roma per parlare di politica. È la comunicazione ad attirare il suo interesse, quella interna e quella esterna. Qualcosa in questi mesi non ha funzionato nello staff. Funzionano male i vasi comunicanti tra Camera e Senato e occorre riorganizzarsi.

Una pattuglia di senatori ha chiesto di confrontarsi con lui. Verso le 15.30 la stanzetta della capogruppo Paola Taverna (“Io stavo al presidio davanti al ministero dell’Economia, nemmeno sapevo che veniva”, giura lei) si riempie con una quindicina di onorevoli tra i più critici. Sollevano il problema delle tante, troppe, divisioni nelle realtà locali, che minano l’unità e l’armonia del Movimento. Sollevano l’annoso problema dei post del blog che arrivano senza il benché minimo coordinamento con quello che succede a Roma.

Tra i presenti alla riunione c’era anche quel Luis Orellana additato su beppegrillo.it come un “piccolo Scilipoti”. È stato Orellana a incalzarlo sulla necessità di valutare proposte e offerte degli altri partiti. Qualcuno dei suoi colleghi ha sbuffato, Carlo Martelli si sarebbe addirittura allontanato polemico dalla stanza. Ma il co-fondatore da quell’orecchio non ha voluto sentirci: “Il Pdl si è spaccato, come anche Scelta Civica. Se voi foste stati veramente dissidenti sareste già usciti”.

Se alcuni dei cosidetti dissidenti si lamentano per i “dieci minuti scarsi che ci ha dedicato”, resta comunque il fatto che i più critici non hanno voluto spingere sull’acceleratore, non prendendolo di petto sui temi più spinosi. “Era molto sfuggente – spiegano – non è stato possibile”

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